Bisogna essere capaci di leggere in modo serio e differenziato i voti di queste amministrative, evitando di farne una “sommaria” lettura nazionale. Le differenze territoriali sono talmente tante che solo analizzando le storie delle singole città, delle candidature e delle diverse coalizioni è possibile trarre un quadro oggettivo di quanto accaduto domenica. Tuttavia si tratta di una votazione molto importante, che ha coinvolto 1342 comuni e più di 13 milioni di elettori, e alcune considerazioni sono doverose per guardare ai prossimi ballottaggi con maggiore lucidità. Il PD quasi ovunque ha candidati con percentuali di voto molto alte, che vanno al ballottaggio o, in alcuni casi, vincono anche al primo turno, il che scredita chi dava per vincente il voto populista di Lega e M5S.

Come conferma una prima parziale analisi dell’Istituto Cattaneo, il centro-sinistra nel suo complesso ha perso circa 7 punti percentuali rispetto alle scorse comunali del 2011, ma è cresciuto leggermente in confronto al 2013, il centro-destra ha perso circa 7 punti percentuali rispetto al 2011, ma recuperato parzialmente nel confronto con il 2013, mentre il M5S è cresciuto rispetto al 2011 e ha perso circa 4 punti percentuali rispetto alle politiche del 2013.

Indubbiamente per il M5S il risultato su Roma e Torino è un dato importante, perché in questi comuni arriva al ballottaggio con percentuali superiori alle previsioni, ma bisogna riconoscere anche che in tutte le altre città i risultati non premiano affatto questo partito, così elogiato da Salvini in questi ultimi giorni per il suo atteggiamento antisistema e antieuropeista. Nella stessa Bologna, dove la sua candidatura era stata appoggiata dall’investitura diretta di Beppe Grillo, il M5S non è neanche giunto al ballottaggio, così come a Napoli, Trieste, Milano; governa in soli 17 comuni e va al ballottaggio in sole tre grandi città, il che giustifica il pensiero di chi non vede nei singoli successi del M5S un netto spostamento di voti su tutto il territorio nazionale.

La Lega, che molto ha investito sulla paura di fronte ai temi dell’immigrazione, con una propaganda smentita dai numeri dei flussi migratori e dai fatti con cui sono stati finora gestiti dall’attuale governo, ha avuto un buon risultato a Bologna, dove va al ballottaggio con il sindaco uscente del PD, ma non nelle altre città. A Roma raccoglie il solo 2,71% di voti, mentre a Milano l’11,77%, poco più della metà dei voti di Forza Italia.

Più a destra, invece, la sconfitta di Giorgia Meloni a Roma rappresenta il fallito tentativo di formulare una nuova leadership locale strettamente legata sia al proseguimento dell’amministrazione Alemanno che alle ambizioni di Matteo Salvini.

A sinistra del PD, poi, le percentuali sono altalenanti e in generale ampiamente inferiori alle aspettative, tanto che a Roma, Milano e Torino non superano neanche il 4%.

Non sono mancate per il PD novità positive, come il risultato ottenuto da Roberto Giachetti a Roma: non era scontato arrivare al ballottaggio, ma evidentemente tutti gli sforzi fatti dal partito, dopo gli eventi di mafia capitale e l’esperienza di Ignazio Marino, per ricostruire la classe dirigente locale e mettere in campo una squadra assolutamente credibile in termini di competenze e proposte, sono stati apprezzati dai romani, e possiamo guardare con speranza al difficile ballottaggio del 19 giugno.

Il Partito Democratico dunque c’é ed é in vantaggio quasi ovunque. Detto questo, è giusto evidenziare le sconfitte, come quella di Napoli, forse la più pesante: anche se in quella provincia il PD ha tenuto in quasi tutti i comuni, rimane il fatto che nel capoluogo il tentativo di costruire una nuova classe dirigente, con candidature di qualità, non ha dato i risultati sperati e non ha consentito di sanare le tante divisioni esistenti.

Altro aspetto su cui vale la pena riflettere è la valorizzazione delle candidature femminili. Ancora è presto per valutare la presenza delle donne favorita da questa tornata elettorale, ma certamente con la nuova legge, che permette la doppia preferenza di genere, avremo la possibilità di vedere rinnovati, entro il 2017, tutti i consigli comunali secondo criteri di parità e non discriminazione. Questo voto è importante anche per questo motivo. A Roma, ad esempio, i voti di preferenza all’assemblea capitolina vedono per il PD una donna come la più votata e 6 donne presenti nelle prime 11 posizioni. Nonostante le candidature a sindaco rimangano ancora in maggioranza al maschile, l’ingresso delle donne in quello che è l’ente locale per eccellenza, il comune, appunto, rappresenta un elemento fondamentale per migliorare la qualità della nostra democrazia e una piena cittadinanza per tutti.

