Oggi in Senato abbiamo votato e approvato la mozione n.112, di solidarietà e sostegno all’azione della Ministra Kyenge.

Trovo grave che la Lega abbia scelto di astenersi dal voto, dal momento che compito di tutte le Istituzioni è contribuire al contrasto ad ogni atteggiamento discriminatorio, violento o razzista.

 

Sono intervenuta in aula per presentare e motivare la mozione, ecco quello che ho detto.

Signor Presidente, senatrici e senatori, la mozione che votiamo oggi e che mi auguro il Senato vorrà votare compatto è un atto forte, significativo di una volontà di cambiamento, impegnativo per tutti.

Noi qui siamo responsabili per l’esempio che diamo, per i comportamenti e le parole che utilizziamo, per la cultura che esprimiamo verso le cittadine e i cittadini. Che il Senato scelga di manifestare solidarietà e apprezzamento all’azione di una componente del Governo è insieme un segno di positivo spirito di collaborazione istituzionale, ma anche l’evidenza di un problema, segno negativo di una incrinazione dello spirito solidale e di rispetto di ruoli e persone, che dovrebbe essere il naturale clima in cui le istituzioni lavorano e i cittadini vivono.

Sappiamo purtroppo che spesso non è così, che quella norma di civiltà e rispetto reciproco, che fonda il dibattito politico, è da noi spesso violata da comportamenti, atteggiamenti e linguaggi non adeguati ai ruoli che si ricoprono, alle ambizioni di un Paese democratico e civile.

La ministra Kyenge si è trovata al centro di attacchi che hanno messo in luce il peggio dell’animo umano, della cultura xenofoba e razzista, smascherando istinti, pregiudizi, sopraffazioni culturali che purtroppo ancora sono radicati nel nostro Paese.

I pesanti e ripetuti insulti che la Ministra ha dovuto subire, lesivi della sua dignità e integrità personale e istituzionale, sono un’offesa a tutto il Paese, per tutte le persone che accettano di essere parte di una comunità unita, accogliente nei confronti di tutti, capace di apprezzare e valorizzare il contributo di ciascuno. Quegli insulti e i tanti atteggiamenti discriminatori ci indicano che è ancora lunga la strada per realizzare quel Paese votato all’uguaglianza, che pure la Costituzione prescrive. Quegli insulti e quegli atteggiamenti sono un attacco anche all’articolo 3 della Costituzione, devono essere contrastati e, di conseguenza, devono essere un’indicazione di un percorso di lavoro e di responsabilità dell’azione pubblica, che proprio nella rimozione degli ostacoli all’uguaglianza deve avere il suo faro direzionale.

I temi di cui si occupa la Ministra per tutto il Governo, con competenza e passione, sono una frontiera dell’uguaglianza, sono il nostro presente e il nostro futuro. Quando la Ministra parla di abbattere i muri, comprendere che le diversità sono una risorsa e dice che l’Italia non è un Paese razzista, ma anzi, ha una cultura dell’accoglienza ben radicata indica un percorso non solo per renderci più giusti nei confronti degli immigrati, ma anche per ritrovare il senso di essere comunità aperta, che guarda al mondo forte dei propri valori, della propria storia, della propria responsabilità istituzionale.

La crisi ha indotto spesso, anche per miopia della lettura politica, a privilegiare una chiusura difensiva, come se l’Italia, con ogni sua micro comunità locale, potesse sperare di avere maggiori chance isolandosi e difendendosi che da un mondo globale che appariva denso di pericoli. Era una visione errata e lo è tutt’ora. Quelli che apparivano come pericoli erano e sono, invece, sfide che sta a noi affrontare e trasformare in opportunità.

La globalizzazione e le aperture ci devono portare a guardare alla competizione internazionale con il coraggio di un modello non solo produttivo ma anche di valori.