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Nessuno poteva immaginare una tal furia distruttrice interna al Pd, verso il proprio Partito. E invece ieri è accaduto che un quarto dei nostri grandi elettori ha deciso di liquidare, vigliaccamente, quel che restava di un partito già in difficoltà dal giorno delle elezioni politiche e gravemente ferito da giovedì scorso.

Dopo la scelta, almeno questa a viso scoperto, di alcuni democratici di non votare Marini, il tradimento a sangue freddo nei confronti di Prodi conferma che gli interessi personali per alcuni di noi sono più importanti del Paese.

Chi ha deciso di ignorare le indicazioni del Partito ha “liquidato” due personalità del PD, due fondatori, ed ha distrutto ogni forma di solidarietà interna al Partito, tradendo il voto della nostra assemblea, che aveva indicato Marini a maggioranza e Prodi all’unanimità, perfino con standing ovation.

Non mi sfugge, è evidente, che la gestione del dopo voto, fino a queste ore, da parte del gruppo dirigente avrà bisogno di un’analisi profonda e di un giudizio complessivo. Il tema è apertissimo e dopo l’elezione del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio, diventerà dominante.

Dirò la mia in piena autonomia. Chi ha fatto per quarant’anni la sindacalista non può mai fuggire dalla realtà e dall’assunzione di responsabilità. È una differenza sostanziale con chi è cresciuto in “batteria”, sempre all’ombra di qualcuno, abituato a dire si o a tramare in segreto.

Per ora voglio ribadire che quello che è successo è solo e soltanto distruttivo, perché una comunità sta insieme essenzialmente su due presupposti: la comunione di intenti strategici che fondano l’appartenenza e il rispetto delle regole della sua vita interna. Se anche solo uno di questi pilastri si crepa, la comunità si dissolve. E negli ultimi due giorni sono andati in frantumi entrambi, per le scelte scellerate di chi avrebbe dovuto esercitare una responsabilità e ha preferito giocare allo sfascio.

Proprio la responsabilità, e proprio da quei componenti della comunità, come i parlamentari, che più avrebbero dovuto difenderla, è andata a farsi benedire nelle passate quarantotto ore. E tutto, come logica conseguenza, è saltato per aria. Spero di essere chiara su questo aspetto. Se non siamo convinti della centralità di questo tema e lo derubrichiamo a problema secondario, allora la stessa discussione che ci aspetta su tutto quanto si è fatto dal giorno dopo le primarie che hanno eletto Bersani fino ad oggi diventerebbe un’esercizio di stile.

Invece la responsabilità deve essere il punto da cui ripartire, ritrovando visione comune e rispetto delle regole. Qualcuno ha distrutto la comunità del PD, qualcuno pensa che il PD sia finito. Io non sono d’accordo. Io credo che abbiamo ancora un futuro e che dobbiamo lavorare sodo per ricostruirlo, ritrovando e rilanciando le ragioni di fondo che resero necessario, per il futuro di questo Paese, dar vita ad un grande partito nuovo, di centrosinistra, autenticamente riformista, in sintonia con la società del nuovo millennio e non con lo sguardo rivolto al novecento, ma traendo da lì il meglio delle culture politiche che l’hanno attraversato ed in grado di candidarsi credibilmente a governare l’Italia.