Ho avuto il piacere di presentare ieri a Viterbo il libro “Oh, Bimbe! Le ragazze di Adriana ” di Graziella Falconi, lo spaccato di un’epoca dell’impegno politico delle donne nel PCI.
Partendo da un convegno dedicato ad Adriana Seroni nasce questo libro ‘Oh bimbe! Le ragazze di Adriana’, di Graziella Falconi. In esso si rievocano tempi lontani ed è spunto per confronti e riflessioni. L’autrice ha ricostruito undici ritratti di donne comuniste del tempo. Il periodo è quello che va dal ’68 al ’78, decennio denso per la storia del Paese grazie alle tante battaglie per quei diritti dati oggi, un po’ imprudentemente, per acquisiti.
Da questi ritratti esce fuori la qualità, la passione e la competenza di queste donne che hanno portato il nostro Paese a fare enormi passi avanti per i diritti delle donne e per la parità di genere. ‘Queste donne oggi si possono chiamare per nome senza ignorarne il cognome. Le responsabili femminili nazionali del Pci sono state nell’ordine Nadia Spano, Lina Fibbi, Nella Marcellino, Nilde Iotti, Adriana Seroni, Lalla Trupia, Livia Turco, il libro è dedicato alle loro collaboratrici, alle funzionarie della sezione femminile centrale’. (pag. 22)
È del loro protagonismo come classe dirigente del tempo che si deve parlare. Un protagonismo di cui abbiamo avuto e abbiamo grandissimi esempi, ma che non è (ancora) divenuto elemento di sistema riconosciuto, in un paese in cui le donne fanno ancora troppa fatica ad esercitare una piena cittadinanza e subiscono ancora troppe discriminazioni, nonostante siano le più preparate, siano determinate e non hanno paura di esserci per contare.
Le ragazze di Adriana sono ancora oggi animate da fiera passione politica: Bianca Bracci Torsi, Anita Pasquali, Lalla Trupia, Livia Turco, Romana Bianchi, Isa Ferraguti, Alida Castelli, Grazia Labate, Pasqualina Napoletano, Silvana Dameri, Francesca Izzo. Sono loro a testimoniare, nel libro di Graziella Falconi com’erano sommerse nella loro militanza e come erano le donne di quei tempi ancora politicamente pionieristici, dove le battaglie erano ancora tante.
Dalle rievocazioni emerge una spavalda e coraggiosa generazione di donne sempre critiche verso i valori allora ricorrenti: ‘Dio, Patria e Famiglia’, ma anche ‘scomode’ verso quel Partito comunista cui avevano dedicato il proprio impegno di vita. Si racconta di donne che hanno vissuto tempi in cui l’essere donne in politica non era così scontato. E lo hanno fatto in un Partito che seppur non sempre culturalmente aperto, ha dato al Paese la prima Presidente della Camera dei Deputati, Nilde Iotti, e alcune donne ministre.
Se ci soffermiamo proprio sulla lunga e appassionata storia politica di Nilde Iotti vediamo che è stata parallela alla lunga e fondamentale stagione di conquiste per i diritti delle donne al lavoro e nel lavoro; battaglie in sede parlamentare e in forte connessione e condivisione con le battaglie del sindacato, delle donne del sindacato, e, in particolare del sindacato tessile della Cgil, diretto nel secondo dopoguerra da un’altra donna autorevole e prestigiosa, parte anche lei della costituente, Teresa Noce. Proprio Teresa Noce, e poi Lina Fibbi, e ancora Nella Marcellino, tutte dirigenti del sindacato tessile della Cgil, sono state promotrici di battaglie sindacali per il diritto al lavoro delle donne, per la tutela della maternità, per la tutela dell’infanzia, per la parità salariale tra donne e uomini a parità di mansione e di lavoro. Battaglie condotte e vinte spesso in forte polemica iniziale anche con prestigiosi dirigenti sindacali.

È importante ricordare Nilde Iotti perché è stata protagonista di una lunga stagione nella quale alle battaglie per i diritti del lavoro si associavano quelle per i diritti delle donne, per riconoscere loro un ruolo paritario nella società, senza negare le differenze. Riconoscimento del valore sociale della maternità, parità salariale, riforma del diritto di famiglia, introduzione del divorzio: tutte le grandi conquiste che hanno permesso alla società italiana di avanzare sulla stradea del progresso civico e sociale hanno visto Nilde Iotti in prima fila.
