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(La sintesi del mio intervento oggi a Monza, al convegno nazionale del PD su innovazione, internazionalizzazione e made in Italy)

 

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Il made in Italy è la cornice che definisce il nostro passato e dentro la quale possiamo ritrovare il filo per raccontare e costruire il futuro, per ritrovare il senso di noi stessi e il nostro posto nel mondo.

Non è una questione che riguarda pochi marchi o settori elitari, ma che investe molti ambiti strategici della nostra identità produttiva e culturale: dalla moda all’agricoltura e all’agroindustria, dalla cultura al turismo, dalla tutela del patrimonio artistico ai paesaggi e alle bellezze naturali.

La globalizzazione, l’apertura dei mercati, l’impatto crescente delle tecnologie hanno portato ad una cronica difficoltà del nostro sistema produttivo di stare in modo positivo nella competizione. Ma se guardiamo al Trade Performance Index (Tpi) dell’Unctad/Wto, basato sui risultati concreti ottenuti sui mercati, scopriamo che l’Italia nel 2010, valutando le imprese che già stanno sui mercati internazionali, è seconda per competitività dietro la Germania. Siamo insomma in grande crisi, ma abbiamo grandi esempi da seguire, come quelli delle filiere del made in Italy. Servono ora riforme di prospettiva e investimenti mirati. Il governo deve tornare ad assumersi la responsabilità di guidare le scelte di politica industriale, di definire indirizzi strategici cui collegare misure di stimolo e incentivo: occorre puntare sul rilancio dell’industria manifatturiera di qualità e innovativa, premiando gli investimenti su ricerca, formazione e innovazione, su tecnologie e digitale, su sostenibilità etica ed ecologica come fattore sistemico competitivo. Dobbiamo tornare a guardare con fiducia ai mercati internazionali, dove l’Italia deve stare con una rinnovata forza competitiva, svolgendo un ruolo promotore di regole e diritti per cittadini e lavoratori in tutto il mondo.

É una sfida non solo italiana, ma europea, perché l’Europa è il soggetto del mondo globale che più di ogni altro può essere modello di sviluppo positivo ed etico. La nuova politica industriale, se costruita sul modello del made in Italy, non può che trovare nella tracciabilità una priorità decisiva. La tracciabilità e l’etichettatura obbligatoria garantiscono produttori e consumatori e valorizzano le filiere del made in Italy, che esprimono una cultura fondata su qualità, inventiva e stile e sono caratterizzate dalla forte presenza di piccole e medie imprese, da spirito innovativo, fine capacità artigianale e alta professionalità di lavoratrici e lavoratori, rispetto dell’ambiente.

La tracciabilità è poi uno degli strumenti di contrasto alla contraffazione, insieme all’inasprimento dei controlli e ad una parallela azione culturale e informativa che faccia conoscere i danni e la pericolosità del falso. L’industria del falso produce un valore annuo di 7 miliardi di euro, fa perdere 5 miliardi di gettito fiscale, occupa 130mila addetti. Abbigliamento e accessori, alimentari e audiovideo sono i settori più colpiti, ma anche materiale elettrico, ricambi auto, gioielli, medicinali. É una priorità che va affrontata con decisione, ancora una volta coniugando misure nazionali e comunitarie, come parte integrante di una politica di apertura dei mercati che interpreta la globalizzazione come processo che offre straordinarie opportunità quando basato su regole, reciprocità, trasparenza. Politica industriale, etica, lavoro, tracciabilità, lotta all’illegalità, ruolo dell’Europa e nuova forza competitiva dell’Italia: riflettendo sul made in Italy emerge un programma per il futuro del Paese.

Il made in Italy non è solo una serie di prodotti, ma un sistema di valori. Chi osserva, consuma, acquista un prodotto made in Italy sceglie di condividere con noi un pezzo di noi stessi, sceglie un po’ di Italia per arricchire la sua vita.

Ecco perché per noi del PD il made in Italy è un settore industriale ma soprattutto una direzione di crescita e di sviluppo per il futuro di tutti. Ecco perché mi è capitato di parlare del made in Italy come un sogno: un sogno che già esiste e che dovremo rilanciare, una componente naturale dell’Italia giusta che il PD vuole costruire.