L’11 aprile il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa ha accolto il reclamo presentato dalla CGIL (reclamo collettivo n. 91 del 2013) sull’applicazione della legge 194/1978, riconoscendo che in Italia si verificano violazioni del diritto delle donne di interrompere la gravidanza alle condizioni prescritte dalla legge, e ulteriori violazioni che riguardano i diritti dei medici non obiettori di coscienza.
Più precisamente, il Consiglio d’Europa ha ritenuto che, a causa dell’elevato numero di medici obiettori (che superano il 90% dell’organico in alcune Regioni italiane), siano violati gli articoli relativi al diritto alla salute e alla non discriminazione (artt. 11 ed E) della Carta Sociale Europea; e inoltre, che i medici non obiettori di coscienza subiscano un insieme di svantaggi sia diretti sia indiretti, in termini di carico di lavoro e prospettive di carriera, che si qualificano come violazione dell’art. 1, comma secondo (Diritto al lavoro), e dell’art. 26, comma secondo (Diritto alla dignità sul lavoro) della Carta Sociale Europea.
Si tratta di una decisione importante, la seconda in due anni dopo quella analoga sul reclamo dell’International Planned Parenthood Federation European Network, che ribadisce in sede europea la necessità di dare piena applicazione alla legge 194 e di regolamentare in modo efficace l’obiezione di coscienza, per garantire il servizio di interruzione volontaria di gravidanza in ogni struttura e su tutto il territorio nazionale. Una necessità che è sostenuta da tempo dal movimento delle donne dentro e fuori le istituzioni, ed è stata confermata dalle sentenze pronunciate negli ultimi decenni dalla Corte Costituzionale.
L’Italia dovrà quindi cogliere questo pronunciamento di Strasburgo come un’occasione per prendere definitivamente coscienza dei problemi di applicazione della disciplina sull’aborto, e porvi al più presto rimedio. Il tempo che stiamo vivendo è infatti particolarmente critico per i diritti sessuali e riproduttivi, non solo in Italia ma in Europa e nel mondo. Abbiamo assistito con grande preoccupazione al tentativo del governo polacco di sostenere una proposta di legge per la proibizione totale dell’interruzione volontaria di gravidanza, che attualmente è consentita nel paese solo in casi di stupro, grave disabilità del feto o rischio per la vita della madre. Fortunatamente, la dimensione che ha assunto la protesta delle donne, fin dentro la chiesa di Sant’Anna a Varsavia, ha convinto la premier Beata Szydlo a togliere il proprio sostegno all’iniziativa.
I diritti sessuali e riproduttivi sono stati poi al centro di difficili negoziazioni nelle conclusioni della 60^ Commissione sulla condizione delle donne di New York, come lo furono un anno fa, al Parlamento Europeo, nella discussione della relazione curata da Marc Tarabella sull’eguaglianza tra uomini e donne nell’Unione Europea, che è stata infine approvata a larga maggioranza dopo un lungo confronto sul paragrafo relativo all’accesso alla contraccezione e all’aborto.
Le istituzioni europee e internazionali stanno agendo spesso come baluardi a protezione dei diritti delle donne, contro i tentativi delle forze ultraconservatrici di eroderli o cancellarli. È quindi importante che, nel rispetto di questo lavoro essenziale, l’Italia si impegni a rispondere, mostrandosi all’altezza del ruolo che intende svolgere nella battaglia globale per l’eguaglianza di genere e contro ogni discriminazione.


Dalle istituzioni europee

Gli atteggiamenti negativi nei confronti delle persone Lgbt sono ancora diffusi nella società, nel mondo delle professioni e tra gli esponenti della politica, e ostacolano gli sforzi messi in atto a tutti i livelli per contrastare la discriminazione e i reati generati dall’odio: è ciò che emerge da una ricerca dell’Agenzia per i Diritti Fondamentali (FRA) dell’Unione Europea intitolata Professionally speaking: challenges to achieving equality for LGBT people ( Sfide per il raggiungimento della parità per le persone LGBT nei contesti professionali), che esamina le difficoltà incontrate da funzionari pubblici, insegnanti, medici, infermieri e agenti delle forze dell’ordine in 19 stati membri dell’UE. Basandosi su ampie interviste, il rapporto della FRA prende in esame le loro opinioni ed esperienze, individuando ostacoli persistenti – come ad esempio la percezione dell’omosessualità come una condizione patologica – e le tendenze incoraggianti – tra cui un notevole impegno per migliorare la situazione.