Il libro Oh, Bimbe! ha il merito di ricostruire la vita di donne impegnate – e certamente meno conosciute di Nilde Iotti o Teresa Noce – fin dagli anni ’50, nel PCI, per costruire una nuova società. Il passato rappresentato da quelle donne è anche la base del nostro presente, di una nuova generazione di donne amministratrici e politiche.
Nella sua nota introduttiva l’autrice cita uno scritto di Miriam Mafai che ben descrive Adriana Seroni: ‘era un fiorentina alta, grossa e prepotente. Abituata a lavorare con gli uomini sapeva che una certa dose di aggressività è indispensabile nell’attività politica e che una donna non deve soltanto farsi accettare in un gruppo dirigente, deve anche, in alcuni casi, saper imporre la propria volontà’. (pag. 13)
Tutte queste donne, insieme alle loro dirigenti, hanno lavorato duramente per costruire un paese più libero e pieno di opportunità per tutti, donne e uomini, adulti e ragazzi, bambine e bambini. Nel libro si ripercorrono anni importanti e impegnativi per la storia del nostro paese. si raccontano storie di donne che hanno iniziato la loro militanza da ‘bimbe’ e sono arrivate fino ai giorni nostri.
Ognuna ha combattuto le sue battaglie personali. Chi contro i genitori perché rinnegava il suo essere borghese. Chi per rivendicare il suo diritto di essere madre e dirigente politica. Chi per far vedere che valeva anche se non aveva potuto studiare. Chi contro una malattia. E tutte insieme hanno combattuto battaglie importanti come quella per il referendum sul divorzio o per l’aborto. Tutte insieme, inoltre, hanno dato il loro contributo al Pci anche su temi non esclusivamente femminili.
Il libro è utile, e importante davvero, innanzitutto per questo: perché raccontandoci storie di donne poco conosciute descrive un’epoca storica e l’evoluzione di un contesto in cui le donne erano ancora poco considerate. Queste donne hanno lavorato all’interno del Pci e hanno contribuito alla crescita del nostro Paese nei grandi e piccoli cambiamenti che ci sono stati. Dagli interventi sulla famiglia, sui diritti delle donne lavoratrici, per la parità salariale, sulla parità di genere, per il divorzio e per l’aborto.
Battaglie come quella che ha portato al riconoscimento della maternità non più come “affare privato” bensì come “funzione sociale”, quindi da tutelare. Proprio quel valore sociale della maternità è ancora oggi oggetto delle nostre battaglie, quando chiediamo una società più giusta e meno maschile, quando contrattiamo valori e regole di responsabilità delle imprese, quando ci troviamo ancora a dover rompere gli stereotipi femminili che “non rendevano le donne pari e differenti rispetto agli uomini”, quando ancora dobbiamo affermare la realizzazione del diritto ad una propria identità, non derivante dall’essere moglie, madre, figlia, sorella.
Le vittorie del passato ci spingono sulla strada di nuove sfide, per difendere ed allargare i diritti, per farli corrispondere alle diverse condizioni sociali. Le donne, le lavoratrici, sono ancora quelle che più pagano la precarietà. Perché la precarietà non conosce la maternità, perché accadono cose atroci come le “dimissioni in bianco” che tante sono obbligate a firmare al momento dell’assunzione contro il “pericolo” della maternità.
In questo il Jobs act rappresenta anche un’innovazione fondamentale, anche se non sufficiente. Dobbiamo allora lavorare per un welfare capace di sostenere la libera scelta delle donne verso il lavoro, per facilitare la carriere, per condividere le responsabilità, per conciliare tempi privati e di lavoro.
Dobbiamo combattere le tante diseguaglianze che ancora pesano sulle donne, sulle giovani generazioni, che non vedono riconosciuti i loro talenti, le loro competenze, il loro fondamentale apporto – insostituibile – in una società democratica, civile e moderna.
Certo, tante delle cose che noi oggi diamo per scontate, in passato non lo erano. Ed è anche grazie alle donne raccontate nel testo se noi oggi possiamo vantare la tutela di molti diritti sul lavoro, nella maternità, nella carriere, nella retribuzione. Oggi sembra scontato che una donna possa essere Presidente della Camera, Segretaria generale di un sindacato, ministra. Ma questo era tutt’altro che scontato quando queste generazioni si affacciavano alla vita politica.
