• News

Oggi ho partecipato all’iniziativa di Banca Etica per celebrare i primi 15 anni di attività, durante la quale è stata presentata la ricerca sull’impatto di Banca Etica in questi anni.

Di seguito il mio intervento.

Innanzitutto grazie dell’invito ad intervenire oggi. È per me un onore celebrare con voi questa importante giornata.

 

Abbiamo sentito numeri impressionanti:

15 anni di attività, quasi 37mila soci, più di 200 collaboratori, 39mila clienti, 883 milioni di euro depositati, 23.500 progetti in tutte le Regioni, di cui più di settemila attivi, per un totale di 1miliardo 800milioni di euro finanziati.

E, come emerge dalla ricerca, un impatto decisamente positivo sui beneficiari dei finanziamenti, in termini di effettivo miglioramento delle condizioni di vita o di lavoro.

 

Quello di Banca Etica è un impegno quotidiano al fianco di soggetti privati, istituzioni e cittadini – che per la metà arrivano dopo un rifiuto da parte di altri istituti – per sostenere progetti di tutela ambientale, commercio equo e solidale, cooperazione internazionale, microcredito, servizi socio-sanitari per persone e famiglie, lotta all’esclusione.

 

Banca Etica è un modello: un modello di credito, un modello di sviluppo e di crescita, un modello di qualità dei valori democratici e di convivenza della nostra comunità.

 

È il primo ed unico istituto di credito italiano che non persegue l’obiettivo di massimizzare i profitti, ma di conciliare il guadagno con un impatto positivo per società e persone.

 

L’etica che definisce la mission della Banca significa sobrietà, trasparenza, partecipazione larga, e attenzione prioritaria alla sostenibilità sociale e ambientale dell’azione economica.

 

 

Banca Etica fa da 15 anni quello che tutto il Paese dovrebbe fare e che non siamo ancora riusciti.

 

Banca Etica lavora per un’Italia solidale, collaborativa, intelligente, rispettosa dei diritti di tutte e tutti, generosa, e per questo vincente.

 

Quando dico che Banca Etica è un modello non lo dico come espediente retorico, ma come effettiva guida per quello che dobbiamo fare.

La dimensione etica che dobbiamo tutti scegliere e adottare non è un valore astratto, ma pragmatico. Come non può che essere per una Banca.

 

Si è scelto di indirizzare il risparmio verso l’interesse e il benessere di tutti.

Dobbiamo indirizzare il rilancio e la crescita dell’Italia verso l’interesse e il benessere di tutti.

 

Lo ha ricordato il Dalai Lama in una conferenza qualche giorno fa alla silicon valley: “Anche il business richiede un senso etico: dobbiamo educare le persone ad accrescere il proprio interesse per il benessere altrui.”

 

Dobbiamo fare della sostenibilità etica il motore dello sviluppo e del convivere.

 

Il perché lo spiega una frase di Rita Levi Montalcini: “il nostro modo di vivere e di pensare, il nostro modo di produrre, di consumare e di sprecare non sono compatibili con i diritti dei popoli. I meccanismi perversi dell’attuale modello di sviluppo provocano l’impoverimento, i depredamento degli ecosistemi, la negazione delle soggettività e delle differenze”.

 

La direzione per cambiare è una direzione etica.

 

Ne parla Aristotele, per primo, di etica, nello studio sulla condotta degli uomini; e poi Hegel nella Filosofia del diritto, dove introduce la distinzione tra moralità, l’aspetto soggettivo della condotta delle persone, e etica appunto, l’insieme di valori e regole per il corretto vivere, produrre e convivere in ogni società e nel mondo.

La dimensione etica esprime i criteri condivisi in base ai quali si giudicano i comportamenti e le scelte delle persone, delle imprese, dei soggetti associativi, delle istituzioni, delle società.

 

L’etica richiama valori e responsabilità che ciascuno di noi – ciascuno per sua parte e noi che rappresentiamo le Istituzioni sapendo dare per primi il buon esempio – deve assolvere ogni giorno e in ogni contesto della vita.

 

Nel mondo che cambia, con trasformazioni continue che chiedono di essere governate, etica è una parola che deve risuonare concreta in tutti i nostri discorsi: un valore che deve condizionare tutte le nostre azioni, che deve essere fondamenta della nuova architettura del sistema sociale ed economico nazionale, europeo, globale.