Nel prossimo incontro della Commissione FEMM del Parlamento Europeo, il 18 e 19 aprile, è previsto che si voti sul rapporto dell’europarlamentare inglese Catherine Bearder (ALDE) relativo a Attuazione della direttiva 2011/36/UE del 5 aprile 2011 concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime da una prospettiva di genere. Il rapporto contiene una valutazione delle misure adottate nell’UE per l’identificazione, assistenza, supporto e protezione delle vittime di tratta, con particolare attenzione a donne e ragazze.

Sulla dimensione di genere della tratta di esseri umani, la Commissione Europea ha recentemente pubblicato un nuovo studio aggiornato che esamina in una prospettiva di genere tutte gli ambiti della strategia UE contro la tratta: assistenza delle vittime, persecuzione dei reati, prevenzione, riduzione della domanda, coordinamento e cooperazione.

La Commissione FEMM ha inoltre prodotto due rapporti su temi importanti per l’agenda dell’eguaglianza di genere. Il primo è lo studio Differences in Men’s and Women’s Work, Care and Leisure Time ( Differenze nei tempi di lavoro, cura e tempo libero tra uomini e donne), che analizza l’interrelazione tra le politiche pubbliche e le differenze di genere nell’organizzazione dei tempi di vita e lavoro sullo sfondo della crisi economica e in diversi contesti socio-economici e culturali. Le politiche, afferma il report, possono contribuire a un migliore equilibrio tra vita e lavoro, e trasformare i ruoli di genere, in sintonia con gli obiettivi della strategia EU2020 e gli impegni degli Stati membri per l’eguaglianza di genere. Sullo stesso tema, Creating Labour Market Conditions Favourable for Work-Life Balance, si è tenuta il 22 marzo un’ audizione pubblica, con presentazioni da parte di esperti.

Il secondo rapporto riguarda la violenza contro le donne nell’Unione Europea, ed è un aggiornamento dello studio del 2011 sullo stesso tema. Vengono esaminate le diverse forme di violenza e i fattori che ne sono alla radice, viene inoltre proposto un quadro aggiornato delle normative internazionali ed europee sul tema. Tra i problemi che emergono ci sono la difficoltà di monitoraggio e raccolta dei dati, e la necessità di provvedere alla protezione delle vittime e alla prevenzione della violenza all’interno di politiche integrate e coordinate a livello UE.

Per aiutare gli Stati membri a migliorare la raccolta dei dati sulla violenza contro le donne, l’Istituto Europeo per l’Eguaglianza di Genere (EIGE) ha identificato 12 buone prassi sulle metodologie di raccolta dei dati in dieci paesi UE. Sono prassi che possono essere trasferite in altri contesti e saranno presto disponibili sul sito di EIGE.


Dalle organizzazioni internazionali

In Brasile, in occasione della Giornata mondiale della salute, il 7 aprile, UN Women, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA), la Pan American Health Organization dell’Organizzazione mondiale della Sanità (PAHO/OMS) e il Ministero per le donne, l’uguaglianza razziale e i diritti umani hanno lanciato la seconda fase di una comunicazione mirata per contrastare il virus Zika, consistente nella pubblicazione di card digitali, flyers e manifesti per diffondere informazione e consapevolezza sui diritti riproduttivi delle donne. Già nella prima fase della campagna, incentrata su programmi radiofonici mirati, la Direttrice di UN Women per l’America Latina e i Caraibi, Luiza Carvalho, ha evidenziato che la risposta all’epidemia deve basarsi sul principio fondamentale dell’empowerment delle donne.
Il Fondo fiduciario delle Nazioni Unite per porre fine alla violenza sulle donne invita le organizzazioni della società civile e i governi a presentare domande di finanziamento per progetti pluriennali fino a 1 milione di dollari.
Continua la partnership tra la squadra di calcio del Valencia e UN Women, che hanno da poco lanciato un programma di formazione sportiva destinato a operatori in campo umanitario e dello sviluppo. Il workshop fornirà ai partecipanti le tecniche per progettare e gestire una formazione calcistica di alto livello con una forte attenzione alla parità di genere, alla prevenzione della violenza contro le donne e le ragazze e alla costruzione di autostima e leadership attraverso lo sport.
In Vietnam, ad appena sei mesi dall’avvio, ha già dato buoni risultati il Male Advocacy Programme, realizzato da UN Women insieme alla Da Nang Women’s Union. Si tratta di un progetto che incoraggia l’impegno degli uomini nel contrasto alla violenza contro le donne e le ragazze, nel quadro dell’Obiettivo 5 per lo Sviluppo Sostenibile.

