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Nel salutare i lavori dell’Assemblea di Sistema Moda Italia voglio ricordare l’importante lavoro svolto insieme al presidente uscente Michele Tronconi in questi anni e augurare buon lavoro al nuovo presidente Claudio Marenzi che subentra oggi. Voglio inoltre ricordare il grande impegno di tanti imprenditori e lavoratori che hanno accettato, con coraggio, la sfida dei mercati aperti, in un mondo ormai globalizzato. La sfida di questi anni è stata quella di puntare su qualità e innovazione, sapendo coniugare creatività, bellezza e stile, con le capacità manifatturiere, artigiane e industriali. Nel momento di crisi che stiamo attraversando è quanto mai fondamentale difendere e rilanciare il valore della filiera tessile e moda, un modello di qualità dei processi produttivi fatto di competenze, tradizione e innovazione. È il momento – deve esserlo – di puntare sulla crescita, sugli investimenti, pubblici e privati, su nuove e strategiche politiche industriali, a livello comunitario e nazionale, fondate su ricerca, innovazione, sostenibilità etica e ambientale.

Il Sistema Moda Italiano è ancora in sofferenza, con un calo di fatturato nel 2012 del 4,7% (rispetto al -4,5% del manifatturiero nazionale). Eppure, qualche timido spiraglio si inizia a vedere: a gennaio di quest’anno, infatti, il fatturato interno è calato del 7%, mentre l’export ha registrato un deciso miglioramento, con un +6,8%.Reinvestire nella manifattura, dando valore a chi compone la filiera, alle piccole aziende e alle competenze diffuse, è determinante per rilanciare l’impresa nel nostro Paese. Si tratta, insomma, di valorizzare questa straordinaria risorsa, la nostra più straordinaria carta di identità nel mondo. Il made in Italy è un modello di competizione che significa sviluppo etico e sostenibile, dobbiamo valorizzarlo e proteggerlo. La tracciabilità deve essere una sfida da vincere, per informare e garantire la sicurezza di lavoratori e consumatori e valorizzare le filiere e le tante piccole imprese che producono italiano.

Servono poi regole di reciprocità nei mercati internazionali, per garantire serie ed eque relazioni commerciali e combattere la concorrenza sleale che subiscono le nostre produzioni. Deve essere chiaro, in questo senso, che l’unico modo per valorizzare davvero la nostra qualità produttiva, anche nella competizione globale, è scegliere la dimensione europea come nostra dimensione naturale. Se scegliamo il made in Italy come modello di produzione e benessere, esso sarà motore del rilancio della nostra economia e del nostro ruolo nel mondo.