• News

La nuova Italia, l’Italia giusta che con PD vogliamo realizzare, guarda all’Europa come nuova sfida. Siamo da sempre europeisti, ma siamo convinti oggi che all’Europa serva parlare non solo di austerità, ma di crescita, di lavoro, di investimenti, di innovazione.

Vogliamo rilanciare la prospettiva degli Stati Uniti d’Europa, una prospettiva politica comune che rafforzi l’Unione e freni i populismi e le istanze antieuropee, a partire proprio dalle elezioni di casa nostra.

È la direzione di lavoro confermata dall’incontro dei leader progressisti europei che si è svolto ieri a Torino, che ha lanciato l’agenda dei progressisti per l’UE. Un’agenda che vuole superare la gestione esclusivamente monetaria delle politiche comunitarie: che senso ha condividere le politiche monetarie e non le politiche economiche?

In questi anni si è continuato a pensare, spesso con risultati limitati, alle necessità di riforme di ciascun paese, senza impegnarci nella direzione di un europeismo progressista. É questa invece la sfida che abbiamo davanti, quella che Roberto Gualtieri ha definito una “civilizzazione del capitalismo su base europea”.

Mi ritrovo nelle parole di Gualtieri, ci vedo la stessa spinta che ha mosso le scelte del sindacato tessile italiano ed europeo, che ho guidato dal 2001, scelte condivise con il sistema delle imprese, per difendere e valorizzare la moda italiana e il made in Italy.

Abbiamo sempre sostenuto che l’UE è l’unico ente sovranazionale che ha la storia, la credibilità, la forza diplomatica e politica per proporsi come esempio, modello e guida per i percorsi dell’economia globale. L’unico soggetto capace di valorizzare e immettere nella propria azione politica (e nelle regole del commercio internazionale) il rispetto dei diritti sociali, ambientali, del lavoro, umani.

L’Europa è il soggetto del mondo globale che più di ogni altro può essere modello di sviluppo positivo ed etico, di benessere e solidarietà.

L’ha scritto benissimo oggi Scalfari su Repubblica: “Non abbiamo molto tempo per far nascere l’Europa politica. L’economia globale prevede confronti tra continenti. L’Europa ha più di mezzo miliardo di abitanti , possiede un’antica ricchezza, un alta vocazione tecnologica e scientifica. È bagnata da tre mari e confina con l’Asia e con l’Africa. Ha una forza potenziale enorme, l’Europa, ma diventerà del tutto irrilevante se continuerà ad essere sgovernata da una confederazione di stati con una moneta comune usata da poco più della metà di essi. Abbiamo a disposizione non più di una decina di anni di tempo per arrivare a quel risultato e, poiché si tratta d’un percorso fitto di ostacoli, occorre intraprenderlo da subito. Non è un obiettivo che viene dopo gli interessi nazionali perché è esso stesso un interesse nazionale e non può essere accantonato o timidamente sostenuto. L’Europa deve diventare uno Stato con il suo bilancio, un suo governo, un suo Parlamento, una sua Banca centrale. Per ora ci sono soltanto timidi abbozzi dai quali emerge soltanto un Consiglio intergovernativo che decide solo all’unanimità o con maggioranze altissime dell’80 per cento. Se resteremo in queste condizioni, tra dieci anni saremo solo una memoria nella storia culturale del pianeta. E nulla più.”

Noi democratici su questo non abbiamo dubbi. Siamo l’unica forza politica italiana che ha una casa europea: una visione comune, un sistema di alleanze forte e radicato, una prospettiva di Europa politica chiara e condivisa. É l’unica prospettiva che può restituire forza all’identità europea, oggi indebolita da un dibattito schiacciato tra l’Europa rigorista dei tecnici e l’antieuropeismo populista di Grillo e Berlusconi.

L’iniziativa di Torino rilancia allora la nostra sfida agli avversari politici, in Italia e in Europa: sul rigore siamo tutti d’accordo, ma a noi non basta. Noi vogliamo condividere le scelte per lo sviluppo, e che sia uno sviluppo etico. Vogliamo gli Stati uniti d’Europa, per un’Unione che sia davvero forte e influente nel mondo. Vogliamo che l’Europa sia sempre più Unione dei e per i cittadini, e siamo favorevoli a far partecipare gli elettori alla scelta del Presidente Europeo.

Noi vogliamo costruire una cultura europea che faccia sentire tutti a casa propria, una casa forte, protetta, ascoltata, protagonista dello sviluppo e della democrazia globale.

Questo è il nostro modello. Questa la nostra sfida, anche ai nostri avversari. Per noi più Europa significa lavorare con l’ideale di un futuro più giusto in testa e la concretezza della fisicità quotidiana tra le mani.