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Abbiamo finalmente un governo, che inizia appena il suo cammino.

Faccio gli auguri ad Enrico Letta, che ha accettato un compito difficile, assumendosi la responsabilità di guidare un esecutivo di “servizio”, che dovrà dimostrare sul campo di essere capace di azioni e riforme davvero incisive, dalla ripresa economica e il rilancio del lavoro alle riforme istituzionali e della politica.

Non è un compito facile, ma è un compito cui deve dedicarsi tutto il Parlamento.

Per parte sua il Presidente del Consiglio nel discorso alle Camere, col quale ha chiesto la fiducia per il suo Governo, ha già dato una prova importante di questa responsabilità, unita strettamente all’indicazione concreta di temi e modalità coi quali dimostrare capacità di affrontare e risolvere i problemi dell’Italia e degli italiani. Questo binomio responsabilità-fare, Letta l’ha ben riassunto citando un pensiero di Beniamino Andreatta sulla distinzione fra “politica e politiche”, rendendo così evidente la cifra dell’azione del Governo.

D’altra parte la responsabilità cui ci ha richiamato lo stesso Presidente Napolitano nel suo discorso alle Camere non lascia spazio a titubanze, ad incertezze, a pensieri altri che non siano orientati se non a  come migliorare le condizioni del Paese e di chi lo abita.

Dopo aver accettato di mettere ancora a disposizione di tutti la sua esperienza e la sua saggezza, il Presidente ha, infatti, ammonito le forze politiche, richiamandole proprio all’esercizio della responsabilità e a non essere più sorde rispetto alle istanze che provengono dalla società, dalle famiglie, dai lavoratori, dalle imprese.

Ci si aspettava che il Presidente fosse duro, ma lo è stato, giustamente, anche oltre le attese, dimostrando, come sempre, un rigore morale e una visione di interesse del Paese che dobbiamo tutti fare nostra.

Rigore e visione che il Parlamento aveva smarrito, in occasione delle prime votazioni per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, dando una pessima prova di sè, mostrando divisioni, sterili difese di parte, fino a divisioni drammatiche, come quelle vissute nel PD. Il tradimento dei “grandi elettori” del Pd che non hanno votato come deciso dall’assemblea dei Gruppi parlamentari, resta una ferita tutt’ora apertissima su cui dovremo tornare risolutamente, così come pesa l’accaduto degli ultimi mesi e gli errori, non pochi, che abbiamo commesso.

E tutto ciò pesa tantissimo fra la nostra gente e porta anche ad una caduta drammatica di autorevolezza di deputati e senatori. Se poi questo si somma ad un più che comprensibile smarrimento dei nostri militanti per questi sessanta giorni che ci separano dalle elezioni e sull’oggettivo cambiamento di orizzonte fra il “Governo del cambiamento” e la necessaria ed inevitabile, al punto nel quale siamo, soluzione di governo alla quale giungiamo, allora diventa plastica la crisi nella quale siamo immersi.

Ci sarà, quindi, molto da discutere e da fare per rilanciare l’ azione del nostro Partito. E non saranno una discussione e un Congresso facili!

Devo dire, però, che sono confortata dai primi incontri nei circoli, come nel circolo San Bartolo a Cintoia a di Firenze lunedì 22 o ad Arezzo all’iniziativa pubblica presso il circolo Aurora, domenica scorsa.

Ho trovato delusione, certo, e un po’ di rabbia, ma anche tanta voglia di ripartire. Mi hanno molto colpito alcuni compagni che hanno deciso di iscriversi di nuovo, dopo molti anni. Segno che del PD si ha bisogno; si considera che sia ancora un Partito – il Partito – che serve all’Italia; il Partito riformista, di governo in grado di cambiare nel profondo il paese. Un Partito, nel quale vale ancora la pena spendersi. Ma da protagonisti! Un luogo, una comunità politica nella quale gli iscritti e i militanti ci sono, fanno sentire la loro passione e la loro energia e, sopratutto, concorrono seriamente e concretamente a definirne orientamenti ed obiettivi.

Dobbiamo saperlo: camminiamo su un terreno nuovo, arido e senza strade segnate. Tutto è nuovo e sta a noi affrontare la sfida con il coraggio e la determinazioni delle sfide storiche.

Lo è quella del governo che sta partendo, lo è quella del PD per raggiungere l’obiettivo con cui siamo nati: dare al Paese un partito grande, aperto, riformista, capace di aggregare consensi e cambiare l’Italia.

Intanto continua l’attività al Senato. Qui gli atti legislativi firmati negli ultimi giorni.

In particolare volevo segnalarvi l’interrogazione sulla Cassa integrazione, su cui sta al nuovo governo dare risposte. E poi l’interrogazione urgente sul concorso per i dirigenti scolastici in Toscana, che è stato oggetto di ricorsi e polemiche, ma che deve chiudersi dando alle scuole i dirigenti che servono.

È da poco passata la Liberazione. Ho avuto modo di celebrarla prima partecipando alla tradizionale iniziativa al Nuovo Pignone, a Firenze, organizzata dai lavoratori e le RSU il 22 aprile. E poi, il 25 aprile, sono intervenuta alla celebrazione dell’ANPI a Reggio Calabria.

In entrambi i casi ho parlato di quanto siano ancora attuali i valori e gli esempi della Resistenza. Il 25 aprile è la festa della Liberazione ma anche della riunificazione del paese.

I partigiani scelsero di battersi contro il regime, per la libertà, per la democrazia. Oggi, pur non vivendo tra le macerie, abbiamo intorno uno scenario sociale in frantumi. Servono, come servirono per le battaglie partigiane, coraggio, responsabilità, passione, voglia di reagire e cambiare.

Cercheremo di seguire il loro esempio.

Intanto buon 1 maggio a tutte e tutti.