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Il Documento di economia e finanza 2013 ha ricevuto il via libera dal Parlamento. Il Def è stato approvato dal Senato con 209 voti favorevoli, 58 contrari e 19 astenuti. La Lega si è astenuta e le risoluzioni presentate da M5S e da Sel non sono state messe ai voti. Nel pomeriggio di ieri la risoluzione presentata dai gruppi di maggioranza è stata approvata anche dalla Camera dei deputati con 419 voti favorevoli, 153 contrari e 17 astenuti.

La presentazione del Def avviene nei tempi previsti dal nuovo processo di coordinamento ex ante delle politiche economiche degli Stati membri dell’Unione europea e viene effettuata alle Camere al fine di consentire loro di esprimersi sugli obiettivi programmatici di politica economica in tempo utile per l’invio al Consiglio dell’Unione europea e alla Commissione del Programma di stabilità e del Programma nazionale di riforma contenuti, rispettivamente, nella prima e nella terza parte del Documento.

Il Def è stato presentato da un Governo già dimissionario nella precedente legislatura e, conseguentemente, conferma le linee di politica economica tenute dall’Esecutivo senza assumere impegni per il futuro. Allo stesso tempo, con la rielezione del Presidente della Repubblica e la formazione del nuovo Governo, che lo scorso 29 aprile ha presentato alle Camere il proprio programma ricevendone la fiducia, si è avviata una nuova fase politica.

Con l’approvazione del Def, il governo si dovrà quindi impegnare ad attuare gli interventi prioritari per il Paese, a ridefinire il quadro della finanza pubblica nel biennio 2013-2014 nel rispetto degli impegni presi con l’Ue, a presentare a Bruxelles il programma di stabilità e il programma nazionale di riforma e, infine, a ridurre il deficit.

Il quadro di finanza pubblica delineato dal Def risulta complessivamente positivo, soprattutto se paragonato con la situazione emergenziale del secondo semestre del 2011. Nonostante il peggioramento della congiuntura nel 2012, dal Programma di stabilità, infatti, emerge come le misure finora adottate consentano, al netto del ciclo e delle misure una tantum, il raggiungimento del pareggio di bilancio in termini strutturali già nel 2013. Pure il rapporto debito pubblico sul PIL, che raggiunge nel 2013 il valore massimo del 130,4 per cento, anche in ragione del provvedimento di sblocco dei pagamenti dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni verso i fornitori, inizia la propria graduale discesa a partire dal 2014.

Il raggiungimento di tale risultato e la conferma del pareggio di bilancio in termini strutturali e di indebitamento netto al di sotto del 3 per cento per tutto il periodo 2014-2015 rappresentano la condizione indispensabile per consentire al Governo di richiedere alle istituzioni europee di beneficiare di maggiori margini di flessibilità rispetto alle regole di bilancio. Ciò in ragione del fatto che l’uscita dalle procedure di infrazione per deficit eccessivo è stata stimata capace di liberare diversi miliardi di euro di risorse in più da destinare alla crescita.

Nel complesso, infatti, dall’esame del Programma di stabilità e del Piano nazionale di riforma, pur a fronte dei risultati raggiunti con le misure adottate nel corso degli ultimi mesi, emerge in tutta evidenza la necessità di colmare il ritardo di crescita e di competitività accumulato dal nostro Paese per via della crisi economica e finanziaria internazionale rispetto agli obiettivi della Strategia Europa 2020 e di ridurre il livello del debito sovrano. La crescita è la condizione essenziale per recuperare la competitività e livelli occupazionali di standard europeo e per affrontare con successo il percorso di rientro del debito pubblico che l’Europa ci richiede e di cui il nostro Paese ha bisogno.

Risulta infatti evidente come le misure di stabilizzazione, da sole, non potranno essere risolutive, né gli obiettivi di finanza pubblica potranno essere raggiunti e mantenuti nel tempo in assenza dell’innalzamento del potenziale dell’economia.

Il Consiglio europeo del 14 marzo scorso ha svolto un ampio dibattito sulla situazione economica e sociale dell’area euro, dal quale è emersa la necessità di concentrare l’attenzione sulle decisioni da adottare per quanto riguarda il patto per la crescita e l’occupazione e di attribuire una particolare priorità al sostegno dell’occupazione giovanile e alla promozione della crescita e della competitività. A giugno il Consiglio europeo ritornerà sulla valutazione delle politiche in fase di definizione a livello nazionale per attuare queste priorità, nonché sull’attuazione del Patto per la crescita e l’occupazione. È in questa sede che il nuovo Governo dovrà prospettare le proprie linee di politica economica per contrastare la recessione e favorire la crescita e la coesione.