L’11 febbraio si è celebrata la prima Giornata internazionale per le donne e le ragazze nella scienza, istituita dall’Assemblea Generale dell’ONU a settembre del 2015, in occasione dell’adozione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, di cui scienza, tecnologia e innovazione rappresentano una componente essenziale. Come ha affermato Lakshmi Puri, Vicedirettrice esecutiva di UN Women, nel celebrare questa importante ricorrenza, “la capacità delle donne di accedere a questi settori, di trarne benefici, di svilupparli e influenzarli, avrà un impatto diretto sulla nostra possibilità di raggiungere gli obiettivi di un pianeta 50-50 entro il 2030. Se le donne resteranno tagliate fuori da queste rivoluzioni del ventunesimo secolo, non avremo eguaglianza sostanziale tra i generi”.

Proprio in questi giorni abbiamo appreso della straordinaria scoperta delle onde gravitazionali, a cui hanno partecipato, accanto ai colleghi uomini, anche eccellenti scienziate. L’anno scorso abbiamo seguito con passione l’impresa di Samantha Cristoforetti, prima donna italiana a entrare negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea. E non mancano, anche nel recente passato dell’Italia, gli esempi di donne che hanno ottenuto successi straordinari nella comunità scientifica internazionale: pensiamo a Margherita Hack e a Rita Levi Montalcini.
Eppure, il mondo delle scienze e delle tecnologie resta fortemente connotato in termini di genere: le donne sono sottorappresentate in queste professioni, rivestono meno ruoli di responsabilità, oltre a percepire in media stipendi più bassi. Secondo le Nazioni Unite, la probabilità per le studentesse di laurearsi, ottenere un diploma di master o un dottorato in discipline scientifiche è rispettivamente del 18%, dell’8% e del 2%, contro le percentuali ben più elevate dei colleghi uomini: 37% per la laurea, 18% per il master, 6% per il dottorato.
In Italia, solo il 38% delle studentesse indirizza il proprio percorso formativo verso le discipline cosiddette STEM ( Science, technology, engineering, mathematics), un dato evidentemente ancora troppo basso. Tanto che, in applicazione del comma 16 della legge 13 luglio 2015 n. 107 (detta “Buona scuola”), che riguarda l’educazione al rispetto contro le discriminazioni e le violenze, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha lanciato l’iniziativa “Le studentesse vogliono ‘contare’! Il mese delle Stem”, un mese di attività (dall’8 marzo all’8 aprile) per promuovere innovazione e scienza nelle scuole tra le ragazze e i ragazzi, oltre gli stereotipi di genere che vorrebbero le donne scarsamente predisposte per queste materie.
Come mostra l’indagine internazionale di rilevazione degli apprendimenti OCSE-PISA, tra gli studenti quindicenni italiani la media in matematica dei ragazzi è superiore a quella delle ragazze, un dato che riguarda tutti i paesi coinvolti nell’indagine, con l’eccezione di Svezia, Finlandia e Islanda. Il gap è meno evidente nelle scienze, ma ciò che è soprattutto significativo è che in matematica il divario si allarga nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza, tanto da far pensare a un effetto degli stereotipi di genere che si attivano in modo più forte negli anni delle scuole superiori. Gli stereotipi si traducono in maggiore ansia e minore fiducia nelle proprie capacità da parte delle studentesse, ma colpiscono anche famiglie e insegnanti, che tendono a orientare le ragazze verso percorsi scolastici più leggeri dal punto di vista delle materie scientifiche, con il risultato di restringere il numero effettivo di donne che accederanno a questi indirizzi a livello universitario e che troveranno lavoro in ambiti collegati.
Ritengo quindi quanto mai opportuna questa iniziativa del MIUR, nell’ambito delle azioni per la promozione della parità di genere nell’educazione e nella cornice internazionale degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Perché il talento delle ragazze non dipende che da se stesse, ed è nostro compito, in ottemperanza dell’articolo 3 della Costituzione, offrire ogni mezzo affinché siano rimossi gli ostacoli che impediscono la loro piena realizzazione come persone umane.

Dalle istituzioni europee

Gli europarlamentari del Movimento 5 Stelle Marco Valli e Marco Zanni hanno presentato un emendamento alle Linee guida per il bilancio dell’Unione Europea 2017: una proposta inquietante che cancellerebbe la parità di genere dai princìpi per la stesura del bilancio Ue. Mi auguro che la stragrande maggioranza delle donne e degli uomini dell’Europarlamento non prenda neanche in considerazione questa richiesta, guardando alla parità come valore positivo e come necessità che ci riguarda tutti.

