Saluto della Vicepresidente del Senato Valeria Fedeli

Gentili ospiti, care signore e signori,

saluto e ringrazio ciascuna e ciascuno di voi, in particolare la collega Senatrice Laura Puppato, che ha invitato tutti noi a condividere le proposte sulle tematiche oggi presentate, e a Michele Dotti e Jacopo Fo, promotori del Festival EcoFuturo.
È importante che il Senato e tutte le istituzioni aprano le proprie porte al mondo della società civile, delle associazioni, dei movimenti, delle imprese, confrontandosi con chi ogni giorno, tra molte difficoltà, con le proprie attività opera per costruire proposte e partecipare al cambiamento.
Per questo è con grande piacere che ho ricevuto l’invito a portare i miei saluti e quelli del Senato, e colgo questa occasione per esprimere i miei più vivi complimenti a tutte le persone che hanno contribuito a realizzare il Libro bianco di Ecofuturo, che oggi viene presentato.
Io credo che l’incontro di oggi sia molto più di una conferenza stampa.
L’incontrarsi fra persone che hanno a cuore, ciascuno con il proprio ruolo e la propria funzione, tematiche come lo sviluppo sostenibile e la Green economy, è un’operazione culturale e politica di primaria importanza.
Il libro presentato oggi ci riporta molte informazioni importanti ma soprattutto ci ricorda, in maniera completa, competente e aggiornata, quanto il nostro Paese possa e debba ancora fare per valorizzare pienamente le nostre ricchezze e le nostre conoscenze.
Parlando di sviluppo della Green economy, un’economia che, attraverso le fonti rinnovabili, si basa su una produzione a basso impatto ambientale, il tornaconto per l’Italia è quantificabile, secondo il Libro bianco di Ecofuturo, in 200 miliardi di euro di risparmi.
Grazie ad un maggiore sviluppo delle eco-tecnologie, solo per quanto riguarda le abitazioni, si potrebbero risparmiare qualcosa come 100 miliardi di euro, ai quali si aggiungerebbero altri 20 miliardi dal settore dei trasporti pubblici e privati e altri 20 miliardi da quello dei rifiuti. A tutto ciò si sommerebbero altri 20 miliardi risparmiati dalla distribuzione e dalla depurazione del ciclo idrico e 50 miliardi dal settore stesso dell’energia rinnovabile.
Queste vostre stime sui risparmi consentiti dalle eco-tecnologie ci parlano chiaramente della possibilità non solo di ridurre l’impatto ambientale della nostra vita quotidiana ma anche di valorizzare enormi potenzialità in termini occupazionali: le imprese diventerebbero più competitive e aumenterebbero la propria produzione generando, così, nuovi posti di lavoro.
Qualche dato vorrei ricordarlo anch’io. Ad oggi la Green economy in Italia vale, secondo la Fondazione Symbola, 101 miliardi di valore aggiunto, ovvero il 10,2% del Pil, e tre milioni di posti di lavoro (circa il 13% dell’occupazione totale nazionale).
Sono oltre 341 mila le aziende, dell’industria o dei servizi, che hanno investito negli ultimi sei anni (o hanno intenzione di farlo a breve) in tecnologie di questo tipo.
In poche parole, nonostante la difficile congiuntura economia, tra il 2008 ed oggi un azienda su cinque ha investito in fonti di energia rinnovabili.
A livello di competitività i risultati sono evidenti: secondo SWG il 19,6% delle imprese che ha fatto eco-investimenti esporta stabilmente contro il 9,4% che non ha ancora realizzato investimenti di questo tipo. La percentuale sale ancor di più se si considera il settore manifatturiero: oltre il 40% delle imprese green esporta contro il 24% delle imprese non attente all’impatto ambientale.
Per quanto riguarda l’impatto ambientale, i primi risultati positivi sono stati diffusi dall’Ocse: mentre nel corso del 2014 la produzione mondiale è cresciuta del 3,3%, le emissioni di gas serra sono risultate ai livelli del 2013.
Certo è ancora poco, però il nostro Paese ha intrapreso molti cambiamenti positivi che lasciano ben sperare per la qualità del nostro futuro sviluppo.
Ora è importante che il contributo sia di tutti, non di pochi soggetti particolarmente più sensibili di altri all’innovazione e alla tutela dell’ambiente.
Ho apprezzato in particolar modo l’ampia panoramica fornita dal Libro Bianco sulle nuove tecnologie oggi disponibili in Italia in molti settori.
Si tratta di tecnologie innovative che offrono validazioni e sperimentazioni molto positive e che potrebbero prendere rapidamente quota se diventassero parte di un piano d’azione nazionale.
E qui subentra l’importanza del ruolo della politica.