Anche noi oggi dobbiamo provare a lavorare continuando l’esempio di coloro che ci hanno preceduto. Oggi le donne devono essere protagoniste di una politica a tutto tondo, che si occupa del paese tutto, delle necessità, delle speranze, degli obiettivi futuri da realizzare.
Il libro ci aiuta a prendere esempio dalla storia per contribuire al rilancio dell’Italia, dalle risposte alle urgenze sociali alle riforme di sistema necessarie. Le donne sanno essere soggetti di cambiamento, un cambiamento nell’interesse di tutti, per il bene della comunità. Non è un auspicio, è una realtà dimostrata.
Oggi di cambiamenti – non solo in Italia – ce ne sono stati molti, e a partire dalla Conferenza di Pechino del 1995 possiamo notare che sono state messe in moto molte energie e che c’è stato un cambio fondamentale di archetipo culturale e politico: per superare le discriminazioni verso le donne bisogna realizzare politiche in tutti i campi e le donne devono stare nei luoghi della decisione politica, istituzionale, sociale e civile.
La Conferenza di Pechino rappresenta l’inizio di un grande cambiamento, perché con quell’evento abbiamo intrapreso un percorso per contrastare l’emarginazione, le discriminazioni e le violenze su donne e bambine, e per raggiungere gli altri due obiettivi programmatici fondamentali: lo sviluppo e l’uguaglianza delle pari opportunità nel rispetto e valorizzazione delle differenze.
Per questo oggi dobbiamo saperne fare tesoro e proiettare al futuro i principi e gli obiettivi di quella Piattaforma, per definire le scelte prioritarie che dobbiamo assumere, per ricreare una sinergia, una relazione effettiva fra le donne e gli uomini che stanno nelle istituzioni, con le donne e gli uomini che stanno nella società civile.
Questioni che coinvolgono pienamente anche i partiti e le loro esigenze di rinnovamento, in un momento in cui esiste una crisi di rappresentanza in tutti i corpi intermedi. Qualificare l’importanza e la necessità democratica della presenza equilibrata tra donne e uomini vuol dire anche questo, rafforzare la fiducia verso le istituzioni, migliorare il legame tra cittadini e politica.

Il Libro.
Nel febbraio 2014 un gruppo di donne ha risposto all’invito della Fondazione Nilde Jotti per ricordare Adriana Seroni, la dirigente del Pci scomparsa nel 1984 responsabile dell’Organizzazione del Partito. Queste donne sono state le sue collaboratrici, le sue ragazze, quelle che lei ‘coccolava, rimbrottava apostrofandole con il toscanissimo ‘Oh Bimbe!’.
“Oh, Bimbe! Le ragazze di Adriana ” di Graziella Falconi è diviso in undici capitoli, ognuno racconta la vita di una di queste donne. Nei vari racconti ognuna di loro parla del rapporto con Adriana Sironi, con il Pci e di come a loro modo hanno dato un contribuito per la parità di genere.
La prefazione è di Marianna Madia (pag. 12). In essa sottolinea l’importanza del lavoro di queste donne affermando che ‘Graziella ha centrato il punto. Se non avessimo avuto l’impegno delle donne politiche di quella generazione del dopoguerra, non avremmo molti dei diritti che oggi riteniamo acquisiti e non scontati’.
1. Bianca il presente continuo. (Bianca Bracci Torsi)
Bianca Bracci Torsi è morta nel dicembre del 2014. Partigiana. È stata una autorevole dirigente comunista.
‘Lei Bianca è figlia del Presidente degli industriali di Pisa. Una famiglia alto borghese di medici diventati industriali nel ramo farmaceutico. Una famiglia che a Bianca stava stretta, intessuta di noia, di imposizioni morali e di regole di comportamento fatte apposta per torturare la sua infanzia, assetata della vita aldilà del muro di cinta del suo giardino, di avventure che soltanto i bambini di strada, i proletari, avrebbero potuto assicurarle. Ma quelli lei non doveva frequentarli. E non ne capiva il perché’. (pag.30)
Così da giovane inizia a lavorare nell’azienda di famiglia, ma cerca solo di mettere zizzania tra il padre e le dipendenti ad esempio consigliando loro di non sposarsi e di rimanere incinte perché una donna sposata può essere licenziata e una incinta no! Poi si licenziò. ‘Voleva sperimentare, conoscere e assumere fino in fondo le difficoltà della classe operaia. Si trovò un posto di lavoro in campagna. […] Doveva far dimenticare da dove veniva, riscattare la vergogna della sua nascita borghese. […] Una parte della sua eredità la consegnò come sottoscrizione nelle casse del Partito Comunista.’
