Un anno fa, in occasione della Giornata Internazionale contro l’Omofobia e la Transfobia che ricorre il 17 maggio, ho organizzato la conferenza “Diritti omosessuali. Diversità come valore”, per denunciare le forme di discriminazione che ancora colpiscono le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender in ogni parte del mondo, e rilanciare l’impegno dell’Italia verso l’adozione di norme nazionali che riconoscano le unioni tra persone dello stesso sesso, un impegno che il nostro paese ha preso anche di fronte alle Nazioni Unite. Oggi, non posso che esprimere la massima soddisfazione di fronte al raggiungimento di questo obiettivo, con l’ultimo passaggio parlamentare del disegno di legge sulle unioni civili. Si tratta di un risultato che le persone Lgbt attendono da decenni, e che solo un anno fa sembrava ancora molto lontano.
Da oggi, le coppie dello stesso sesso potranno godere di tutele e diritti che sono stati loro negati troppo a lungo: la possibilità di formare un’unione riconosciuta dallo Stato, con tutto quello che ciò comporta in termini di diritti e doveri dei partner, reversibilità della pensione, possibilità di assumere il cognome del partner. La legge offre inoltre, grazie ai richiami agli articoli 2 e 3 della Costituzione, un percorso verso la piena uguaglianza come prospettiva concreta da percorrere, e sul tema della stepchild adoption non nega, anzi certifica, la bontà della giurisprudenza più recente che l’ha estesa alle coppie omosessuali.
Con questo, però, il nostro impegno non è affatto terminato. Nel disegno approdato alla Camera, infatti, non sono state inserite le previsioni di legge a tutela dei figli di genitori dello stesso sesso, perché è mancata una maggioranza parlamentare capace di sostenere fino in fondo questo obiettivo. A questi bambini e queste bambine va oggi il mio primo pensiero, perché anch’essi, come i loro genitori, meritano di essere protetti da ogni forma di discriminazione. Le numerose sentenze dei Tribunali per i Minorenni che negli ultimi mesi hanno riconosciuto l’adozione a madri e padri “sociali”, in coppie omosessuali, segnano una strada che la politica non può continuare a ignorare. Non possiamo lasciare che questi minori e i loro genitori restino affidati alla sensibilità del giudice: servono certezze per favorire nei minori una crescita sana e attaccamenti stabili.
Dobbiamo riprendere quindi la strada annunciata alcuni mesi fa con l’impegno del Governo verso la riforma delle adozioni. A questo fine, ritengo un segnale molto importante il fatto che il Partito Democratico sia riuscito nei giorni scorsi a superare con una posizione condivisa lo scoglio maggiore incontrato nel corso del dibattito sulle unioni civili: la gestazione per altri (GPA), cosiddetta maternità surrogata. Con la mozione approvata alla Camera, infatti, è stato posto al centro del dibattito il nodo fondamentale di questa discussione, cioè il riconoscimento del diritto dei bambini all’identità personale e alla tutela, indipendentemente dal modo in cui sono venuti al mondo. Il testo chiede al Governo di impegnarsi ad avviare un confronto sulla base della risoluzione inserita dal Parlamento Europeo nella Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo e sulla politica dell’Unione Europea in materia, e ad attivarsi per il pieno rispetto da parte dei paesi firmatari delle convenzioni internazionali sia per la tutela dei diritti umani e dei bambini, sia per il contrasto della violenza contro le donne.
È questo l’obiettivo che dobbiamo darci: da un lato la tutela delle donne, della loro libertà e autodeterminazione, dall’altro quella dei bambini. Per conseguirlo abbiamo bisogno di una regolamentazione internazionale del ricorso alla GPA, e non di una generica proibizione a priori che oltre a non funzionare nei suoi effetti pratici ha il grave difetto di penalizzare i minori nati con questa pratica e le tante famiglie che non possono avere figli ma vorrebbero crescere dei bambini, dando loro affetto e cure di qualità per nulla inferiore a quelli offerti dai genitori biologici. La questione riguarda, evidentemente, anche i figli di coppie omosessuali. Come ha dimostrato la recente sentenza del Tribunale per i Minorenni di Roma, che ha riconosciuto l’adozione in casi particolari (ex articolo 44 della legge 184) a una coppia di uomini che hanno avuto il figlio grazie alla gestazione per altri, la stepchild adoption è già una realtà nelle istituzioni preposte a difendere l’interesse dei minori. Una realtà in cui i bambini non sono, e non dovranno mai più in futuro, essere discriminati per come sono venuti al mondo.