Oggi il concetto di sostenibilità dev’essere parte integrante di tutte le nostre azioni politiche, e la volontà di realizzare concretamente queste azioni dev’essere chiara, coerente, condivisa.
Credo che la fase che stiamo vivendo ha bisogno di riforme e di una visione strategica per ricollocare le nostre capacità, per innovare la nostra economia e i nostri modi di produrre. Una necessità di trasformazione che viene da lontano, scandita dal ritmo veloce della globalizzazione e dalla continua ricerca di equilibrio tra il dinamismo della competizione, la qualità e sostenibilità della crescita e dello sviluppo, e il bisogno – intrinseco a questa scelta – di etica, giustizia sociale, trasparenza, sicurezza ambientale e del lavoro.
Per molti anni, e ancora oggi, anche se con un ruolo e con funzioni diverse rispetto al passato, mi sono occupata di Made in Italy, in particolare di manifatturiero.
Anche quello è un settore dove l’innovazione portata avanti in nome della qualità ricade direttamente non solo sulla crescita delle imprese ma anche sui consumatori, sulla loro salute, sulle loro libertà di scelta in termini di tracciabilità dei prodotti e corretta informazione.
Oggi grandi opportunità occupazionali nascono dall’economia circolare, che si evidenzia nelle tante alternative da sostenere, ad esempio, rispetto allo smaltimento in discarica dei dispositivi tessili, che oltre a rappresentare un’azione con forte impatto ambientale è anche un costo per le imprese.
È possibile invece valorizzare al massimo la qualità di tutta la filiera produttiva dei tessili anche per il loro riciclo, e per farlo vanno sostenuti aggiornati strumenti di politica industriale.
Questo è un esempio, ne potremmo fare molti altri.
A proposito di politica industriale permettetemi di dire che questa la si fa bene solo se la si intraprende con una forte sinergia tra tutti i soggetti coinvolti. C’é bisogno di un continuo confronto tra le istituzioni nazionali e quelle locali, tra le risorse del territorio e la rappresentanza sia di lavoratori che imprese.
Per questo credo vada apprezzato il percorso intrapreso da Ecofuturo per costruire una “rete di reti” che coinvolga l’ecologismo in tutte le sue articolazioni: associazionismo, amministrazioni, imprese, istituti di ricerca, media.
Solo così si crea la giusta sensibilità culturale per partecipare al cambiamento con proposte concrete, competenti, complete.
La sfida è grande e ci riguarda tutti, perché dobbiamo essere capaci di realizzare, al più presto, nuovi stili di vita e nuovi modelli di produzione.
Fate bene a ricordarci che in Italia ci sono stati anche significativi progressi, come gli incentivi sulle rinnovabili e sull’efficienza di auto, abitazioni ed elettrodomestici, ma che stiamo procedendo comunque con troppa lentezza.
Significativo l’esempio che riportate, nel Libro Bianco, in merito al risparmio di un milione e mezzo di euro all’anno, ottenuto intervenendo a Padova, nel 2005, con la sostituzione di illuminazione stradale e caldaie, ottenendo tra l’altro anche premi e riconoscimenti sia nazionali che internazionali; eppure, dopo nove anni, Padova resta l’unico grande comune italiano ad aver completato questa riorganizzazione.
Voglio concludere però con un messaggio positivo, richiamandomi a una rinnovata volontà politica che anche in Parlamento ha dimostrato di saper intraprendere i giusti percorsi legislativi.
Ad esempio, qui in Senato abbiamo recentemente approvato il provvedimento sui reati ambientali, una legge che in una logica di giustizia riparativa riconosce il valore primario della protezione dell’ambiente anche come bene giuridico, e questo, in un Paese che purtroppo vede ancora un’elevata e capillare diffusione delle ecomafie, è stato un segnale molto importante.
Chiaramente, punire e contrastare non basta. Il rispetto e la valorizzazione dell’ambiente sono parte di una grande esigenza di formazione e informazione, di educazione e prevenzione.
Per questo proprio il mese scorso il Partito Democratico ha presentato un disegno di legge che inserisce, tra i principi fondamentali della nostra carta costituzionale, la tutela dell’integrità ambientale come presupposto necessario per il benessere dell’umanità, sancendo, da un lato, un vincolo di tutela degli ecosistemi e dei vari habitat naturali e, dall’altro, riconoscendo la pluralità dei beni ambientali e degli ecosistemi.
Io trovo che inserire la tutela dell’ambiente nella nostra Costituzione sia una straordinaria operazione di cambiamento dell’impostazione stessa con cui poi la politica legifera e agisce.
Un cambiamento nella cultura, nell’approccio, al concetto stesso di sviluppo, che o è sostenibile o evidentemente non è sviluppo, ma una crescita fine a se stessa e incapace di rispettare il nostro habitat in tutti i suoi aspetti.
Grazie e buon lavoro.