Oggi sul Corriere la lettera mia e della vicepresidente della Camera sul lavoro fatto per rivedere le retribuzioni dei dipendenti di Camera e Senato

Abbiamo letto con attenzione l’articolo di Sergio Rizzo sui costi della politica (Corriere di ieri). In questi anni il giornalista ha puntato il dito, a ragione, contro uno dei problemi che hanno reso la politica italiana meno autorevole e hanno fatto sì che crescesse il malcontento contro ‘la casta’. Del resto è questo il titolo del fortunato libro-inchiesta a doppia firma Rizzo-Stella.
Non vogliamo polemizzare sulla questione sottolineata oggi da Rizzo che non è di nostra diretta competenza, bensì dei questori – anche se il documento al quale si riferisce l’articolo non intende modificare i trattamenti dei futuri senatori – ma toccare il tema in generale, perché altre volte, l’attenzione si è fermata sui dipendenti, sul Capo Rappresentanza, sulle Presidenze, sulle sentenze del collegio d’appello…
Più in generale, dunque non vorremmo che si parlasse e si scrivesse soltanto per segnalare cose che non vanno, quasi temendo che il vero guaio sarebbe se i costi dovessero abbassarsi, l’autorevolezza dei politici dovesse crescere, il funzionamento dei Parlamento dovesse migliorare.
Nel nostro piccolo non stiamo facendo una rivoluzione, impossibile, ma piccoli passi. Aver messo i tetti per due anni agli stipendi dei dipendenti di Camera e Senato, sarà anche meglio di non averli messi? Aver ridotto le indennità e raffreddato la dinamica salariale in attesa di una discussione con le organizzazioni sindacali sul futuro delle due amministrazioni, sarà stato meglio che aver fatto decorrere tutto come previsto dalle precedenti norme? Aver avviato una razionalizzazione che mira a istituire il ruolo unico e lo statuto unico dei dipendenti, a unificare servizi e superare duplicazioni inutili, a rendere più semplice il trasferimento di personale da un’amministrazione all’altra, ad armonizzare i trattamenti economici e giuridici dei dipendenti, a valorizzare appieno tutte le risorse professionali disponibili, introducendo criteri di selettività e di premialità per chi ha più meriti…sarà meglio che non aver neanche tentato di farlo? Noi pensiamo di sì.
E ci domandiamo: dopo questi passi, ci sarà qualcuno che avrà il coraggio di ingranare la marcia indietro e riportare tutto, stipendi compresi, alla situazione precedente? Sempre pronte ad accettare critiche e suggerimenti – i media hanno questo importantissimo compito – segnaliamo che anni di “al lupo, al lupo”, “non basta”, “si doveva fare di più”, sono serviti a non cambiare assolutamente nulla.
Se tutto resterà com’è, noi avremo fallito il compito che ci siamo assunte e le Istituzioni saranno ancora un po’ meno credibili. Ma articoli e libri sulla ‘casta’ continueranno ad avere spazio e fare fortuna. C’è chi punta, dentro e fuori dal Parlamento a questo, noi no.

Marina Sereni – vicepresidente della Camera e presidente del Comitato Affari per il Personale

Valeria Fedeli – vicepresidente del Senato e presidente della Rappresentanza permanente del Consiglio di Presidenza per i problemi del personale

Corriere 2 febbraio