I miei impegni istituzionali mi hanno impedito di partecipare al Convegno organizzato dall’istituto M.Raeli di Noto per omaggiare la figura di Teresa Schemmari.

Queste le mie parole, che ho inviato quale indirizzo di saluto

Buongiorno a tutte e tutti, grazie per l’invito.
È un dispiacere per me non poter essere con voi, per sopraggiunti impegni istituzionali, a condividere la vostra importante iniziativa, in ricordo di Teresa Schemmari, ma sono onorata di poter inviare il mio saluto e comunicarvi il mio totale apprezzamento per le vostre attività che, con il coinvolgimento delle scuole, contribuiscono alla valorizzazione della storia al femminile delle nostre comunità locali.
Come persona, come donna, come Vicepresidente del Senato, è per me un privilegio poter contribuire, oggi, alla memoria di Teresa Schemmari, a quanto fatto da questa donna per la propria terra, per la ricerca antropologica come mezzo di conoscenza, per l’impegno politico come esercizio della solidarietà.
Siano di esempio, e lezione di vita prima ancora che di scienza e cultura, i suoi interessi per la letteratura, per la politica, per la conoscenza di realtà storico-antropologiche confinate spesso ai margini della storiografia ufficiale dominante, come è stato per i suoi studi sui Caminanti, nomadi di Sicilia.
Le ragazze e i ragazzi di Noto, oggi, in particolare le ragazze e i ragazzi dell’Istituto “M. Raeli”, con l’intitolazione di un asilo nido alla loro conterranea Teresa Schemmari, valorizzano l’eredità di un prezioso impegno intellettuale, il ricordo di una unicità che si è fatta storia raccontando storie, la forza di una condotta di vita che oggi possiamo proiettare al futuro per le donne e gli uomini di domani. Del resto, quale migliore simbolo di futuro può esserci rispetto a un asilo nido?
Credo che iniziative come quella di oggi siano un’occasione per consolidare la nostra memoria e, di conseguenza, la nostra identità culturale, avvicinandoci con gratitudine e con rispetto a tutte quelle storie di donne che hanno contribuito, con la loro arte, la loro conoscenza, il loro impegno civile, a sottrarre donne e uomini a vecchi vincoli sociali, all’arretratezza di molti pregiudizi ancora oggi diffusi, alle tante incrostazioni culturali appartenenti a una storia scritta solo per metà.
Trovo fondamentale che sia proprio l’esperienza di Toponomastica Femminile, progetto scolastico per la valorizzazione del contributo delle donne nella costruzione della società, a consolidare le fondamenta del ricordo di Teresa Schemmari, perché è solo dalla scuola che possono essere modificati i modelli dominanti con cui si condividono, oggi, i modi di intendere il genere, l’identità, la libertà di scelta delle persone.
Modelli spesso arcaici, direttamente ereditati da pesanti dettami “antropologici”, di tipo patriarcale, altre volte figli del più moderno consumismo pubblicitario, che sull’identità, in particolare delle giovani generazioni, opera consolidando stereotipi sessisti e vecchi luoghi comuni sia sui desideri maschili che femminili.
I nostri ragazzi e le nostre ragazze meritano di più di quanto non offrano oggi quei modelli dominanti, e scrivere una toponomastica al femminile, ricordando le tante donne che molto hanno fatto per la storia del nostro Paese, pur figurando spesso come protagoniste marginali nei racconti di quella storia, vuol dire scrivere un simbolo di cambiamento, vuol dire riconoscere il contributo di tutto il mondo della scuola a una nuova cultura del rispetto e della reciprocità, dell’uso di un linguaggio rispettoso verso la differenza di genere.
Non possiamo nascondere che iniziative come la vostra possono contribuire veramente a costruire il contesto culturale della condivisione, della qualità delle relazioni tra uomini e donne; così facendo si lavora anche per la prevenzione e per il contrasto della violenza verso le donne e della loro discriminazione.
Questa è la scuola di cui ha bisogno il nostro Paese, una scuola che – insieme alle realtà dell’associazionismo e delle istituzioni – possa promuovere, anche attraverso l’alto valore simbolico di iniziative come le vostre, nuova conoscenza e sensibilità, nuovi legami tra passato e futuro.
