Il mio saluto al primo incontro di studi su Strumenti e tecniche per la didattica a distanza delle abilità comunicative: il caso del carcere

 

Saluto e ringrazio tutte e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo importante incontro.

È un dispiacere per me non poter essere con voi, ma sono onorata di poter inviare il mio saluto e comunicarvi il mio totale apprezzamento per l’iniziativa.
Ritengo che il lavoro svolto negli anni dall’ Università RomaTre attraverso il progetto Diritti in Carcere sia degno di nota, nel campo della formazione, della socializzazione dei detenuti e della costruzione di percorsi di pena utili a costruire cittadini in grado di reinserirsi dopo averla scontata.
Un lavoro a tutto campo, che parte proprio dalla formazione universitaria.
Grazie infatti ad una convenzione siglata con il Provveditorato dell’Amministrazione penitenziaria del Lazio e con il Garante regionale dei diritti dei detenuti, avete fatto sì che le persone detenute nelle carceri di Regina Coeli e Rebibbia potessero iscriversi ai corsi di laurea e svolgere i relativi esami, esonerandoli dal pagamento della retta universitaria e predisponendo una serie di attività volte a facilitare il loro percorso di studio.

Il vostro Ateneo mostra una sensibilità spiccata sul tema e vi fa onore: costruire strumenti per superare le difficoltà di seguire percorsi formativi di alta formazione per chi sta in carcere, è una sfida impegnativa e da cogliere. È importante che la funzione della pena non si limiti alla punizione, ma sia quella di un momento anche di costruzione di una seconda possibilità.
La recente circolare DAP, datata 2 novembre 2015, che disciplina l’utilizzo delle moderne tecnologie informatiche a sostegno dei percorsi rieducativi dei singoli detenuti, consente la possibilità di tenere personal computer nelle camere di pernottamento e nelle sale destinate alle attività comuni. Tale circolare è davvero importante perché internet potrà rappresentare un’ulteriore evoluzione di questi strumenti.

La questione delle carceri viene spesso trascurata se non per quello che riguarda i numeri del sovraffollamento che raffigura uno dei problemi più gravi della Repubblica Italiana: esso ha origini antiche e viene spesso affrontato come una condizione ormai fisiologica degli istituti detentivi, rappresentando invece una distorsione del funzionamento degli stessi.

A tale proposito il governo sta facendo molto ed i numeri sono di gran lunga calati, ma dobbiamo molto lavorare affinché il carcere sia uno spazio di cambiamento e non un momento di pausa tra una vita di illeciti.

Questo lavoro, come tutto quello che svolge l’Università di RomaTre, va in questa direzione: è necessario che le istituzioni debbano promuoverlo ed incentivarlo affinché diventi esempio di solidarietà e impegno civile da non far passare inosservato.

È dunque un dovere nostro, delle forze politiche presenti nel Parlamento e nel Paese, operare perché cambi profondamente la situazione davvero dura delle nostre carceri.

Ai detenuti dobbiamo offrire un luogo nel quale, con lo studio, si imparano conoscenze, ci si impadronisce di un metodo in grado di apprenderne di nuove.
I valori non sbocciano spontaneamente. I valori si condividono, si mettono in pratica, si trasmettono.

Vive oggi con questo messaggio la mia presenza, una presenza convinta che non mancherà mai.
Grazie a tutti voi.

 

23 febbraio grafikit locandina