Si sposa con un artista e con lui ha un figlio. Va a vivere a Roma dove inizia a scrivere per Noi Donne, poi Paese Sera. Con il Partito va in visita in delegazione in Urss in cui nota come siano molto più avanti con la parità di sessi rispetto all’Italia. Dopo la fine del secondo matrimonio si innamora di un ex partigiano. ‘Nel frattempo la sua militanza nel Pci si era fatta sempre più assidua. Al lavoro di base nella sezione di Montesacro, dove era andata ad abitare con suo figlio, si unì quello nella zona sublacense’. Inizia a collaborare con L’Unità, poi verso i primi del ’69 fu chiamata alla sezione femminile centrale.
Nel raccontare Adriana Seroni dice ‘eravamo un gruppo di compagne diverse per età e formazione politica, ma lavoravamo insieme senza che nessuna di noi dovesse rinunciare alla propria diversità. Adriana aveva la non comune capacità di dirigere e di valorizzare il meglio di se di ognuna di noi. Anche lei e io eravamo diverse ma ci legò un’amicizia vera che andava oltre gli ideali e il lavoro comune. […] Un’amicizia che continuò anche quando lei andò a dirigere prima donna del Pci la Commissione di organizzazione e io andai a lavorare nella sezione scuole del partito’. (pag. 40)
Nel tempo Bianca ha seguito le campagne referendarie per il divorzio e per l’aborto e continuato a militare nel Pci fino alla scissione del 1991. ‘Iniziava per Bianca una nuova avventura, di madre fondatrice del nuovo partito, il partito di Rifondazione Comunista’. A lei è stato affidato il compito di occuparsi di Antifascismo e di memoria.
2. Anita, questione di enne. (Anita Pasquali)
Anita era la figlia di un portalettere antifascista. Si innamora di Bepi, ex partigiano friulano, innamorato di lei ma già sposato con un figlio. Lei si ammala ai polmoni e lui l’aspetta e intanto fa carriera nel partito. E più carriera fa dentro il Pci e più è difficile tenere nascosto quell’amore proibito. Così Bepi chiede il via libera a Giorgio Amendola che ‘capiva l’amore. Aveva conosciuto a Parigi, nell’esilio antifascista, alla festa del 14 luglio Germaine Lecoq e l’aveva sposata’.
I due misero su casa insieme a Roma. E quando il figlio ebbe 11 anni gliene parlò. Nel frattempo lui inizio a lavorare a Roma nell’organizzazione del Partito e lei fece la scuola di Frattocchie. Nella gara per la sostituzione di Nella Marcellino come responsabile femminile Amendola decide di far correre anche Anita insieme a Nilde Jotti e Giglia Tedesco. Voleva introdurre il concetto di ringiovanimento nella classe politca. Vinse Nilde Jotti, che però la fece sua vice.
Anita è molti attiva anche sul suo territorio così nel 1971 le propongono la candidatura in Consiglio Comunale di Roma. Nel 1975 entra nella segreteria nazionale dell’Udi fino alla sua chiusura. ‘Oggi Bepi e Anita non sono più da tempo due persone distinte, ma un pronome dell’antica Grecia, un duale. Bepi ha novant’anni; Anita lo vorrebbe più onorato e ricordato per il lavoro svolto come direttore della scuola di Frattocchie. […] Lei continua a combattere con le sue malattie e con i pochi soldi’.
3. Isa, l’importanza di chiamarsi dottore. (Isa Ferraguti)
Dal 1957 al 1964 lavora come operaia nel settore dell’industria tessile e dal 1964 al 1965 in una cartiera. Nel 1970 ottiene la dirigenza nazionale della sezione femminile del PCI e si occuperà della proposta di legge relativa al lavoro a domicilio e alla sua regolamentazione. Tre anni più tardi, nel 1973, si occuperà di questioni legate alla maternità e all’infanzia e cercherà di avviare una riforma delle legge socio – sanitaria in grado di dare risposte ai problemi legati a queste tematiche. Nel 1976 è nuovamente in regione come responsabile delle donne del PCI. Dal 1980 è in Consiglio regionale, ove rimane fino al 1987, anno della sua elezione in Senato. Partecipa ai lavori della Commissione Sanità e Lavoro e della Commissione speciale sugli Anziani. Dal 1996, per due mandati, è Consigliera provinciale di parità e attualmente è presidente della Cooperativa libera Stampa, editrice di “Noi donne” e “Leggendaria”.
