Un mio articolo uscito oggi su l’unità, sul made in Italy, in occasione di theMicam, la fiera del calzaturiero al cui evento inaugurale ho partecipato oggi.

Qui sotto potere leggere l’articolo.

Per uscire dalla crisi, che è ancora pungente e dura, bisogna saper unire interventi di urgenza, come ha iniziato a fare il Governo, e una nuova strategia di politiche industriali,  nazionale ed europea, fondata su manifattura e qualità.

Se guardiamo a questi ultimi anni, si nota che i settori ad alto tasso di esportazioni, quelli che della qualità hanno fatto bandiera riconosciuta nel mondo, quelli che hanno investito in ricerca, innovazione, sostenibilità etica e ambientale, sono stati la parte di Italia che ha meglio reagito alla crisi. Sono quelli che hanno la capacità di creare un prodotto inimitabile, esclusivo, che racchiude idee brillanti, tradizione, lavoro esperto.

Chi ha meglio affrontato il nuovo scenario, chi ha resistito alla crisi e si è ripreso, l’ha fatto puntando sulla qualità del made in Italy. Il made in Italy è il nostro modello vincente, un modello di qualità dei processi produttivi fatto di competenze diffuse, operaie e artigiane, di stile e creatività, di gusto e passione imprenditoriale, di tradizione e innovazione. Non è solo una serie di prodotti, ma un sistema di valori.

È nelle filiere del made in Italy che ci sono le ricette per uscire dalla crisi e tornare a crescere. Vale per molti ambiti produttivi, tra questi quello calzaturiero, che oggi vede inaugurare a Milano theMICAM, la più importante fiera mondiale del settore.

I prodotti che nascono dalle competenze artigiane e operaie, dal design e dalla passione imprenditoriale, come quelle della tradizione calzaturiera, sono motivo di orgoglio e valore per tutto il Paese, esempio di un modello per la crescita da difendere e valorizzare.

Per questo motivo nei giorni scorsi ho presentato in Senato un emendamento contro la depenalizzazione dei reati di pirateria e contraffazione prevista nel DDl Severino di Delega al governo sulle depenalizzazioni, che avrebbe un effetto devastante sul sistema di enforcement dei diritti e sulle imprese, con conseguenze negative sul piano economico, occupazionale e degli investimenti nel nostro Paese. Un’elevata percentuale di investimenti potrebbe infatti essere dirottata in Stati dove è maggiore il livello di tutela della proprietà intellettuale ed industriale. Per non parlare delle perdite per l’erario, con riferimento al mancato versamento delle imposte sui redditi e dell’Iva causate dal fenomeno della contraffazione.

Dobbiamo agire con incisività, in una dimensione europea, per introdurre regole di reciprocità nei mercati internazionali, per garantire serie ed eque relazioni commerciali, combattere la concorrenza sleale che subiscono le nostre produzioni, ritornare sulla battaglia per la tracciabilità e contro l’industria del falso.

Nelle scelte di politica economica e industiale dobbiamo sapere che le regole del commercio internazionale sono un fattore di competizione decisivo per il futuro e che l’UE è l’unico ente sovranazionale che ha la storia, la credibilità, la forza diplomatica e politica per proporsi come modello e guida etica per i percorsi dell’economia globale.

Se avremo delle regole eque e di reciprocità con le nuove potenze economiche, se riusciremo a rendere universali i diritti umani e dei lavoratori, allora potremo far vincere un modello etico, di qualità produttiva e qualità della vita, un modello che già si esprime nel made in Italy.  Per questo la tracciabilità è una battaglia da riprendere, per superare le incertezze e i ritardi che a livello comunitario hanno bloccato il percorso di approvazione del marchio d’origine, per tutelare le produzioni di eccellenza e per informare e garantire la sicurezza di lavoratori e consumatori.

Quella per la tracciabilità e contro la contraffazione non è una battaglia marginale, ma decisiva nei percorsi di crescita che vogliamo attivare: per sostenere con forza le nostre imprese, i nostri prodotti, il nostro mondo del lavoro. In sintesi, il nostro made in Italy che deve basarsi su quattro punti fondamentali corrispondenti a quattro E: etica, estetica, eccellenza ed efficienza.