Dalle istituzioni europee

La Direzione Generale delle politiche interne del Parlamento Europeo, su richiesta della Commissione FEMM, ha pubblicato lo studio Preparing a harmonized maternity leave for Members of the EP – Legal analysis ( Predisporre un congedo di maternità armonizzato per i membri del Parlamento Europeo – Analisi giuridica). Lo studio analizza le differenti normative nazionali sul congedo di maternità o parentale per i membri dei parlamenti nazionali, nonché le norme riguardanti assenze e congedi per le e gli europarlamentari, e pone l’accento sul fatto che la legge elettorale europea attualmente vieta l’introduzione di norme per il congedo di maternità o parentale con una possibilità di sostituzione temporanea delle e degli europarlamentari.

Il 28/4 il Parlamento Europeo ha approvato la risoluzione presentata da Kostadinka Kuneva (GUE-NGL/EL) sui lavoratori domestici e prestatori di assistenza nella UE, che chiede uno status giuridico comunitario per questa categoria, composta prevalentemente da donne immigrate. Nella risoluzione si afferma inoltre che il riconoscimento della professione dovrebbe scoraggiare il traffico di esseri umani e lo sfruttamento.

È stato pubblicato dalla Commissione Europea lo studio Women in Power and Decision-Making in the Eastern Partnership Countries, riguardante la parità di genere nei processi decisionali dei paesi del Partenariato orientale (Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldavia e Ucraina), che riprende l’approccio della ricerca dell’EIGE Gender Equality in Power and Decision-Making – Review of the Implementation of the Beijing Platform for Action in the EU Member States.

Secondo l’ Indice dell’eguaglianza di genere 2015 elaborato dall’EIGE (Istituto europeo per l’eguaglianza di genere), la Finlandia ha un punteggio molto alto (73/100), il secondo tra i paesi dell’Unione dopo la Svezia. Eppure, le statistiche più recenti mostrano una tendenza negativa. La Finlandia registra il punteggio più basso (61/100) nell’area del tempo: le donne continuano ad assumere maggiori responsabilità degli uomini nelle attività domestiche e di cura (ma la media europea è ancora più bassa: 38/100). Sul dato pesano probabilmente il divario retributivo di genere e l’impatto dei ruoli tradizionali di genere nelle scelte professionali.

Si svolgerà il 19 maggio a Vilnius (Lituania), il 6° Meeting del gruppo di lavoro sull’Indice dell’eguaglianza di genere dell’EIGE.


 Dalle organizzazioni internazionali

Il 6 maggio, a New York, si è svolto un incontro organizzato da UN Women e dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNHCR), in cui docenti e studenti di diverse università statunitensi hanno condiviso la loro positiva esperienza nell’utilizzo del Global Gender Equality Constitutional Database messo a punto da UN Women, un archivio digitale delle disposizioni relative al genere tratte da 195 costituzioni di tutto il mondo. L’incontro è stato l’occasione per mettere alla prova questo strumento nell’elaborazione di politiche che portino all’estensione dei diritti delle donne e delle bambine.

Intervenendo alla Settimana Internazionale della Società Civile che si è svolta a Bogotà (Colombia) a fine aprile, Lakshmi Puri, vicedirettrice esecutiva di UN Women, ha sottolineato il ruolo della società civile nell’assicurare la piena ed efficace attuazione dell’Agenda 2030 in un’ottica di genere. “Dobbiamo riunirci e costruire strategie per contrastare il restringimento dei nostri spazi democratici,” ha detto Puri alle Ong presenti. “L’obiettivo deve essere quello di ampliare lo spazio di azione per la giustizia sociale e, insieme, rivitalizzare il movimento delle donne a livello mondiale”.

Il 10 aprile, Giornata internazionale dello sport per lo sviluppo e la pace, si è svolto a Islamabad (Pakistan) un evento calcistico organizzato da UN Women in collaborazione con Serena Hotels. Al centro della giornata, una serie di partite di calcio amichevoli tra la nazionale femminile di calcio pachistana, il club femminile Young Rising Stars e una rappresentanza di diplomatici e alti funzionari delle Nazioni Unite. In Pakistan il calcio femminile è molto diffuso, e le amichevoli che si sono disputate in questa occasione hanno messo in luce l’importanza di questo sport come potente strumento per l’inclusione sociale, l’eguaglianza di genere e l’ empowerment delle ragazze.

Un rapporto redatto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, insieme all’UNICEF e al International Baby Food Action Network (IBFAN), rivela la condizione insoddisfacente delle normative nazionali per proteggere e promuovere l’allattamento al seno.


Dal mondo

È diventata un’icona della lotta contro l’intolleranza Tess Asplund, l’attivista svedese antirazzista che nella città di Borlänge ha affrontato da sola, pacificamente, un corteo di trecento neonazisti.

A Tunisi, ormai nota come la “Silicon Valley dell’Africa”, sono sempre di più le donne che lanciano proprie start-up, creando occupazione e dando nuova speranza al futuro del paese.