Mi permetto di sottolineare, a tal proposito, che il disegno di legge depositato in Senato, di cui sono prima firmataria e sottoscritto da molte senatrici e senatori di diversi partiti, per l’introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere, nelle scuole e nelle università, è un passo importante proprio per contribuire alla realizzazione di quella nuova mentalità di cui riscontriamo urgente bisogno.
Ho sempre pensato che introdurre l’educazione di genere, e la prospettiva di genere, nella scuola, non significhi solo dare a insegnanti e studenti gli strumenti per agire sull’eliminazione di pregiudizi, costumi, e pratiche basati sull’idea subalterna della donna, ma significhi anche introdurre, nei libri di testo così come nei materiali didattici, la conoscenza del contributo delle donne nelle varie discipline: nella letteratura, nella scienza, nell’arte, nella storia, dove le donne, spesso, sembra non siano mai esistite.
Questa innovazione trovo sia molto importante, e interroga il nostro sistema scolastico su temi per i quali il nostro Paese può e deve fare di più: da qui parte la prevenzione delle violenze e delle discriminazioni nei confronti delle donne, da qui inizia il futuro delle donne e degli uomini di domani, da qui comincia un percorso di piena cittadinanza per tutte e tutti gli italiani.
Credo che le indicazioni contenute nella Convenzione di Istanbul, fondamentale piattaforma di progettazione sociale per gli anni a venire, siano in proposito di grande rilevanza politica; attuare quella Convenzione, infatti, vuol dire anche realizzare le misure fondamentali della prevenzione, e non solo del contrasto, delle discriminazioni e delle violenze, coinvolgendo la famiglia, la scuola, i media, il mondo del lavoro.
Questo disegno di legge, inoltre, persegue concretamente gli obiettivi e i mezzi contenuti nella Risoluzione 2012/2116 (INI) del Parlamento europeo, del 12 marzo 2013, sull’eliminazione degli stereotipi di genere nell’Unione europea, nonché nel cosiddetto obiettivo strategico B4 dell’Unione europea, fissando tra gli obiettivi nazionali dell’insegnamento e delle linee generali dei curricoli scolastici la cultura della parità di genere e il superamento degli stereotipi.
Una coerenza politica e culturale, dunque, con il più avanzato diritto internazionale, di cui il nostro paese non può più fare a meno.
Non solo, ma come ho avuto modo di dire in tante altre occasioni, la discriminazione delle donne, la loro marginalità nella storiografia dominante, riguardano, soprattutto, l’identità maschile.
Il permanere di stereotipi e discriminazioni nei confronti delle donne imprigiona anche gli uomini in altrettanti codici di comportamento e comunicazione. Riscriviamo dunque, insieme, la grammatica dei sentimenti con cui ogni giorno costruiamo i nostri giudizi, le nostre relazioni, le nostre valutazioni.
È fondamentale che i gruppi di ricerca di Toponomastica Femminile e tutti i soggetti coinvolti nei loro progetti proseguano lo straordinario lavoro fatto finora in più comuni d’Italia, contribuendo a portare alla luce il contributo delle donne alla nostra identità culturale.
Scrisse Marcel Proust che “il vero viaggio verso la scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”: ecco, io credo che chi compia attività di ricerca storica o artistica valorizzando anche la prospettiva di genere, doni a tutte e tutti noi nuovi occhi, nuove lenti con le quali leggere la nostra identità, nuove energie indispensabili per affrontare le sfide del futuro, perché il “doppio sguardo” di donne e uomini è il miglior modo di guardare la realtà.
Per questo mi auguro che anche le mostre di Toponomastica Femminile possano continuare a viaggiare in tutto il nostro Paese, in tutte le nostre comunità, attraversando persone e istituzioni senza alcun confine ideologico né pregiudizio.
Un sentito e profondo grazie, dunque, rivolgo a voi che contribuite, con il vostro lavoro, a dare nuovo valore agli spazi pubblici, facendo emergere le tante storie di donne che molto hanno fatto per il proprio Paese, con la creatività nell’arte, con la moralità e il coraggio nella politica, con la ricerca e lo studio nella scienza, con la responsabilità e il senso del bene comune nell’impegno civile.
Il vostro omaggio a queste donne è anche un omaggio rivolto al futuro, un modo per rendere più matura la nostra democrazia e per dare alla differenza femminile il giusto valore che merita.
Ancora grazie a tutte e a tutti.