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museo resistenza 2Oggi pomeriggio sono intervenuta alla presentazione del libro “Ma il mito sono io. Storia delle storie di Lucia Sarzi: il teatro, la Resistenza, la famiglia Cervi.” di Laura Artioli

Ecco quello che ho detto.

Grazie di avermi invitato a concludere questa giornata densa e ricca di contributi e riflessioni stimolanti.

Le storie di donne forti e coraggiose come Lucia Sarzi sono per me fonte di ispirazione e determinazione nell’impegno quotidiano di rappresentare cittadine e cittadini.

È quindi davvero un onore essere qui.

”Ma il mito sono io” è veloce e appassionante come un romanzo d’avventura.

Uno stile narrativo fluido che si unisce, in ogni pagina, allo scrupoloso lavoro di ricerca e documentazione fatto da Laura Artioli.

È un prezioso documento storico, che parla di Lucia e della sua famiglia e si dispiega dalla fine dell’Ottocento alla prima metà del Novecento: senza retorica, con concretezza, con un’analisi dei fatti fondata su numerose fonti storiche.

“Una storia delle storie” che racconta la vita di una donna, ed insieme ci ricorda l’esempio di tante altre.

Lucia Sarsi nasce l’8 novembre 1920 da una famiglia eccentrica che eserciterà su di lei un’influenza decisiva. Attori girovaghi e burattinai, dal capostipite nonno Antonio, ai genitori Francesco e Linda, ai fratelli Otello e Gigliola. Un elemento accomuna le generazioni: la libertà di pensiero e di azione, pagata a volte anche a caro prezzo.

Lucia nasce ad un anno dal matrimonio di Francesco e Linda “in una stanza d’affitto ad Acquanegra, durante una turnèe, assistita forse da altre donne della compagnia” (pag. 76). Scrive Laura Artioli. E poi ancora: “Figlia dell’invenzione teatrale e del sapere popolare di fine Ottocento, Lucia sarà anche progenie della passione politica di suo padre” (pag.25).

Lucia Sarzi è stata un’attiva protagonista del suo tempo: attrice, antifascista, militante, resistente, donna di casa e di famiglia. Appassionata e coraggiosa, rappresenta un modello di emancipazione femminile che talvolta si scontra con i pregiudizi e l’ambiente rurale in cui si trova ad agire e vivere.

Un esempio di straordinaria modernità, tanto che oggi ci si presenta come una figura contemporanea.

Giovane spirito indipendente, favorita dal suo lavoro a teatro, diviene abile organizzatrice di giovani, uomini e donne, che saranno l’ossatura della rete clandestina tra Parma, Reggio Emilia e Modena durante la Resistenza.

Lucia viaggia con la famiglia per rappresentare testi teatrali a carattere storico e a sfondo sociale, e nei continui spostamenti che affinano una minuziosa conoscenza del territorio e della gente della pianura padana, in giro per i paesi, stringe contatti con ciò che rimane della rete antifascista decimata dall’avvento e dalla affermazione della dittatura. Tra le relazioni più forti c’è quella con la famiglia Cervi, che diverrà indissolubile ben oltre la tragica fine dei sette figli di Alcide e Genoveffa.

Lucia riesce a riannodare i fili di quella tela antifascista, attiva contatti e distribuisce materiale, subendo per questo ammonimenti e diffide da parte dell’autorità di polizia.

All’epoca del suo primo arresto non ha ancora compiuto vent’anni.

Per essere una ragazza accusata di attività antifascista, il primo identikit che la polizia fa di lei appare più che lusinghiero: “statura bassa, corporatura regolare e viso ovale, colorito roseo, capelli neri lisci tagliati all’altezza delle spalle, occhi castani scuri, naso rettilineo. Di buona condotta morale e senza precedenti penali, appare dotata di buona intelligenza e fornita di una certa cultura letteraria”. (pag 154)

L’attività cospirativa della compagnia teatrale è già consolidata prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale attraverso azioni di diffusione di materiale di propaganda, che si intensificheranno dopo l’8 settembre 1943.

“Io, i miei figli Otello e Lucia e mia moglie siamo stati in prigione tredici volte e non abbiamo mai rubato una gallina. Tredici volte e siamo stati anche in pericolo di morte….”, racconta il padre di Lucia. (pag. 153)

In questo vortice di avvenimenti Lucia incontra Franco, il suo futuro marito.

Finita la guerra Lucia sceglierà di rinunciare alla sua vita nomade di attrice per vivere a fianco del marito, con i figli, in una “normalità “ comune a tante donne che hanno partecipato alla Resistenza.

Lucia però non rinunciò mai – e nessuna delle donne partigiane lo fece – alle idee e ai valori nei quali ha sempre creduto e per i quali ha combattuto: la libertà, la democrazia, l’uguaglianza.

