A sedici anni dalla scomparsa di Nilde Iotti, mi fa piacere riprendere il discorso che ho tenuto nel 2009 alla Camera, in sua memoria

NILDE IOTTI

A dieci anni dalla scomparsa

Palazzo Montecitorio, Sala della Lupa

Ricordare in questa sede Nilde Iotti, rappresenta per tutto il sindacato, per la Cgil in particolare, un’occasione importante per rendere onore ad una “grande donna”, una donna che è stata un esempio per tutte noi.
Una dirigente politica e una donna delle istituzioni che consente, più che legittimamente, a tanti di affermare che Ella è davvero: “una donna della Repubblica”.
Una storia straordinaria la sua che ha costituito, a partire dalla presenza e dal suo lavoro nell’assemblea costituente e nella Commissione dei 75 – incaricati della stesura della Carta Costituzionale – un punto di riferimento per tanta parte di noi, anche nello svolgimento concreto del lavoro di sindacaliste impegnate a lottare per realizzare, attraverso il lavoro, emancipazione, libertà e autonomia di tutte le lavoratrici!
Quella Carta costituzionale – a partire dall’art 3 e 37 – ( mi riferisco a tutto l’articolo 3 ed in particolare alla seconda parte dell’articolo che pretende politiche per la rimozione degli ostacoli alla parità di genere) che costituiva e costituisce, proprio in tema di lavoro, un punto fermo di legittimazione del principio di uguaglianza tra lavoro femminile e lavoro maschile.
Infatti, fin dai primi mesi ed anni dopo la Liberazione, segnati, come sappiamo, da diversi fenomeni in campo economico e sociale, dai grandi processi di modernizzazione che modificarono i rapporti tra agricoltura, industria e terziario, assistiamo alle grandi lotte delle operaie italiane, le tabacchine al sud (1946), le operaie tessili nelle fabbriche del nord, le mezzadre e le braccianti nelle occupazioni delle terre per la riforma agraria, le impiegate statali: tutte per la parità e la dignità del lavoro delle donne.
Ricordo che nel 1945 ci fu un importante accordo sulla perequazione salariale e per l’introduzione della scala mobile, ma , per le lavoratrici i minimi salariali e l’indennità di contingenza rimasero sensibilmente inferiori a quelli maschili. E su quell’accordo, si produsse la protesta delle operaie che il 14 luglio 1945, “invasero” la camera del lavoro di Torino per imporre la parità di contingenza tra uomini e donne.
Lotte importanti e anche spesso dure che si protrassero per molti anni fino a raggiungere Il primo accordo di parità retributiva sottoscritto solo il 5 febbraio 1960 dai tessili, e successivamente, il 16 luglio 1960, l’accordo interconfederale.
Anche La terza conferenza nazionale delle donne lavoratrici del Partito comunista italiano – Roma 1962 – si incentrò sul “riconoscimento del valore del lavoro femminile”, principio che proprio Nilde Iotti aveva enunciato con forza già nell’assemblea costituente. E con quella conferenza cominciò anche l’elaborazione di un nuovo punto di vista sulla politica dei servizi, della maternità e dell’infanzia.
E Nilde Iotti, col suo pensiero e la sua opera accompagna costantemente questi anni di lotte e influenza positivamente il quadro legislativo che traduce in normative molte delle conquiste delle lavoratrici e del sindacato.
Un impegno, quello della Presidente Iotti, attraverso la sua sensibilità, la cultura istituzionale e il suo spiccato talento politico, che, appunto, ha sempre sostenuto e promosso le ragioni del lavoro e in particolare del lavoro delle donne; nello specifico quello organizzato dal sindacato tessile della Cgil, diretto nel secondo dopoguerra da un’altra donna autorevole e prestigiosa Teresa Noce, una delle 21 donne elette all’assemblea Costituente.
Proprio Teresa Noce, e poi Lina Fibbi, e ancora Nella Marcellino, tutte dirigenti del sindacato tessile della Cgil, sono state promotrici di battaglie sindacali per il diritto al lavoro delle donne, per la tutela della maternità, per la tutela dell’infanzia, per la parità salariale tra donne e uomini a parità di mansione e di lavoro.
Battaglie condotte e vinte spesso in forte polemica iniziale anche con prestigiosi dirigenti sindacali.
Battaglie vinte perché sostenute dalle lavoratrici e, con l’intreccio e l’impegno comune dalle sindacaliste e dalle dirigenti politiche presenti in Parlamento.
Vinte perché sostenute da donne convinte, forti e autorevoli come Nilde Iotti.
