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Questa mattina sono intervenuta in rappresentanza del Senato alla presentazione del premio per i diritti umani di Non c’è pace senza giustizia.

Di seguito il mio intervento.

 

Gentili ospiti,

è per me un grande piacere essere qui, oggi, in occasione della cerimonia di conferimento del “Premio No Peace Without Justice per i diritti umani”.

Ringrazio gli organizzatori dell’invito e vi ringrazio davvero molto per il lavoro prezioso che svolgete dal 1993, anno in cui l’associazione ha iniziato ad operare per i diritti umani nel mondo e per la promozione dello Stato di diritto e della legalità come elementi fondanti della democrazia in ogni contesto globale.

Viviamo sempre più in una società dinamica, in perenne trasformazione, iperconnessa, nella quale i destini di ciascuna e ciascuno sono intrecciati con quelli degli altri e in cui la sfida di difendere e rilanciare la democrazia è quotidiana e universale.

La libertà e i diritti – umani, civili e del lavoro – sono i pilasti su cui le democrazie si sono affermate e sviluppate. Ma non si tratta di una storia lineare, rispetto alla quale possiamo considerare acquisite e sicure le conquiste ottenute.

Quelle conquiste vanno invece difese e sostenute, per non rischiare arretramenti e per divenire la base di una sfida sempre maggiore, una sfida che non può terminare finché nel mondo ci saranno ingiustizie e violazioni dei diritti delle persone.

Ecco perché l’impegno appassionato e competente di associazioni come “Non c’è Pace senza Giustizia” è da apprezzare, sostenere, condividere.

È un impegno che mira ad alimentare il dibattito pubblico e l’informazione attraverso campagne di sensibilizzazione, progetti di sostegno, partnership tra istituzioni, ONG e società civile.

Per, ovviamente realizzare risultati concreti. Una scelta che nobilita le persone che se ne occupano quotidianamente.

Il Premio assegnato oggi si inserisce in questa attività, con l’obiettivo di sostenere quegli attivisti politici o della società civile, quelle ONG o quei gruppi di cittadini che si battono per la tutela dei diritti umani, per la democrazia e la giustizia, in Italia e nel mondo.

Voglio sottolineare in Italia, perché una delle finalità del lavoro di “Non c’è pace senza giustizia” e di questo premio – che ha due categorie, una nazionale e una internazionale – è proprio accrescere visibilità e peso per avere risultati della battaglia per i diritti umani anche da noi.

Si tende spesso a credere che la questione dei diritti umani sia una questione di paesi non democratici o ancora in via di sviluppo, come se fosse sufficiente uno stato formalmente democratico per garantire a tutti libertà e diritti, rispetto della propria integrità e dignità come persona. Penso in particolare alle DONNE! …

Così non è, e lo vediamo ogni giorno in Italia, in Europa e nei paesi ricchi, democratici e sviluppati, come in quelli poveri o dove ci sono dittature.

L’esempio dei temi di impegno dei soggetti premiati – carceri, con particolare riferimento interno, e donne – lo dimostrano pienamente.

Che nelle nostre carceri i detenuti vivano in condizioni indecenti, incivili e non rispettose dei diritti umani è questione oggettiva, anche se purtroppo non condivisa al punto da non averci permesso di trovare soluzioni stabili.

E che le donne, nel mondo come in Italia, vivano condizioni in cui troppo spesso i diritti sono violati è una consapevolezza acquisita, dai movimenti femministi da tempo, ma anche finalmente da larghe fasce di società civile, uomini compresi. È una questione di violenza, di riconoscimento delle differenze, di parità di opportunità, di uguaglianza nel rispetto delle differenze.

Su entrambi i temi – carceri e diritti delle donne – questo Parlamento ha iniziato ad agire, con il decreto legge per la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e la riduzione controllata della popolazione carceraria, e con la ratifica della Convenzione di Istanbul, che considera la violenza contro le donne una violazione dei diritti umani e impone agli stati aderenti di adottare azioni e cambiamenti culturali per contrastarla ed eliminarla.

Voglio poi citare anche il lavoro della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, presieduta dal collega Manconi, che testimonia che la sfida è ancora aperta. La Commissione era nata per occuparsi di diritti umani a livello internazionale, ma poi dalla scorsa Legislatura si è concentrata  sugli “ultimi” nel nostro Paese: gli immigrati e i detenuti, e le detenute madri. Una scelta politica di serietà e responsabilità.

In questi primi mesi di attività della XVII Legislatura, la Commissione ha già visitato diversi Centri di identificazione e espulsione (CIE), Centri di prima accoglienza (CPA) e istituti penitenziari, compresi i reparti dove è applicato il regime di 41 bis.

Vorrei rendere merito al Presidente Manconi per il lavoro impegnativo che svolge.

I diritti umani sono diritti fondamentali, assoluti, che non non possono essere trascurati da nessun Paese che voglia considerarsi e che voglia essere considerato democratico e civile.

È per questo che ringrazio ancora “Non c’è Pace Senza Giustizia”, ringraziamento che indirizzo in questo modo a tutti i soggetti che si spendono quotidianamente per rendere l’Italia e il mondo un luogo più giusto, più libero, più uguale.

Ringrazio gli organizzatori del convegno, i relatori, la Commissione giudicatrice del Premio che ha selezionato i candidati e, soprattutto, i vincitori del premio, i quali, con il loro operato quotidiano, il loro coraggio e determinazione, affrontando situazioni particolarmente difficili e rischiose, hanno dato un contributo concreto in materia di diritti umani.

Grazie di cuore.

Grazie a nome di tutto il Senato della Repubblica italiana.