In Arabia Saudita, il ministro della giustizia ha annunciato che finalmente anche le donne riceveranno una copia del loro contratto di matrimonio. Si tratta di un passo avanti in uno dei paesi più conservatori, in quanto assicurerà alla sposa piena consapevolezza dei propri diritti e dei termini dell’accordo coniugale.

In Libano, la scoperta di un bordello dove 75 ragazze siriane erano tenute in schiavitù e costrette alla prostituzione ha sollevato un nuovo allarme intorno alla vulnerabilità e agli elevati rischi di abusi che le donne in fuga dal conflitto si trovano ad affrontare.

All’inizio di aprile, la quattordicenne Yuyun è stata stuprata e ammazzata da un branco di 14 uomini nel villaggio di Kasiah Kasubun, in Indonesia. Il suo corpo senza vita non ha fatto notizia, finché l’attivista e musicista Kartika Jahja ha scoperto il fatto e lanciato la campagna “Candele per Yuyun”, che si è presto diffusa in rete fino a costringere i media nazionali a interessarsi del caso.

Ellen Pao denuncia da anni la mancanza di attenzione alle diversità nell’industria della tecnologia. Erica Baker ha suscitato grande scalpore quando ha chiesto ai dipendenti di Google di condividere i loro stipendi, evidenziando la disparità retributiva tra i generi. Laura Gómez ha fondato una start-up per migliorare il livello di diversity nelle procedure di assunzione. Queste tre donne e altre che operano in posizioni di rilievo nelle aziende della Silicon Valley hanno ora lanciato un’impresa non profit – Project Include – per promuovere la partecipazione delle donne nelle imprese del settore tecnologico.

Le quote di genere nei consigli di amministrazionedelle aziende  stanno funzionando. In Europa, dopo le iniziative di paesi come la Norvegia, l’Islanda, la Spagna, la Francia, l’Italia, e da ultima la Germania, i risultati sono visibili guardando ai dati.


Dall’Italia

Nel Consiglio dei Ministri di martedì 10 maggio, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha annunciato l’attribuzione delle deleghe di indirizzo e coordinamento in materia di pari opportunità, di adozioni internazionali e il ruolo di Presidente della Commissione per le adozioni internazionali, alla Ministra Maria Elena Boschi, ad integrazione della sua attuale delega. Sono convinta si tratti di una scelta innovativa che migliorerà significativamente le attenzioni sia verso le politiche di genere che verso un tema delicato e complesso come quello delle adozioni internazionali.

Intervenendo a Firenze al convegno “The State of the Union” dedicato quest’anno al ruolo delle donne in Italia e nel mondo, la Ministra Giannini ha annunciato che il Miur lancerà un sondaggio tra gli studenti per “capire quali storie di donne gli studenti vorrebbero conoscere e approfondire”. L’assenza delle donne da libri di testo, infatti, deforma l’immaginario di bambini e bambine, con ricadute concrete in termini di bullismo, aspirazioni, scelte professionali e di vita.

Le donne in Italia hanno sempre meno figli, aumenta l’età in cui si decide di diventare madri, e la maternità continua a rappresentare uno dei principali ostacoli per la permanenza delle donne nel mercato del lavoro. A ricordarlo è il Rapporto Mamme 2016 di Save the Children, curato da Giovanna Badalassi e Federica Gentile, dal titolo “Le equilibriste. Da scommessa a investimento: la sfida della maternità in Italia”.

È stato presentato a Bruxelles il GenderPortal, il portale europeo su genere e scienza nato da un progetto europeo finanziato all’interno del Settimo Programma Quadro che vede tra i partner per l’Italia la Fondazione Giacomo Brodolini. In un momento in cui le diseguaglianze sono particolarmente accentuate nel mondo accademico e della ricerca, l’obiettivo del portale è quello di favorire una prospettiva di genere in questi contesti.

Una petizione rivolta all’Ordine nazionale dei Giornalisti, chiede “una forma di autoregolamentazione per la moratoria su stampa e media” dell’espressione “baby squillo”. Si tratta della versione italiana di un’istanza internazionale promossa dal Human Rights Project for Girls (Rights4Girls). “Non esistono prostitute bambine, non esistono baby squillo. Esistono vittime. Un minore è un minore e proprio perché minore ha in tutta la legislazione internazionale forme sacrosante di tutela. Il termine è sbagliato e sposta pericolosamente l’oggetto del racconto dai colpevoli alle vittime”, afferma la petizione.

Il cortile di Palazzo Strozzi a Firenze ospita fino al 10 maggio l’esposizione “Donne in marcia”, con le immagini pubblicate dall’agenzia Ansa che hanno meglio raccontato il ruolo delle donne nelle migrazioni verso l’Europa.

Sono aperte le iscrizioni alla terza edizione della scuola estiva “Gender Economics and Society” che si terrà dal 4 all’8 luglio 2016 presso l’ITCILO Campus di Torino.