Dalle pagine di questo lavoro la figura di Lucia Sarzi emerge in tutta la sua forza e viene raccontata la sua opera e il mito che ha sempre circondato la sua figura di donna che ha declinato fino in fondo gli ideali di emancipazione, giustizia sociale e libertà.

Un aneddoto efficace e significativo su chi fosse Lucia lo racconta nelle sue memorie Luigi Porcari, all’epoca dirigente del Partito Comunista clandestino, che gestiva una bancarella di libri usati che serviva da copertura.

La storia di Lucia è una storia unica e appassionante, ma al tempo stesso esemplare, al pari di tante di quelle di chi scelse la Resistenza e la lotta per la Liberazione.

Certo non tutte le donne partigiane hanno avuto storie di vita così originali e dense, ma tutte, come tutti gli uomini, ci hanno insegnato il coraggio di lottare per la libertà e ci hanno lasciato in dono la democrazia.

Donne e uomini che ad un certo punto della vita hanno sentito, nella testa e nel cuore, che c’era qualcosa di importante per cui unirsi, per cui battersi, per cui rischiare la vita. La Resistenza è stata esperienza di crescita personale, fino anche all’estremo sacrificio, per tanti italiani, e per tante italiane. Per le donne ancora di più.

Miriam Mafai, che ricordo sempre con stima e affetto, ha scritto in Pane Nero: “La Fame e la guerra spingono dunque le donne fuori di casa, le obbligano a

cercare un lavoro, a prendere decisioni, ad aiutare coloro che sparano o a sparare loro stesse; le obbligano ad uscire dal ruolo che era stato loro affidato dal fascismo e dalla Chiesa, di “moglie e madre esemplare”. (…) Parlando di quel periodo, molte donne dissero ad un certo punto, come sovrappensiero: “…però in fondo è stato bello” (…) forse perché sia pure tra le difficoltà e le tensioni della vita quotidiana ognuna di loro- anzi potrei dire ognuna di noi- dovette imparare in quegli anni a decidere da sola, senza l’aiuto né la tutela di padri, mariti, fidanzati, “pero è stato bello” : forse perché ognuna di noi divenne, nel pericolo e nella miseria, più padrona di se stessa.

Pensare a chi prima di noi ha lottato per i valori fondanti della nostra Repubblica, avere esempi da seguire, rende il nostro impegno ancora più forte e ancora più sentita la nostra responsabilità. Dobbiamo condurre le battaglie di oggi anche come dimostrazione di rispetto e gratitudine verso chi in passato ha conquistato diritti fondamentali, anche quelli che oggi sembrano banali per una ragazza di vent’anni.

Dobbiamo ricordare che la spensieratezza di oggi la dobbiamo anche a Lucia, che a vent’anni finiva in prigione perché voleva essere libera.

Dobbiamo saper trovare lo stesso coraggio di chi, estenuato da oppressione e violenza, scelse di lottare per un’ideale, credette alla possibilità di migliorare le cose, si trovò parte di una comunità che stava rinascendo.

La Liberazione ha restituito agli italiani il senso pieno, positivo, partecipato di essere un solo paese, una sola comunità, una comunità libera e democratica.

I valori maturati sulla propria pelle da tante donne e tanti uomini, espressi nelle esperienze e nelle competenze delle personalità presenti nell’Assemblea Costituente, hanno prodotto la nostra straordinaria Carta Costituzionale.

Una Carta che è di impressionante attualità e che ci ammonisce ogni volta sul lavoro da fare per raggiungere gli obiettivi fondativi della Repubblica.

Lucia Sarzi, con tutte le donne che hanno lottato per la Liberazione, è parte viva dei valori espressi dalla Costituzione. Quella Costituzione che definisce negli articoli fondamentali il ruolo e i diritti della donna, la parità nella differenza che ancora cerchiamo di mettere in pratica.

Alla Costituente c’era anche Lucia, pur non essendone parte, accanto a figure straordinarie, uomini e donne, come Nilde Iotti.

Collego due donne così diverse, come Lucia Sarzi e Nilde Iotti, dico che alla costituente c’era simbolicamente anche Lucia, che non fu mai dirigente politico e scelse dopo la guerra di dedicarsi alla famiglia, perché durante la Resistenza si erano tessuti i legami sociali della comunità democratica, e il senso di solidarietà nazionale e l’impegno comune di ricostruzione rendevano il Paese unito per ritrovarsi comunità e costruire insieme il futuro.

Quello che servirebbe anche oggi. Unirsi per la democrazia, l’uguaglianza, la libertà, la parità.

Grazie a Lucia e a tutte le donne che hanno lottato prima di noi.