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Stamattina ho partecipato ad un incontro al Senato, in sala Zuccari, sulla medicina vegetale.

Ecco il mio intervento.

La fitoterapia moderna, diversa dalla tradizione erboristica, è una pratica clinica basata sulla somministrazione in forme predosate di estratti di piante o preparazioni vegetali.

È sicura ed efficace, disciplinata dalla legislazione farmaceutica al pari dei medicinali di sintesi.

Rappresenta un’opportunità per una migliore cura della salute e una possibilità di risparmio per il SSN.

 

La crescita dell’uso medicinale delle piante è stata, negli ultimi 10 anni, rilevante, arrivando ad un valore, in Europa, di circa 6,6 miliardi di €.

In Italia il giro d’affari è arrivato a 900 milioni di €, con il 25% dei medici di famiglia e il 20% dei pazienti che utilizzano le medicine complementari tratte da erbe medicinali (prescritte dai medici o scelte senza consulto medico).

 

L’Italia ha recepito nel 2006 (con il D.Lvo 219) la direttiva europea sui medicinali di origine vegetale (Direttiva 2004/24/EC), pensata per facilitare l’immissione sul mercato europeo di medicinali vegetali che hanno già lunga tradizione di utilizzo in Europa e che devono superare le stesse regole degli altri medicinali.

Ma lo scenario italiano resta poco regolato. Più dell’80% dei prodotti fitoterapici sul territorio italiano risulta non regolamentato dalla legislazione del farmaco, a differenza di quanto invece accade nel resto d’Europa. Questo anche perché le regole del farmaco rispondono a principi validi per i medicinali di sintesi, e non sempre risultano adatte alla autorizzazione dei medicinali vegetali.

 

La direttiva europea offre lo strumento per affermare standard farmaceutici alti e uniformi a livello europeo, limitando la dominanza di prodotti non regolamentati e di tradizione erboristica.

Per l’Italia questo potrebbe significare una maggior sicurezza di utilizzo di questi preparati diffusi soprattutto nelle fasce più delicate della popolazione come bambini, donne in gravidanza e anziani.

Ma perché questo accada occorre rivedere la legislazione e favorire questo passaggio, puntando l’attenzione delle istituzioni, come stiamo facendo oggi.

 

Il maggiore uso di medicinali vegetali potrebbe permettere una valida soluzione terapeutica con limitate reazioni avverse, una riduzione dei consumi e della spesa – per antibiotici e non solo – a carico del Servizio Sanitario Nazionale, senza perdere in efficacia delle cure, sia per gli adulti che per i bambini.

 

I medicinali vegetali presentano un intervento meno sintomatico ma più curativo con un benefit a lungo termine sulla salute.

 

Per diffondere l’uso di medicinali vegetali i prodotti devono essere sicuri, ben etichettati, registrati nel rispetto delle norme.

In Italia ad oggi sono state concesse solo due registrazioni di medicinali vegetali tradizionali e non è stata rilasciata alcuna autorizzazione a medicinali vegetali di uso consolidato (come previsto dalla normativa comunitaria): siamo così in uno scenario difficile e scoraggiante per le imprese del settore.

 

Insomma sempre più medici e pazienti credono nei medicinali vegetali, ma mancano regole, prassi e volontà di aprire per questi prodotti un mercato qualitativamente superiore.

Così l’uso di prodotti vegetali è diffuso come supporto al benessere, ma si fa fatica in Italia a riconoscerne la dignità terapeutica.

Questo, oltre a far perdere al paziente italiano delle valide opportunità di cura, rappresenta un pericolo per il corretto utilizzo di tali preparati che presentati come integratori non forniscono una corretta informazione su dosaggio, controindicazioni e indicazioni terapeutiche.

 

Con l’iniziativa di oggi, cui ho aderito con grande piacere, spero si possa aprire il dibattito per portare la legislazione italiana – così come le abitudini di medici e pazienti – ad un maggiore riconoscimento e ad una maggiore diffusione della fitoterapia.