Dal mondo

In Polonia, a seguito di un’ondata di proteste, il governo di Beata Szydlo ha deciso di ritirare la proposta di legge che avrebbe completamente vietato l’aborto, attualmente consentito solo in casi di stupro, grave disabilità del feto o rischio per la vita della madre.

Sempre in materia di aborto, in Cile  la Camera ha abrogato la legge che proibiva totalmente l’interruzione volontaria di gravidanza, rendendola legale nei casi di violenza, rischio per la madre o malformazione del feto. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato.

In Vietnam, per la prima volta una donna è stata eletta presidente del parlamento. Si tratta di Nguyen Thi Kim Ngan, 61 anni, esponente di spicco del partito comunista.

La Corte penale internazionale  ha condannato l’ex vicepresidente del Congo Jean-Pierre Bemba, per assassinio, stupro e saccheggio in quanto comandante delle truppe che commisero tali atrocità nella Repubblica Centrafricana nel 2002-2003. È la prima volta che la Corte dell’Aja riconosce lo stupro di massa come arma di guerra utilizzata in un conflitto.

“Abbiamo una crisi sessista in materia di dati: le informazioni da cui dipendiamo per fare politica sociale ed economica, nonché per monitorare i progressi, non sono capaci di riflettere la realtà della vita di donne e bambine.” È la tesi centrale di un articolo di Mayra Buvinic e Ruth Levine pubblicato dal Guardian, che approfondisce a livello globale il tema delle statistiche di genere.

Il 12 aprile si è celebrata negli Stati Uniti l’Equal Pay Day, la giornata della parità retributiva. Ancora oggi, per ogni dollaro guadagnato da un uomo, le donne ottengono solo 79 centesimi. Il presidente Obama ha ricordato l’impegno della Casa Bianca contro questa grave discriminazione, e i candidati alle primarie dei Democratici, Hillary Clinton a Bernie Sanders, hanno richiamato l’attenzione sul problema, affermando la necessità di porvi al più presto rimedio.

La nazionale femminile di calcio degli USA ha minacciato di boicottare le Olimpiadi di Rio se la sua protesta contro la discriminazione retributiva di genere non riceverà una risposta.


Dall’Italia

I miei migliori auguri di buon lavoro all’ambasciatrice Elisabetta Belloni, che nei giorni scorsi ha ricevuto l’incarico di segretario generale del Ministero deli affari esteri ed è la prima donna a svolgere questo importante ruolo.

È online Chayn Italia, una piattaforma open source che fornisce alle donne che ne hanno bisogno strumenti, informazioni e supporto contro la violenza di genere. Il progetto, nato su base volontaria, è gestito da donne che hanno vissuto situazioni violente e da operatrici di centri antiviolenza che insieme hanno ideato risorse utili da condividere in rete, anche per casi di emergenza.

Diventare ingegnere, un gioco da ragazze: è questo il tema dell’evento che si svolgerà il 15 aprile presso la facoltà di ingegneria civile e industriale dell’ Università La Sapienza di Roma per informare e incoraggiare le studentesse delle scuole superiori nella scelta di facoltà tecnico-scientifiche, in particolare quella di ingegneria.

Il 15 aprile si tiene la 7^ edizione dell’Equal Pay Day, giornata di azione promossa dalla Commissione Provinciale Pari Opportunità della Provincia Autonoma di Bolzano, con il sostegno di 63 organizzazioni, per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle differenze salariali tra uomini e donne.

 

Nota di servizio: alcuni link ai siti dell’Unione Europea potrebbero non funzionare sempre, per problemi di malfunzionamento dei siti stessi in questi giorni, me ne scuso con voi lettori.