Si laurea a 70 anni l’11 marzo 2014. Con una tesi su ‘I rapporti di lavoro tra i dipendenti del Senato’. All’uscita una giornalista le domanda ‘a cosa può servire una laurea dopo una vita come la sua?’ e lei risponde ‘ho sempre rimpianto la mancanza di studi e nutrito un sentimento di inferiorità riguardo a chi può anteporre al proprio nome un dott. Che sancisce le sue conoscenze’.
‘Nilde (Jotti) ha conosciuto Isa in riunioni a Modena e a Reggio. Le piace quella ragazza veloce, pratica e saggia’. Le propone di andare a lavorare alla sezione femminile del partito, ma Isa si irrigidisce e le risponde ‘Nilde cara, il fatto è che non sono all’altezza. Per fare la dirigente nazionale del Partito occorre avere più conoscenza e cultura di quanta ne abbia io. Lo sai, ho una scolarizzazione bassa’. E Nilde le risponde ‘ma noi facciamo parte di un Partito nelle cui teorie è celebrato che anche una cuoca può dirigere uno stato’. Così accetta e a lei viene affidata la responsabilità delle politiche per il lavoro. (pag. 76)
Poi arriva alla sezione femminile Adriana Seroni, alla quale Isa piace molto perché è una combattente. Isa le dedica un bel ricordo. ‘Sul piano personale la cosa che non dimenticherò mai è la sua grande umanità. […] Alla fine della campagna elettorale chiama me e Danilo ci ringrazia e ci regala due biglietti per una crociera che ci avrebbe portato a Tunisi e Algeri. […] Quando Daniela si decide finalmente ad uscire Adriana si mette a massaggiarmi le gambe e lo fa per una buona ora, nel contempo mi racconta quanto sia bella la mia bambina e che valeva la pena quella fatica’.(pag. 77)
4. Silvana. (Silvana Dameri)
Inizia giovanissima, è nata a Novi Ligure e tutt’ora vive ad Alessandria. ‘Alla decisione di diventare funzionaria del Pci contribuì in maniera decisiva l’incontro con Adriana Seroni, alla mia prima riunione a botteghe oscure’. […] La ricchezza culturale e la qualità dell’analisi della Seroni, la convinzione e l’impegno che si sentiva sincero nella sua impostazione per cambiare davvero la condizione delle donne, mi conquistò. Adriana era una donna unica e deve essere ricordata’.
Come responsabile femminile provinciale di Alessandria viene inserita nella Commissione nazionale del Pci in vista del referendum sul divorzio. Subito dopo entra nella segreteria provinciale insieme a Magda Negri e Sergio Chiamparino. Nel ’78 la Seroni le propone di trasferirsi a Roma a lavorare in Direzione, ma rifiuta. Al Congresso però la eleggono al Comitato centrale del Partito. È candidata di bandiera alle Elezioni Europee dell’84 e nell’85 viene eletta in Consiglio regionale in Piemonte. Nel 1992 D’Alema le propone la candidatura in Parlamento ma rifiuta. Nel ’96 viene eletta in Parlamento e rieletta anche nel 2001. ‘Nel 2006 mi sono ammalata. Ho lavorato tanto per le donne e sono stata colpita da un tumore femminile. […] Mi sono ritirata a vita privata nel mio frutteto. Non per la malattia, dalla quale sono guarita. Perché ogni giorno la televisione, la stampa, gli incontri casuali, mi rinviano una politica fatta da ego ipertrofici, senza il senso, l’arte, della direzione politica’. (pag. 112)
5. Romana monella dell’Oltrepò. (Romana Bianchi)
‘Non è necessario – spiega la mamma a Romana – che tu impari a stirare a lavare e a fare le faccende. Qualcun’altro le farà. È importante che tu diventi autonoma, libera. Per ottenere questo bisogna studiare. E poi andare in giro per il mondo’.
