Stamattina ho partecipato alla cerimonia per la Festa del lavoro al Quirinale.

Vi segnalo il bel discorso del Presidente Napolitano, che ha ricordato – cosa che condivido pienamente – che siamo in una condizione di “allarme lavoro” e che il lavoro – secondo quanto indicato il Costituzione – deve essere la priorità di impegno per tutte le Istituzioni.

Significa difendere il lavoro, ma anche crearne di nuovo, con nuove e più coraggiose scelte di crescita e politica industriale , a livello italiano ed europeo, con particolare attenzione al lavoro per giovani e donne. Ma significa anche ritrovare il valore del lavoro e farne la base concreta di un nuovo senso di comunità nazionale.

Tornando alla cerimonia di questa mattina, mi ha molto emozionato la poesia letta da Lina Sastri, “Il Canto dei disoccupati”, di Piero Bigonciari, che vi riporto di seguito. Buon 1° maggio a tutte e tutti.

 

IL CANTO DEI DISOCCUPATI – di Piero Bigonciari

Gli esili fumi che sbocciavano sulle ciminiere
erano i fiori nati dal nostro lavoro, dalla nostra carne.
Dalle terrazze ci guardavano le donne,
i volti rossi dalle fiamme dei forni,
il lavoro ci cresceva tra le mani
come la messe dalla terra,
ci avvampava il cuore di giovinezza.
Nei declinanti autunni la pioggia rivelava
sotto la carne nera la nostra innocenza, la nostra stanchezza
filoni di un nuovo tesoro.
Gli alberi si piegavano, incantata fiumana
da una mano che ghiacciava l’aria
e sui monti stendeva la disperazione,
a piangere sui nostri capi scarruffati.
Tremava il poco denaro nelle tasche,
si pensava all’odore del pane, al riso dei figli:
sulla strada gelata nascevano
pei nostri occhi.
La nostra sapienza era il lavoro.