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Una ricorrenza di cui poco rallegrarsi, quella del 3 ottobre, a un anno dalla tragedia con cui il nostro Mediterraneo ha restituito 366 vittime accertate. Si parla spesso di ‘vittime del mare’, eppure tutti sappiamo che quelle, come le morti precedenti e tutte quelle che ancora scandiscono il nostro calendario quotidiano, sono vittime degli uomini, di schiavisti senza scrupoli legittimati dalla povertà e dalle guerre a trattare di esseri umani come si tratta di merci qualunque.

La colpa non è del mare, se si susseguono tragedie da almeno vent’anni nei luoghi di transito tra sud e nord, tra oriente ed occidente, tra stati di guerra e condizioni di pace. Un travasare di uomini e donne, e molti bambini, verso una sponda che spesso viene meno. Che la proposta di legge per istituire la Giornata per la memoria dei migranti sia stata assegnata alla Commissione Affari Costituzionali è un buon segnale, almeno per ricordare, a noi stessi prima che al resto del mondo, quanto sia importante costruire un futuro di azioni condivise sia a livello nazionale che europeo ed extraeuropeo. Il 3 ottobre dovrà essere la data con cui commemorare, ossia condividere memoria, su tutti quei viaggi che non hanno conosciuto punto di arrivo. Tutelare i richiedenti asilo, assistere i rifugiati, garantire politiche pubbliche che sappiano veramente governare i flussi migratori: non sono speranze ma un progetto politico serio, azioni che qui, e ora, devono costruire le condizioni affinché non si muoia più di migrazione. Non si dovrà più morire di migrazione. E a renderlo possibile non saranno solo operazioni come Mare Nostrum, ma adeguate politiche di accoglienza, di libertà di circolazione verso i ricongiungimenti familiari, e verso quei territori in grado di includere i migranti nel sistema sociale senza confinarli in comunità chiuse prive di futuro.