Sarà votata il 18 febbraio dalla commissione FEMM del Parlamento Europeo la bozza di relazione Integrazione della dimensione di genere nei lavori del Parlamento europeo, preparata da Angelika Mlinar (ALDE), che fa il punto della situazione e ribadisce l’impegno ad adottare e attuare regolarmente un piano d’azione per il gender mainstreaming all’interno del Parlamento. Nella stessa seduta la commissione FEMM metterà ai voti anche la bozza di relazione Uguaglianza di genere ed emancipazione delle donne nell’era digitale, preparata da Terry Reintke (Verdi/ALE), nonché la bozza di relazione Collaboratrici domestiche e prestatrici di assistenza nell’UE, preparata da Kostadinka Kuneva (GUE-NGL).

La Direzione Generale delle politiche interne del Parlamento Europeo ha pubblicato la ricerca Reception of female refugees and asylum seekers in Germany ( L’accoglienza delle rifugiate e delle richiedenti asilo in Germania). La ricerca, realizzata per conto della commissione FEMM, illustra il quadro giuridico dell’Unione Europea e quello tedesco sul tema dell’accoglienza delle rifugiate e si focalizza sull’esistenza, in Germania, di procedure per la richiesta di asilo e di condizioni di accoglienza caratterizzate da un approccio di genere.

Il Servizio Ricerca del Parlamento Europeo ha pubblicato il briefing The Gender Dimension Of Human Trafficking ( La dimensione di genere nella tratta di esseri umani), di Sofija Voronova e Anja Radjenovic. Il documento fornisce un’analisi generale del fenomeno della tratta per poi concentrarsi sulle caratteristiche della tratta che ha per oggetto le donne, esamina gli strumenti internazionali ed europei per contrastarla e, infine, fornisce i principali riferimenti sul tema.


Dalle organizzazioni internazionali

Il 6 febbraio si è celebrata la Giornata internazionale della tolleranza zero verso le mutilazioni genitali femminili. Phumzile Mlambo-Ngcuka, direttrice esecutiva di UN Women, ha ricordato che “l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile rinnova l’urgenza dell’appello alla ‘tolleranza zero verso le mutilazioni genitali femminili’, definendole esplicitamente come esempio di una ‘pratica dannosa’, da eliminare nell’ambito dei nostri sforzi collettivi per raggiungere la parità di genere e l’ empowerment delle donne”. Mlambo-Ngcuka, sottolineando l’importanza degli strumenti legislativi e delle politiche di contrasto al fenomeno, che hanno già contribuito a ridurlo, ribadisce che “l’eliminazione delle MGF è anche un passo essenziale per la realizzazione di altri obiettivi di sviluppo sostenibile, compresi quelli riguardanti salute e benessere, istruzione di qualità, lavoro dignitoso e crescita economica”.

In occasione della Giornata internazionale della tolleranza zero verso le MGF, il sito di UN Women ha pubblicato la storia di Assétou Touré, una maliana sopravvissuta alla MGF che attualmente lavora per sradicare questa dannosa pratica dal suo paese.

Il 9 febbraio il Comitato esecutivo di UN Women ha dedicato un briefing alle attività dell’agenzia volte a migliorare la vita delle donne egiziane. Negli ultimi cinque anni, le donne hanno svolto un ruolo fondamentale nel plasmare la realtà politica del paese; UN Women ha sostenuto questa posizione delle donne e delle bambine, superando le narrative vittimistiche per promuovere l’idea che le donne sono un elemento forte e indispensabile per raggiungere gli obiettivi di crescita inclusiva e di giustizia sociale che per l’Egitto sono prioritari.

Grazie a una collaborazione tra UN Women e la World Association of Community Radio Broadcasters (AMARC), sono state prodotte venti storie che portano alla luce la realtà affrontata dalle donne nei vent’anni successivi alla Conferenza di Pechino, storie trasmesse da radio comunitarie e ascoltate da quasi 9 milioni di persone in tutto il mondo.