Nasce a Broni (Pavia) nel 1944. Anche oggi vive a Pavia. Ad avvicinarla al Pci sono le lotte operaie, nel 1972 si iscrive al Partito, ha 25 anni. L’anno successivo viene eletta consigliere provinciale e diventa Assessore alla Sanità, una delle prime donne a ricoprire questa carica. Lavora duramente nella campagna elettorale per abrogare la legge sul divorzio. Subito dopo si occupa della campagna per l’aborto. Nel 1976 le propongono la candidatura alla Camera dei Deputati e viene eletta.
‘La capacità di Adriana di valorizzare le giovani donne la vedevo nelle compagne della Commissione femminile nazionale. […] Adriana: una donna con le donne, un adonna che non rinunciava per se e per noi. Una donna che cercò di capire i mutamenti perché le donne comuniste camminassero con tante altre per l’emancipazione’. (Pag. 126)
6. Lalla la scuola delle passioni. (Lalla Trupia)
Da giovanissima inizia la sua militanza nel Pci e nel 1972 si iscrive al Partito. Il padre non accetta la cosa e va via di casa. La Cgil le offre un lavoro come centralinista. Diventa responsabile femminile e di zona della Federazione di Vicenza. Dal 1975 la Seroni inizia a chiedere che Lalla venga a Roma nella sezione femminile.
Nel suo ricordo di Adriana dice ‘era molto esigente con tutte noi, le sue giovani ragazze, come può esserlo una madre amorevole ma severissima. Mai avrei potuto immaginare allora che sarei stata chiamata a soli 30 anni a ricoprire il suo ruolo nell’Ottobre 1981, quando Adriana, prima donna nel Pci, fu chiamata alla guida dell’Organizzazione, carica tra le più importante e delicate ed entrò in segreteria’. (Pag. 143)
Diventa così responsabile femminile e affronta e combatte per temi caldi che riguardano pari opportunità e quote rosa per le elezioni amministrative, la legge sulla violenza di cui è relatrice Angela Bottari. Viene eletta Segretario Regionale del Veneto. Poi è candidata nel 1990 alla camera dei Deputati ed è eletta. Le arrivano due avvisi di garanzia uno per i manifesti elettorali commissionati durante la sua campana e uno per associazione a delinquere per sostegno alle operative agricole in fallimento. Ma in quegli anni gode dell’immunità parlamentare. ‘Le inchieste come sono venute se ne vanno. Anche il magistrato sa che è innocente. Però lei è ancora disoccupata nessuno si preoccupa di lei, diventa casalinga’. Frequenta un poco Sel, ma non la convince. Oggi si definisce ‘pensionata di lusso’.
7. Alida la vocazione border line. (Alida Castelli).
Di Bolzano, ama il Pci e lo studio e sis trasferisce a Bologna per l’Università. Nel 1972 torna a Bolzano e prende la tessera del Pci. Nel 1977 sposa un meridionale e va a vivere a Bologna. Il segretario di Federazione le propone di occuparsi di donne e seguire la comunicazione. Si occupa soprattutto dell’apertura di consultori. Si trasferisce a Potenza e li continua il suo lavoro. Adriana Seroni è a conoscenza di quello che fa e le chiede di venire a Roma nella sezione femminile dove continuerà a lavorare anche con la nuova responsabile Lalla Trupia.
‘Ripensare a quegli anni, a lei, non è stato solo nel mio caso un’azione di nostalgia, ma in qualche modo una scoperta di come i suoi insegnamenti, il suo modo di intendere e praticare la militanza […] avessero e delle modalità che andavano oltre i suoi anni e la sua stessa consapevolezza’. (pag. 178)
8. Pasqualina ragazza dell’Europa. (Pasqualina Napoletano)
Si iscrive da giovanissima al Pci, a Roma. Inizia a militare e a lavorare per la sua città raccoglie firme per aprire centri estivi, servizi nuovi e creare verde pubblico. Nel 1976 le propongono di fare la responsabile femminile della federazione di Roma.
Su Adriana dice ‘il senso comune che si era creato in quegli anni attorno alla sua persona la descriveva come una donna dura, a tratti autoritaria, niente di più lontano dalla realtà. Ancora oggi, pensando a lei, il sentimento che prevale in me è una grande tenerezza’.
Nell”80 la candidano a Consigliere regionale del Lazio. Alla scadenza del mandato viene candidata al Parlamento Europeo. Si è occupata di bilancio, di diritti delle donne di cooperazione e sviluppo. Poi Veltroni le chiede di dirigere la sua campagna elettorale. Lei aveva sempre appoggiato D’Alema, ma Walter si fidava di lei e della sua indipendenza. Così diventa suo Capo Segreteria a Palazzo Chigi. Poi viene rieletta nel Parlamento Europeo dove resta fino al 2004.