Quando, anni dopo, passate le battaglie dei primi tempi della Repubblica, irruppe sulla scena sindacale, sociale e politica il movimento femminista negli anni ’70, ’80 e si produssero, ancora una volta, quelle “connessioni” tra donne differenti, per sensibilità, cultura e storia, ma unite negli obiettivi di cambiamento e rinnovamento della cultura politica del nostro paese, del modello sociale e di sviluppo, tutte noi giovani donne ritroviamo il sostegno e l’incoraggiamento di Nilde Iotti. Quella vicinanza così importante per promuovere le innovazioni,e i cambiamenti epocali di quella fase:la politica della differenza , la Carta delle donne, la proposta di legge d’iniziativa popolare “le donne cambiano i tempi” per la riorganizzazione dei tempi di vita e di lavoro, la rappresentanza di genere nelle istituzioni.
Nilde Iotti è quindi stata protagonista di una lunga stagione nella quale alle battaglie per i diritti del lavoro si associavano quelle per i diritti e le libertà delle donne, per riconoscere loro un ruolo paritario nella società, senza negare le differenze. Riconoscimento del valore sociale della maternità, parità salariale, introduzione del divorzio,riforma del diritto di famiglia: tutte grandi conquiste che hanno permesso alla società italiana di avanzare sulla strada del progresso civico e sociale e che non potevano non vedere Nilde Iotti in prima fila.
A riprova di questo voglio ricordare proprio il tema del riconoscimento della maternità intesa non più come affare privato bensì come “funzione sociale” da riconoscere e tutelare . Questa concezione, così profondamente innovativa rispetto alla cultura di quegli anni, è esattamente contenuta nelle posizioni che Nilde Iotti illustrava nella relazione sulla famiglia presentata alla prima sottocommissione della Commissione dei 75 in Assemblea Costituente.
E proprio quel valore sociale della maternità è ancora oggi oggetto delle nostre battaglie, quando chiediamo una società più giusta e accogliente per le donne; quando contrattiamo orari di lavoro e dei servizi nelle città. Quando chiediamo regole trasparenti e non discriminanti, di responsabilità nelle imprese, quando ci troviamo ancora a dover rompere gli stereotipi femminili che “non rendono le donne pari e differenti rispetto agli uomini”, quando ancora dobbiamo affermare la realizzazione del diritto ad una propria identità, non derivante dall’essere moglie, madre, figlia, sorella.
Le vittorie del passato, le vittorie della parlamentare e della dirigente politica Nilde Iotti ci spingono, oggi, sulla strada di nuove sfide, per difendere ed allargare i diritti,per farli corrispondere alle diverse condizioni sociali. Le donne, le lavoratrici, sono ancora quelle che più pagano la precarietà. Perché la precarietà non conosce la maternità, perché accadono cose atroci come le “dimissioni in bianco” che tante sono obbligate a firmare al momento dell’assunzione contro il “pericolo” della maternità, quando invece, lo dicono ormai tutti i dati delle società avanzate, che il lavoro delle donne è un investimento e una risorsa per tutta la società, per il benessere reale delle famiglie, per la crescita di una nazione.
Le donne vogliono lavorare e fare figli. E, vorrebbero una società amica, che non le discrimina per questo, ma che ne sostenga e valorizzi le scelte e le differenze: condizioni,queste, che rendono l’uguaglianza delle opportunità una sostanza della nostra democrazia!
Pensare a chi prima di noi ha lottato per quei diritti, avere esempi da seguire, rende il nostro impegno ancora più forte e ancora più sentita la nostra responsabilità. Dobbiamo condurre le battaglie di oggi anche come dimostrazione di rispetto e gratitudine verso chi in passato ha conquistato diritti fondamentali, anche quelli che oggi possono sembrare “banali e scontati” ad una ragazza di vent’anni.
Nilde Iotti seppe poi riannodare quel fondamentale narrare politico-istituzionale, attraverso l’impegno legislativo, per l’eguaglianza tra donne e uomini, che aveva avuto nelle elezioni per l’assemblea costituente e per il referendum istituzionale del 1946 il primo decisivo approdo, rappresentando la più importante svolta nel nostro arretrato paese.
Il suo impegno non fu mai lontano dalla conoscenza reale della vita e del lavoro delle donne italiane, mantenendo sempre, per scelta, per cultura e prassi politica, un costante rapporto con le persone in carne ed ossa, ascoltando, valutando in autonomia, capendo i reali problemi quotidiani del Paese, e scegliendo le priorità.