Dal mondo

Sherin Khankan, una delle quattro donne imam della Danimarca, ha creato a Copenhagen la prima moschea a guida femminile, da lei definita un “progetto femminista”. Khankan, di padre siriano musulmano e di madre finlandese cristiana, spera che il suo progetto attenuerà le divisioni tra l’islam tradizionale e una pratica più contemporanea della fede, che tenga conto delle esigenze di molti giovani fedeli.
L’ attacco suicida avvenuto il 9 febbraio nel campo profughi di Dikwa, in Nigeria, ripropone in tutta la sua drammaticità la prassi dei terroristi di Boko Haram di utilizzare donne e bambine kamikaze per i loro attentati. Ma, se spesso si è ipotizzato che, specialmente le giovanissime, fossero ignare di quanto stavano per fare e che le loro cinture esplosive fossero radiocomandate, l’attacco di Dikwa mostra una realtà differente: una delle tre piccole attentatrici, avendo riconosciuto il padre e altri parenti nel campo, si è rifiutata di portare a termine la “missione” e si è consegnata alle autorità.
In Iran, la giornalista televisiva Sheena Shirani ha denunciato tramite Facebook le molestie sessuali di cui è stata oggetto sul lavoro, l’emittente Press TV. Sulla sua scia, molte alte donne iraniane hanno condiviso sui social network le proprie storie di molestie.
Taylor Swift, vincitrice del suo secondo Grammy per il “Best pop vocal album”, durante la premiazione si è rivolta alle giovani donne. “Incontrerete sempre delle persone, lungo la strada, che cercheranno dominare il vostro successo o prendersi il merito delle vostre conquiste,” ha detto Swift. “Ma se vi focalizzerete sul lavoro, un giorno vi renderete conto che il merito di chi siete sarà stato solo vostro.”
La Royal Bank of Scotland ha annunciato che sul biglietto da 10 sterline che sarà stampato dalla metà del 2017 sarà ritratto il volto dell’astronoma Mary Somerville (Jedburgh 1780 – Napoli 1872): dopo la Regina, è la prima donna a comparire sulla banconota.
In occasione della Giornata internazionale contro le MGF, ingenere fa il punto della situazione in particolare per quanto riguarda l’Europa, dove sono 500.000 le donne vittime di questa pratica. Sull’argomento è stato di recente pubblicato lo studio Female Genital Mutilation in Europe: An analysis of court cases, finanziato dalla Commissione Europea e realizzato dalla Fondazione Giacomo Brodolini in partnership con l’Istituto per la Ricerca Sociale, che analizza venti casi giudiziari riguardanti mutilazioni genitali femminili condotti in Europa.
In Algeria, nei giorni scorsi è entrata in vigore una nuova legge contro la violenza sulle donne e le molestie sessuali. Il provvedimento, che prevede pene pesanti per gli autori delle violenze, rappresenta un’importante conquista dei movimenti delle donne algerini che per anni hanno lottato per ottenerlo.

Dall’Italia

Anche quest’anno il 14 febbraio è stato il VDay, dove V sta per Valentino, ma anche per Vittoria e Vagina: un evento globale fondato da Eve Ensler, l’autrice dei Monologhi della vagina, per combattere violenza, maltrattamenti fisici, schiavitù sessuale delle donne. Grazie alla campagna One Billion Rising lanciata nel 2012, milioni uomini e donne di tutto il mondo nel giorno di San Valentino hanno partecipato a danze e canti, insieme, per dire no a ingiustizie e violenze. Anche in Italia, dove dall’inizio del 2016 sono già 12 le vittime di femminicidio, si è celebrato l’evento in molte piazze.

Uno studio del Pearson Institute for international economics di Washington ha monitorato oltre 20mila imprese in 91 Paesi, tra cui 196 in Italia, dimostrando che le imprese dove almeno il 30% dei consigli di amministrazione è composto da donne conquistano un incremento del 6% della quota di utile netto. L’Italia, con il 24 % di donne al vertice nel 2014, è tra i paesi con la più alta partecipazione delle manager nei consigli di amministrazione delle aziende quotate. Un effetto della legge sulle quote nei Cda entrata in vigore nell’estate del 2012.

Le relazioni diplomatiche con l’Italia di alcuni dei più importanti paesi europei, come Regno Unito, Germania e Francia, sono affidate a donne. Jill Morris, da poco nominata ambasciatrice britannica presso la Repubblica Italiana, va infatti a completare un trio che include anche Catherine Colonna, ambasciatrice di Francia in Italia dal settembre 2014, e Susanne Wasum-Rainer, ambasciatrice tedesca in Italia dal settembre 2015. “In un momento in cui l’Europa fatica a trovare una voce comune, è significativo che la diplomazia europea venga sempre più spesso affidata alle donne”, scrive Giulia Belardelli sull’ Huffington Post.

Al Sole 24 Ore è nato un nuovo spazio dedicato alle donne, Alley Oop, l’altra metà del Sole, un blog ideato e curato da Monica D’Ascenzo che ospita contributi di giornalisti del gruppo Sole 24 Ore e di autori e autrici indipendenti. Alley Oop, dal nome di “una spettacolare giocata del basket che richiede doti naturali, capacità tecniche e un grande affiatamento di squadra”, è una metafora per le mille sfaccettature delle donne: capaci, intelligenti, determinate, colte, creative, leali, ambiziose, pratiche, ottimiste. E che vogliono dire la loro nel mondo dell’economia, della finanza, della scienza, dell’innovazione, della cultura.