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Giovedì ho partecipato alla prima seduta della Commissione Difesa del Senato che, congiuntamente alla Commissione Difesa della Camera, ha svolto l’audizione del Ministro della Difesa, Mario Mauro, che ha illustrato le linee programmatiche.

Il Ministro ha ricordato quanto sia importante per il Paese “essere parte attiva della Comunità internazionale”, per così meglio tutelare gli interessi dello Stato e degli Italiani in una fase difficile come quella di oggi.

Il Ministro, affermando che l’Italia continuerà a partecipare alle missioni di pace, ha poi sottolineato come la Politica Comune di Sicurezza e Difesa dell’Unione Europea deve crescere in contenuti e credibilità, e che l’Italia deve contribuirvi fattivamente. Parole coerenti con l’indirizzo già impartito dal Presidente del Consiglio Letta. È necessario dare impulso al processo di consolidamento della coesione politica europea e di integrazione della Difesa, anche tenuto conto della grave e perdurante congiuntura economica che impone la multifunzionalità degli interventi per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

A ciò si collega un altro aspetto su cui il PD si batte da tempo: la necessità ineludibile di riorganizzare le capacità di intervento del nostro strumento militare, migliorando l’efficienza della spesa – oggi squilibrata a favore della componente d’esercizio, a  scapito di manutenzione e addestramento – e aumentandone contestualmente l’efficacia.

Già la riforma Di Paola ha tentato di correggere gli squilibri tra le voci di bilancio, migliorando allo stesso tempo la qualità dello strumento militare, ma ora servono i decreti attuativi che il governo dovrà emanare entro l’anno.

Serve inoltre riconoscere – ha ancora ricordato il Ministro – che la Difesa contribuisce anche allo sviluppo tecnologico e industriale. Occorre allora – ha continuato Mauro – continuare ad investire, con convinzione, sui giovani, per i quali la Difesa rappresenta un’importante opportunità occupazionale, ma anche di formazione e conoscenza.

Pur apprezzando l’impegno espresso dal Ministro per valorizzare il settore degli investimenti quale volano per la crescita e per il mantenimento di capacità militari, per quanto concerne la rimodulazione dei programmi di ammodernamento e rinnovamento degli armamenti ritengo si debba procedere nel senso di una loro riduzione quantitativa nella prospettiva di un incremento di tipo qualitativo. Concretamente questo significa meno piattaforme e meno mezzi, ma più avanzati tecnologicamente e meglio mantenuti.

Infine, il Ministro Mauro ha richiamato l’importanza del ruolo che il Parlamento svolge nel tutelare il patrimonio rappresentato dall’Istituzione militare. Sul punto, ci tengo a ribadire il mio convincimento circa la necessità di un effettivo controllo democratico esercitato da parte del Parlamento sui programmi di armamento e sul loro stato di avanzamento. Stiamo attraversando una fase delicata e cruciale in cui si rende necessaria una disponibilità reciproca da parte di tutte le istituzioni. La nuova politica di Difesa deve muoversi nel solco di un clima di responsabilità e trasparenza che consenta a Legislativo ed Esecutivo di trovare un’intesa comune, in tema di investimenti e non solo, in relazione all’interesse del Paese di disporre di strumenti operativi in grado di garantire l’assolvimento dei compiti istituzionali di difesa dello Stato e di partecipazione alle missioni internazionali nello spirito del dettato costituzionale e quindi verso un sistema integrato di difesa europea.