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Si è svolto ieri nell’aula del Senato il question time con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Enrico Giovannini, sulle iniziative in favore dei lavoratori “esodati” e sulle politiche di sostegno all’occupazione.

Distinguendo tra esodati, esodandi e coloro che sono destinati a perdere il lavoro a causa del perdurare della crisi senza aver maturato il diritto alla pensione, Giovannini ha informato l’Assemblea del fatto che il Governo sta valutando l’ipotesi di una rimodulazione per gestire la transizione al nuovo sistema previdenziale, imposto da esigenze di stabilizzazione della finanza pubblicaò. Il governo, però, ha precisato il Ministro, non può ignorare il problema dei costi che possono risultare rilevanti.

Infine, imputando alla congiuntura economica le conseguenze negative della riforma del mercato del lavoro e del sistema pensionistico, il Ministro, in linea con quanto affermato nel documento programmatico del Presidente Letta, ha sottolineato la necessità improcrastinabile di iniziative per la crescita.

In risposta poi ai quesiti sulle politiche di sostegno all’occupazione, Giovannini ha segnalato che oggi il Consiglio dei Ministri affronterà il tema del finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, nella consapevolezza che la crisi economica richiede nuovi strumenti di carattere strutturale. Bene ha fatto quindi Giovannini a ricordare che, se i disoccupati, secondo la classificazione e le definizioni ufficiali internazionali utilizzate dall’Istat, sono circa tre milioni, a questi bisogna aggiungere altri tre milioni circa di persone che sono scoraggiate, sono comunque inattive, ma vorrebbero in realtà essere attive: si tratta, quindi, di una situazione complessiva di sottoccupazione o di disoccupazione che riguarda circa sei milioni di persone. Un numero così enorme che, chiaramente, non può essere abbattuto significativamente senza una crescita economica che coinvolga anche il lavoro. Il rischio che dobbiamo evitare è quindi proprio quello ricordato ieri dal Ministro del Lavoro, usando una definizione inglese, jobless recovery: che il PIL riparta ma questo non generi occupazione.

Rispetto a questo tema che riguarda tutti (giovani, adulti e persone vicine al pensionamento), il Ministro del Lavoro ha rilevato come le politiche del lavoro in quanto tali, “da sole”, non possono risolvere il problema e, se sbagliate, possono invece ostacolarne la soluzione.

Ho apprezzato il Ministro quando ha sostenuto la necessità di “rimuovere una serie di ostacoli non tanto e non solo alla flessibilità, ma anche all’utilizzo delle potenzialità” e sono stata lieta di sapere che questo è quello su cui il Governo sta lavorando – come pure era stato anticipato in audizione presso le Commissioni competenti di Camera e Senato – prevedendo di riuscire a definire entro giugno un pacchetto d’interventi che riguarderanno non soltanto gli aggiustamenti della riforma Fornero (legge n. 92 del 2012), ma anche una serie di nuove idee (tra queste, per esempio, la sperimentazione di una social card nei grandi comuni a vantaggio delle famiglie numerose a basso reddito), che stanno emergendo dal confronto con l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, con i partner europei e con la stessa Commissione europea per riuscire a creare questo pacchetto di interventi.

Infine ho condiviso l’approccio generale di Giovannini, che ha fatto propria una definizione delle politiche basata sull’analisi comparata dei dati e la valutazione degli effetti sulla vita delle persone. Parlando di tutela e di promozione sull’occupazione, è importante porre attenzione alla capacità produttiva complessiva del sistema economico e alla “potenzialità” delle persone e dei sistemi di interagire e recepire positivamente gli interventi di sostegno e di promozione.

Mi convince l’idea di una politica basata sulla valutazione dei dati e delle condizioni di realtà e non sulle ideologie. Le riforme non possono, infatti, essere un caleidoscopio di continui cambiamenti e devono piuttosto declinarsi come una trama delicata da adattare con accuratezza alle fasi dell’economia, alla vita delle persone, alle esigenze dei territori e delle imprese, considerandole nell’insieme. Quest’approccio impone, nell’attuale fase di profonda recessione, di definire le priorità: bene l’immediato rifinanziamento della Cassa integrazione in deroga per proteggere i redditi ed evitare choc al tessuto produttivo. Subito dopo, però, sarà fondamentale procedere con la rivisitazione complessiva degli strumenti di protezione e promozione dell’occupazione, senza mettere in competizione le “risorse per proteggere” e le “risorse per stimolare” l’occupazione e la crescita. Investire sull’occupazione dei giovani, infatti, non può e non deve essere visto in alternativa con la tutela del lavoro degli adulti e degli anziani.  Attendiamo di vedere, quindi, in questa prospettiva, come oggi il Consiglio dei Ministri provvederà a reperire le risorse per la Cig che non devono assolutamente essere sottratte a quelle per le politiche attive.