Questa mattina ho partecipato in sala Nassirya, alla presenza del Presidente Grasso, all’incontro con una delegazione del Comitato stopOPG -“Il viaggio di Marco Cavallo nel mondo di fuori per incontrare gli internati”. Chiedere la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, dire no ai mini OPG o manicomi regionali e chiedere l’apertura di Centri di Salute Mentale h24 sono le ragioni del viaggio di Marco Cavallo con il Comitato stopOPG iniziato il 12 novembre da Trieste per attraversare 10 Regioni.

Ecco cosa ho detto nel mio saluto introduttivo.

 

Buongiorno a tutti e grazie a StopOpg e a tutte le associazioni che lo compongono per averci portato nuovamente ad accendere i riflettori sugli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

L’arrivo di Marco Cavallo – il cavallo azzurro che nel 1973 ruppe i muri del manicomio di Trieste, diventando simbolo di libertà – non è un buon segno.

Significa infatti che dopo 40 anni ancora c’è bisogno di lottare per quei valori che Franco Basaglia difese e affermò portando alla chiusura dei manicomi.

Il tema della salute mentale rappresenta un punto ancora critico della sanità pubblica del nostro Paese e in questo scenario gli OPG sono una vera ferita nel tessuto civile del paese: una vergogna per tutti noi.

Il lavoro compiuto nella scorsa legislatura dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul Servizio sanitario nazionale ha evidenziato – con tanto di immagini e filmati che le documentano – condizioni di vita indecenti, tra degrado, abbandono e degenerazione di ogni solidarietà e rispetto umano.

Uno dei principali risultati del lavoro della Commissione è l’obbligo di chiusura definitiva degli OPG dal 1º aprile 2014 (previsto dal dl 24-2013 in materia sanitaria, che ha prorogato una precedente scadenza fissata per il 31 marzo 2013).

A tale obbligo si accompagna quello, a carico delle Regioni, di individuare strutture di residenza  sociosanitarie alternative, con programmi terapeutico-riabilitativi .

La situazione non si è però ancora sbloccata e tante persone sono ancora reclusi e costretti a vivere in condizioni non umane, condizioni che il Presidente Napolitano ha definito “indegne per un Paese appena civile”.

Ora bisogna che tutte le istituzioni agiscano, insieme alle associazioni, per vigilare sul rispetto degli obblighi di chiusura e per evitare che le nuove strutture si configurino come mini OPG, senza garantire quelle condizioni di vita rispettose del valore stesso della vita umana.

Occorre invece tornare allo “spirito originale” delle battaglie di Basaglia e della L.180, che restituì dignità e cittadinanza alle persone malate di mente e chiudere definitivamente gli OPG.

Ne va della vita di chi vive in quelle strutture – talvolta da 30 e più anni, magari solo per aver rubato 7mila lire fingendo di avere una pistola in tasca – e ne va del grado di civiltà e democrazia dell’Italia tutta.