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Stamani ero all’incontro di “Se Non Ora Quando?”, per il culmine dell’iniziativa messa in campo per queste elezioni: una serie di interviste a donne di tutte le età e professioni che in qualche settimana è riuscita a raccontare egregiamente la difficoltà di essere donna in questo paese.

Non servivano conferme al nostro disagio, lo sentiamo tutti i giorni, ma a fugare ogni dubbio è arrivato il cappello del solito, pietoso Berlusconi. La scena di ieri ci ha ricordato quanto sia difficile la strada da percorrere, quanto siano ancora legittimati gli episodi di pochezza umana e culturale che costellano la vita delle donne italiane. I contributi di “Un paese per donne – le parole per dirlo” raccontano le offese e i desideri, gli ostacoli e i risultati che le donne italiane raggiungono ogni giorno.

Questo progetto è riuscito perchè è stato sincero. E questa sincerità brutale appare anche dalla sintesi fatta magnificamente da Francesca Comencini per l’apertura del nostro incontro di oggi:

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Ritrovandoci, abbiamo tracciato il percorso fatto, e in effetti è stato proprio un bel percorso.

Siamo partite che già sapevamo dove volevamo arrivare, e ora siamo in mezzo alla battaglia. Il disagio ora ha una forma, ora può condizionare un nuovo punto di vista collettivo, ora può proporre soluzioni politiche pragmatiche: conciliazione dei tempi tra lavoro e vita, congedi di maternità e paternità, un sistema decente di asili nido, incentivi al lavoro femminile, flessibilità di orario lavorativo, leggi contro la violenza sulle donne…

Io sono tra quelle che dovrà portare queste istanze dentro alle istituzioni. È insieme una responsabilità e una gioia, e spero di essere degna della fiducia che molti hanno riposto in me.

Da dentro al Senato, continuerò a promuovere la nostra dolce ribellione, perché presto l’Italia possa guardarsi e scoprirsi un paese per donne.