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a_13343Stamattina sono stata a Brindisi per l’anniversario dell’attentato alla scuola Morvillo-Falcone, in rappresentanza del Senato. Di seguito il mio discorso.

Care ragazze, cari ragazzi,

Cara signora Rita e caro signor Massimo,

è con viva emozione che mi trovo qui con voi stamattina, per esprimervi il cordoglio del Senato, ad un anno dall’attentato a questa scuola, alla vostra scuola, all’Istituto Francesca Laura Morvillo Falcone.

Un gesto di follia, un anno fa, ha portato via Melissa Bassi. Permettetemi di dedicare alla sua famiglia, ai suoi amici e ai suoi insegnanti, l’abbraccio di tutto il Senato.

In particolar modo spero che il calore e la vicinanza di tutta la comunità nazionale arrivi alla signora Rita e al signor Massimo, che sia loro di aiuto per trovare ogni giorno il coraggio e la forza di non cedere al dolore.

Quel gesto di follia, in un istante, vi ha sottratto il futuro e la speranza. Ma ciò che è successo in questa scuola, un anno fa, ha dilaniato il cuore e l’anima di un paese intero.

Il dolore, accompagnato dal senso di ingiustizia, tanto più lacerante quando ad essere colpite sono le nostre ragazze, resta intatto nella nostra memoria.

La violenza insensata e indiscriminata, ingiusta, ha colpito nel profondo, in quel luogo intimo e sicuro dove ognuno di noi mette al riparo le cose che ha più care.

Quell’esplosione all’entrata di scuola è qualcosa che non credevamo possibile. Colpisce i nostri figli, in un posto dove li mandiamo per imparare e crescere.

Pensavamo di aver conservato, ed in molti casi è ancora così, un tessuto di comunità solidale, che subisce gli attacchi delle mafie, e lo ricorda il nome di questa scuola, ma stigmatizza ed evita i gesti isolati di terrorismo disperato.

Ma quei gesti accadono. E quello di un anno fa non è il gesto di un pazzo, ma di una persona lucida e disperata.

La lucidità disperata può portare a gesti di follia, gesti disumani. Gesti vigliacchi che squarciano quel tessuto sociale già indebolito, soprattutto quando colpiscono ragazzine di 16 anni.

Quando colpiscono voi. Voi che siete il futuro dell’Italia. Voi che siete quelli su cui l’Italia conta.

So che vi stiamo lasciando un mondo difficile e pieno di paure, così diverso da quello che immaginavamo di costruire quando avevamo la vostra età.

So che tutti voi, un anno fa, avete visto stravolta la vostra vita. So che è stato difficile ricominciare, ma so che l’avete fatto.

Avete trovato il coraggio e la determinazione, la voglia di reagire, e siete andati avanti. Ogni giorno venite a scuola e testimoniate l’amore per chi non c’è più e la fiducia nel vostro futuro.

Io vi dico: grazie!

Siete la migliore risposta alla violenza senza ragione. Ci avete mostrato una spinta poderosa verso la vita, verso l’affermazione del giusto sul male, della bellezza sul buio. Siete un esercito pacifico, il baluardo dell’onestà e della legalità di questo paese. Siete quelli da cui ripartire per ricostruire quel tessuto solidale che oggi è lacerato.

Dovete essere consapevoli del vostro potere. Potete scommettere su di voi, impegnarvi a scuola, essere solidali, potete denunciare insieme quello che non va, sollecitare le istituzioni, potete richiedere nuove opportunità.

Pretenderle!

So che vi sembrano lontane, ma le istituzioni possono invece esservi utili. Noi dobbiamo ascoltarvi e rispondervi,  ma voi veniteci a strattonare.

Ricordateci che abbiamo la responsabilità di lasciarvi un paese migliore. Un paese in cui il futuro non sia portatore di ansie, ma attivatore di speranze.

Un paese che protegge e incoraggia le ragazze e i ragazzi, a partire dalla scuola, che subisce oggi le difficoltà di tutto il nostro sistema e che deve essere una priorità non solo del governo, ma di tutto il Parlamento.

Essere qui oggi significa ricordare quello che è accaduto un anno fa, ma anche prendere un impegno per il futuro. L’impegno che ciascuno farà la sua parte per migliorare l’Italia. Voi studiate, fate crescere i vostri talenti, diventate bravi cittadini, onesti e leali.

Noi ci impegniamo a rendervi le cose più facili. Lo dobbiamo a Melissa, ai suoi genitori. Lo dobbiamo a voi ragazzi, per il futuro vostro e di tutti.

Vi ringrazio.