Anche per questo, noi sindacaliste, l’abbiamo sentita così vicina e tanto amata e rispettata.
Anche per questo, sono onorata di poterla ricordare qui, oggi, da sindacalista che ha, in Lei, in Teresa Noce la “Rivoluzionaria di professione”, e nelle altre donne dirigenti politiche e sindacali di quella generazione, gli esempi che muovono, spingono, sostengono scelte di impegno di vita a favore dei lavoratori, delle lavoratrici, dei più deboli, che ti fanno felice di essere parte, anche piccola parte, della democrazia e della rappresentanza di questo paese, piccola parte di quella storia che ha dato a tutta la nostra società, libertà, diritti, tutele, dignità, principi fondamentali di uguaglianza e di pari opportunità.
Tutto ciò ci dice che Nilde Iotti è un esempio per le giovani generazioni, a partire da quelle femminili, a cui la mia generazione deve rapidamente passare il testimone e contribuire alla conoscenza della nostra storia così bella e importante: Lei ha esercitato la responsabilità politica delle donne, ha rivendicato ed esercitato responsabilità. É stata dentro i processi, li ha connotati, li ha influenzati, ne è stata parte dirigente.
Per questo la sentiamo parte viva del nostro impegno, noi sindacalisti, noi donne del sindacato in particolare. Scegliere di stare tutti i giorni dalla parte del lavoro, per tutelarlo, per promuoverne la dignità, il rispetto, il suo valore fondante la nostra Repubblica, la nostra società, la nostra libertà, è assumersi la responsabilità di contrastare le ingiustizie e dire, tutti i giorni, dentro questa crisi e questi inediti processi di trasformazione, tanto difficili per i lavoratori e drammatici per le donne, i nostri si al miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita, al miglioramento delle relazioni umane, al governo della complessità di un’epoca di cambiamenti, e i nostri no a chi nega valore al lavoro.
La lezione sempre attuale di Nilde Iotti mi fa dire ancora che il futuro è uno solo, per donne e uomini: solo insieme e nel rispetto e valorizzazione delle differenze come valori per l’insieme della nostra cittadinanza e nel superamento delle diseguaglianze, degli stereotipi mediatici dominanti, solo così potremo rendere il futuro aperto e giusto.
Ecco, pensando all’oggi e al futuro, alle nuove generazioni, Nilde Iotti può essere una figura davvero di riferimento per tutte le donne italiane che vogliono fare politica, sindacato, responsabili di associazioni.
Conoscere biografie come quella di Nilde Iotti, può essere utile alle giovani generazioni: certo per conoscere la storia del proprio paese, ma anche perché restituiscono orgoglio e fiducia nella possibilità di una politica esercitata con eticità, responsabilità, fiducia nelle istituzioni e nella democrazia. Danno il senso e il valore del proprio impegno personale per il bene comune, la funzione più alta della politica.
In un mondo a larga maggioranza maschile come quello parlamentare, lei scelse di essere e restare donna. Non scelse di nascondersi attraverso comportamenti “omologanti” agli uomini per farsi valere e rispettare. Lei insisteva perché non si maschilizzassero le donne nello svolgimento del proprio lavoro politico.
Come venne detto alla commemorazione alla Camera, il 9 dicembre ’99 dal Presidente Violante: “Seppe essere profondamente donna , introducendo per la prima volta in quest’Aula con la sua naturale autorevolezza il valore della differenza tra donne e uomini”. E ancora “proprio la sua esperienza ci deve far riflettere, al di là delle parole di circostanza, di quanto monca sia la rappresentanza nazionale del nostro parlamento se le donne, che rappresentano il 50% della comunità nazionale, qui ne costituiscono meno del 12%. La rappresentanza delle donne in parlamento ed in tutte le assemblee elettive attiene alla stessa capacità delle istituzioni di rappresentare e decidere in termini generali”.
Nella legislatura a cui qui ci si riferisce, le donne elette erano 70 alla Camera e 26 al Senato. Il dato odierno vede 134 elette alla Camera e 59 al Senato, un passo avanti, certo ma ancora molto insufficiente!
Siamo grate a Nilde Iotti, a Teresa Noce e alle altre autorevoli donne che hanno fatto battaglie per i diritti delle donne, per superare la più trasversale e persistente discriminazione e diseguaglianza che c’è nella nostra società e nel nostro mondo globale.
Senza quegli esempi l’Italia non sarebbe la stessa, e le nostre attuali battaglie sarebbero ancora più difficili!
VALERIA FEDELI, PRESIDENTE SINDACATO EUROPEO FSE:THC