 

Questa nuova architettura dovrà fare leva su un modello di sviluppo centrato su un nuovo paradigma dell’innovazione etica: ricerca e formazione, qualità, saperi e merito, responsabilità sociale ed ambientale, diritti, legalità, parità di genere.

Un paradigma che Banca Etica conosce e pratica, un paradigma che è già vincente per il made in Italy, il cui successo è dato dalla magia dell’unione di qualità produttiva e qualità della vita.

 

Ripartire dall’etica e ripartire dal made in Italy significa ripartire da noi stessi: da chi sa difendere e rendere forti i valori della nostra democrazia.

 

In questa ottica anche Banca Etica è espressione del made in Italy.

Difende e diffonde valori che sono nostri e che dobbiamo saper ritrovare, riconoscere, assumere nuovamente.

Portando il nostro modello in Europa, prima, per condividere con l’UE l’idea di uno sviluppo etico, e poi per affrontare così la società e l’economia globale.

 

Non possiamo pensare seriamente a nessuna prospettiva di sviluppo o di cambiamento che non sia inserita in un contesto europeo ed europeista.

Ma in Europa non dobbiamo starci passivamente: dobbiamo invece ritrovare il protagonismo di una via italiana alla crescita.

 

È significativo, in questo senso, che Banca Etica stia aprendo la sua filiale europea (in Spagna, a Bilbao), segno che questo che sto dicendo non è – torno a dire – un ragionamento astratto, ma molto concreto. Banca Etica, come molte eccellenze del made in Italy, sta realmente esportando un modello.

 

Pensando a questa idea di un’etica quotidiana e pragmatica, mi viene in mente una citazione di Gianni Rodari, che spiega come, davanti alle preoccupazioni, alle malattie e ai problemi che intristiscono gli adulti, i bambini invece reagiscono diversamente: “la domanda che li appassiona è: allora cosa dobbiamo fare? Non nasce in loro una disperazione, […] ma la richiesta di qualcosa da fare, che fa appello a quello che Gramsci ha chiamato così bene l’ottimismo della volontà.”

 

Ecco, dobbiamo ritrovare quello sguardo pulito sul mondo e quell’ottimismo pragmatico dei bambini.

 

Dobbiamo, ritrovando la forza di quello sguardo naturalmente etico, guardare in modo nuovo e positivo al futuro, sapendo contare sulle energie e sulle forze di tutte e tutti.

Credo che l’uguaglianza e la parità di genere – una uguaglianza fondata su riconoscimento e valorizzazione delle differenze – sia componente essenziale della dimensione etica con cui vogliamo ritrovarci comunità competitiva.

 

Non solo perché le donne portano – secondo ricerche e studi – una crescita dell’attitudine etica nei contesti sociali e di lavoro, ma soprattutto perché una società etica è una società che rispetta, lascia esprimere e valorizza il contributo di ciascuna e ciascuno dei suoi componenti.

 

Nel presentare la ricerca il Presidente Biggeri definisce Banca Etica una banca in cui “l’interesse più alto è quello di tutti”.

Ho spesso detto – ed è una frase che rappresenta il mio modo di pensare – che il futuro è di tutti, ma è uno solo. Dobbiamo allora condividere i modi con cui lo pensiamo e lo costruiamo e dobbiamo farlo – sono d’accordo –  nell’interesse di tutte e di tutti.

È una responsabilità e una sfida che sento mia da sempre, e che mi porta ad essere molto in sintonia con i valori che esprimete.

 

Ma è una sfida e una responsabilità che devono sentire le istituzioni tutte – dal Parlamento al Governo a quelle locali -, per restituire credibilità al sistema e fiducia alle persone.

 

Siamo in un momento potenzialmente storico, con le necessità di intese larghe e l’urgenza di risposte profonde che potrebbero portare davvero a quel cambiamento che da troppo tempo evochiamo.

Dobbiamo sapere che senza una forte impronta etica non sarà vero cambiamento.

 

Ringrazio allora Banca Etica per ricordarcelo con il suo lavoro: vi ringrazio per questi primi e per i prossimi 15 e più anni al servizio di un Paese migliore.