Questa mattina sono intervenuta alla conferenza stampa di presentazione della prima ricerca nazionale sui costi della dispersione scolastica, alla sala Zuccari del Senato.

 

Di seguito quello che ho detto.

Autorità, cari ragazzi, gentili ospiti,

ho colto con grande interesse l’opportunità di essere qui con voi oggi.

Voglio innanzitutto ringraziare Intervita, l’Associazione Bruno Trentin  e la Fondazione Giovanni Agnelli per aver lanciato questa Prima Ricerca Nazionale sui costi della dispersione scolastica, nell’ambito del network Frequenza200.

La dispersione scolastica è uno di quei temi, spesso distanti dagli occhi di molti adulti, che restano fuori dal dibattito e dall’attenzione generale.

Analizzare l’incidenza socio-economica dell’abbandono della scuola e l’efficacia delle azioni per contrastarlo, come da obiettivo della Ricerca, è quindi opera utile a conoscere, a sensibilizzare, a invertire la rotta.

La dispersione scolastica interessa in Italia ancora 2 studenti su 10. Sono 700mila ragazze e ragazzi, tra i 10 e i 16 anni, che perdono la voglia o la possibilità di andare a scuola, e spesso perdono la speranza di realizzare i propri sogni.

Con un tasso di abbandono del 18,8% siamo in quart’ultima posizione tra i 27 paesi dell’Unione, ben distanti dalla media europea, che è del 14,1%.

Il divario diventa davvero impressionante se misurato con i paesi più virtuosi, come la Germania (con il 10,5%) e la Francia (con l‘11,6%).

Ma c’è di peggio. Il dato diventa drammatico se guardiamo al Sud Italia, dove la dispersione arriva al 22,3%, quasi un ragazzo o una ragazza su 4.

È uno degli effetti più devastanti del divario tra Nord e Sud del Paese, in un circuito esponenziale che unisce dispersione scolastica, disoccupazione giovanile arrivata nel mezzogiorno a toccare il 50%, impatto della criminalità.

Abbandonare la scuola significa perdere la condivisione di uno spazio di crescita, diventare più fragili, esporsi alla violenza, o cedere ad essa, in forma di bullismo o di criminalità, piccola e grande, che magari si presenta come protezione alternativa alla scuola.

Smettere di formarsi, di studiare, di imparare, di socializzare, toglie opportunità, possibilità, libertà di scelta.

Impoverisce, porta ad isolarsi, a non credere in se stessi.

È un danno per ogni ragazza o ragazzo, ed è un danno per la società, che perde capitale umano, capitale sociale, partecipazione alla comunità.

La strategia Europa 2020 individua il settore dell’istruzione e della formazione come elemento portante per la crescita economica, indicando, tra gli obiettivi per ogni Stato, la riduzione degli abbandoni scolastici al di sotto del 10%.

Siamo molto lontani.

Dobbiamo tornare a condividere l’idea che quello sulla scuola e sulla formazione dei giovani sia l’investimento più produttivo che possiamo scegliere, il miglior modo per rilanciarci fuori dalla crisi.

Dobbiamo investire sulla scuola, farle recuperare il ruolo centrale nei processi educativi e di socializzazione, per avere in futuro cittadine e cittadini preparati, consapevoli, con energie da esprimere e  voglia di partecipare alla crescita.

Dico spesso che il futuro è di tutti, ma è uno solo. E quindi dobbiamo condividerlo perchè lo vivremo insieme.

Ma le ragazze e i ragazzi lo vivranno più di noi, e a loro dobbiamo garantire conoscenza e azione concreta per fare in modo che possano formarsi, puntare su se stessi e realizzarsi.

 

Grazie.