9. Grazia e la via del disincanto. (Grazia Labate).
Oggi insegna economia sanitaria presso nell’Università di York in Inghilterra. Nel 1996 viene eletta per la prima volta deputata con il Pds. Sarà rieletta anche nella successiva legislatura con i Ds. Da sempre impegnata sulle questioni della sanità pubblica scrive anche per il giornale online Quotidiano Sanità. È stata Sottosegretario di Stato alla Sanità nel secondo governo di Giuliano Amato.
‘Nel Pci si era aperta fin dagli anni ’70 una discussione sul femminismo. Adriana Seroni spiegherà che quella del Pci era stata piuttosto una reazione al femminismo, che nelle sue prime formulazioni si era presentato su posizioni di attacco di tutto quanto era stato fatto in Italia per l’emancipazione della donna’. (Pag. 232)

10. Livia gli imperativi categorici. (Livia Turco)
Nata a Monozzo, un paese di 1800 anime in provincia di Cuneo. Si è iscritta alla Fgci a 15 anni. Il padre contadino-operaio la madre casalinga. Inizia il suo impegno. Scrive su Rinascita e poi nel 1975 tiene il suo primo comizio per le elezioni amministrative di Torino. Molti i ricordi con Piero Fassino che ‘era l’altissimo, magrissimo comandante in capo. Il Federmaresciallo veniva a prenderti anche a casa e non si poteva sgarrare. A me piaceva quella disciplina organizzativa, una disciplina rivoluzionaria. Fassino mi impose di assumere la direzione delle ragazze comuniste’.
Un giorno arrivò la telefonata di Adriana Seroni ‘Oh Bimba, preparati! Significava che dovevo fare la responsabile femminile e sostituire Magda Negri. E venire a Roma’.
11. Francesca se non ora quando. (Francesca Izzo)
‘Francesca è figlia del sindaco democristiano, don Michele, e gode di qualche modernità in più. La sua formazione è affidata al nonno, alle sue lezioni ottocentesche ai suoi richiami risorgimentali’. Ma lei preferisce lo sport alla filosofia. Nonostante questo va a Firenze a studiare filosofia. Poi una volta li si iscrive al Pci. Così inizia ad avvicinarsi alle letture dei saggi delle femministe italiane. Nel 1974 fa parte del gruppo che organizza la rivista Rosa. Si riuniscono a casa di Maria Luisa Boccia e si dividono i temi su cui è opportuno intervenire:procreazione, autodeterminazione.
‘Poi arriva la Seroni. Chiede di incontrare il gruppo di Rosa. Si dimostra molto curiosa:”Mi spiegate perché siete femministe? Siete belle ragazze, avete professioni, mariti, fidanzati, un ruolo pubblico. Perché siete femministe?”‘
‘Lontano dalle stanze della politica gioisce per la nomina di di adriana Seroni a responsabile organizzazione del Pci, che segnala la fuoriuscita delle donne dai ghetti; vive la nomina di Livia Turco come Responsabile femminile come una novità vera’.
Quando D’Alema le prospetta la candidatura alla Camera dei Deputati lei gli scrive una lettera: ‘Grazie. Sedere alla Camera dei Deputati è importante per una responsabile femminile, e io accetto, ma la cosa più importante per me è lavorare alla costruzione del partito.’
Viene esclusa da una serie di decisioni importanti e nel 2001 non riesce a rimettere insieme un gruppo di donne per prendere decisioni vere. Una grande delusione. ‘Come è possibile che una storia così rilevante di donne italiane si concluda in questa maniera, con le Noemi di Berlusconi, il papi, i rubygate e con una vita quotidiana misera? […] L’impressionante ritardo, l’osceno passo indietro, è responsabilità di tutti e di tutte noi. Questo grosso modo il tono della lettera inviata da Francesca a tutta la sua mailing list’. ‘Le mailing list si moltiplicano. Viene indetta una manifestazione nazionale per il riscatto delle donne.’ Il 13 febbraio 2011.

 

Oh, Bimbe – le ragazze di Adriana

di GRAZIELLA FALCONI
prefazione di Marianna Madia

Edizioni Memori

pagg 320, euro 19,50, ISBN 9788899105037