Nella Regione Toscana si riflette il ruolo minoritario del M5S, che in nessun comune riesce a vincere o ad arrivare al ballottaggio. Duole che il PD toscano, nonostante abbia mantenuto una solida posizione, sia stato penalizzato in alcuni comuni dalle divisioni interne alla sinistra, come a Sesto Fiorentino oppure a San Sepolcro; casi diversi, certamente, ma che hanno in comune una competizione elettorale tra il PD e liste civiche di sinistra su cui mi auguro si possa aprire al più presto una profonda riflessione. In altri comuni, invece, il PD si presenta al ballottaggio con un vantaggio maggiore, come a Cascina. Un quadro poco omogeneo, dunque, positivo ma certamente migliorabile se confrontato con i voti assoluti registrati nel primo turno del 2011.

Con un’affluenza alle urne che ha raggiunto complessivamente il 62,14%, possiamo dire che il dato più negativo è quello dell’astensionismo, in parte prevedibile, ampiamente diffuso in tutte le democrazie occidentali, ma non per questo meno grave. Questa volta ha colpito più i capoluoghi del centro-nord e le grandi città che il sud. I partiti sono chiamati ad essere i principali interlocutori della sfida contro la disaffezione e la non partecipazione, una responsabilità che deve impegnarci tutti verso un più saldo rapporto tra cittadini e istituzioni. E in questa sfida il ruolo del Partito Democratico non può che essere di primo piano, in quanto primo partito non solo in Italia ma anche nel panorama del socialismo europeo.

Sapevamo già di dover migliorare l’articolazione del partito sul territorio e rinnovare le classi dirigenti locali per fare del Partito Democratico il partito del rinnovamento delle nostre città. In alcune realtà ci siamo riusciti, in altre no, e lì dovremo dimostrare ancora di più di essere interlocutori fondamentali per i grandi valori della sinistra europea; siamo un partito giovane, che eredita differenti culture politiche, storicamente determinanti per il novecento italiano, e che è chiamato a farne sintesi e a rinnovarne i contenuti per governare i cambiamenti presenti e progettare quelli futuri.

Quali sono le alternative al PD in questo sistema tripolare? Abbiamo un centro destra che quando non è sbilanciato verso la deriva sempre più xenofoba, razzista e inconcludente della Lega, promuove candidature moderate come quella di Marchini a Roma: la prima cosa che ha pensato di fare è dichiarare che non avrebbe rispettato la legge sulle unioni civili e che il suo era un movimento libero dai partiti. C’é poco da aggiungere. L’emergere invece del M5S non è una novità. Si tratta di un partito che ha contribuito a intercettare un voto di protesta e a rinnovare parte della classe dirigente, e questo è di per sé un fatto positivo. Ma rimane il partito più opaco di tutti nella gestione delle proprie risorse e della propria organizzazione interna, un partito orientato a programmare le proprie azioni e i propri linguaggi sempre contro qualcuno o qualcosa, e non a caso è anche il più deludente nei confronti del proprio elettorato laddove ha avuto la possibilità di governare, con risultati obiettivamente disastrosi sotto tutti i punti di vista.

Perché poi – nessuno dovrebbe mai dimenticarlo – quel che conta non è vincere, ma vincere per governare. Questo presuppone un’idea di governo chiara e precisa, una visione del futuro del proprio Paese e una concreta proposta di come si intende realizzarla amministrando la cosa pubblica sul territorio. Solo così i partiti possono tornare a parlare al Paese: non con slogan mistificanti, o pensando che la politica possa ridursi a un buon piano di marketing elettorale, ma con seri obiettivi di governo aperti alla piena partecipazione della propria comunità locale. Il PD, seppur con tutti i limiti e le divisioni interne, sta dimostrando di voler esserne all’altezza, gli altri partiti no.

 

in Senato


Nella settimana antecedente le elezioni amministrative del 5 giugno le Assemblea del Senato e della Camera non hanno tenuto sedute.

In occasione della Festa della Repubblica, giovedì 2 giugno, Palazzo Madama, Palazzo Giustiniani e il Centro di in-form@zione-Libreria sono stati aperti alle visite dei cittadini. Nel pomeriggio, nell’Aula della Camera dei deputati, il Presidente Grasso ha partecipato alla cerimonia di premiazione delle scuole vincitrici del progetto “Lezioni di Costituzione“, fissata proprio al 2 giugno in occasione dei 70 anni della Repubblica italiana.

 

temi della settimana


Il femminicidio di Sara
Come ho detto in questa  intervista video a l’Unità, del femminicidio di Sara Di Pierantoni colpisce tutto.
Colpisce il fatto che il suo ragazzo non abbia saputo accettare la scelta di Sara di mettere fine alla loro relazione.
Colpisce l’indifferenza di chi ha assistito e non ha aiutato né chiesto aiuto, forse pensando (sbagliando) che in una lite tra fidanzati non ci si deve intromettere .
Colpisce infine la “benevolenza” dei giudizi nei confronti dei comportamenti messi in atto dal suo ex ragazzo in precedenza.
Non si ama se si possiede, si ama se si rispetta la libertà dell’altra.
Sono importanti le leggi che abbiamo fatto, è importante il lavoro dei centri antiviolenza, ma dobbiamo riuscire a parlarne in modo talmente profondo e diffuso da chiamare a responsabilità le singole persone.
Per questo non ho potuto far passare sotto silenzio le parole utilizzate da Fabio Fazio per commentare la vicenda durante Che tempo che fa. Il conduttore e autore della seguitissima trasmissione ha infatti sottolineato l’importanza del ruolo di ‘protezione’ che gli uomini devono esercitare sulle donne, perché possano essere immuni dalla tanta violenza di cui, purtroppo, le cronache sono piene. Sono certa della buona fede del signor Fazio, ma credo che sia importante, proprio per il seguito e il valore del suo programma, spiegare che il concetto di protezione maschile verso le donne venga radicalmente sostituito da una corretta grammatica delle relazioni tra uomo e donna, basate su piena reciprocità e parità.
Luciano Lama
Martedì 31 maggio nella sala Koch di Palazzo Madama, si è svolto il convegno “Ricordando Luciano Lama a vent’anni dalla scomparsa”, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella. Un convegno da me fortemente voluto, per celebrare una delle figure centrali della vita sindacale e politica del novecento italiano.

Dopo il saluto istituzionale del Presidente Piero Grasso, la figura di Luciano Lama è stata ricordata e rivissuta con le testimonianze di Edmondo Montali (storico), Cesare Romiti, Susanna Camusso, Giorgio Napolitano.
Ricordare Luciano Lama a venti anni dalla sua morte, come ho scritto in questo articolo pubblicato da l’Unità, è stato per me un omaggio sincero, per quanto mi ha insegnato e trasmesso con il suo esempio, di cui faccio tesoro anche oggi nella mia attività di Vice Presidente del Senato, così come ne ho fatto, da sindacalista, per quasi quarant’anni.
Qui potete leggere la rassegna stampa della giornata e ascoltare la registrazione dell’evento fatta da Radio Articolo 1.

 

in evidenza – rassegna


Sabato 4 giugno ho partecipato alla serata finale del Premio “Pavoncella alla Creatività Femminile” a Sabaudia. Nel corso della serata, ho consegnato la targa di Presidente Onoraria del Premio all’onorevole Caterina Chinnici e il Premio alla Procuratrice Generale presso la Corte di Appello di Bari, Anna Maria Tosto. Il «Pavoncella» è un premio tutto al femminile, che vuole essere riconoscimento e omaggio alla donna, al suo impegno sempre più efficace nel mondo dell’impresa, del lavoro, della ricerca scientifica, al ruolo altrettanto importante che ha assunto nella cultura e nell’arte.

Martedì 31 maggio ho partecipato, in rappresentanza del Senato, alla presentazione della mostra “1946, l’anno della svolta. Le donne al voto”. Dopo la proiezione del filmato “Le nostre donne” a cura di Rai Cultura e i saluti d’introduzione della Presidente Boldrini, si sono susseguiti gli interventi di Aldo Cazzullo e Concita De Gregorio.

La mostra racconta il lungo tragitto che, a partire dall’Unità d’Italia, ha condotto alla conquista del suffragio universale. Grazie a documenti originali, testi e atti parlamentari, emergono le figure di alcuni protagonisti di questa battaglia civile e politica, donne e uomini.

La mostra sarà aperta al pubblico dal 1° giugno fino al 31 ottobre 2016, dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 18.
Nel pomeriggio del 30 maggio, ho portato il mio saluto al Galà degli Ambasciatori e delle Ambasciatrici del Telefono Rosa. Nell’occasione, ho consegnato le onorificenze riservate ai premiati di quest’anno: Lucia Borsellino, Susanna Camusso, Giovanni Del Prete, Sergio Foffo, Riccardo Iacona, Michela Marzano, Sarah Scola.

Ho voluto e dovuto replicare alle parole di Matteo Salvini contro la ricorrenza del 2 giugno.Salvini ogni giorno pensa di tenere alta l’attenzione su di sé con un linguaggio semplicemente indegno e inaccettabile per chi esercita responsabilità pubbliche, ancora più grave se rivolto a denigrare la ricorrenza della nascita della nostra Repubblica e della nostra assemblea costituente, ha superato veramente ogni misura e dovrebbe chiedere scusa agli italiani, perché anche chi lo vota non merita di essere offeso in questo modo.
In questo articolo sul Corriere della sera, edizione di Bologna, la sfida accettatta da Archilabò, cooperativa di Bologna, che ho incontrato il 23 maggio scorso, che inserisce il Congedo Di Paternità obbligatorio nel suo regolamento. Una piccola impresa coraggiosa: spero che altre prendano esempio. Passi concreti verso una genitorialità sempre più condivisa!