Ricordando Joanne Cox, perché abbiamo molto più in comune di quante siano le cose che ci dividono

Il mio articolo oggi su l’Unità

unità 22 giugnoQuando la settimana scorsa la deputata Helen Joanne Cox, Presidente della Rete delle Donne Laburiste, è stata barbaramente uccisa, durante una manifestazione nello Yorkshire, da un fanatico di estrema destra, tutta la comunità internazionale si è resa conto del clima di tensione sociale che si era creato attorno al referendum sulla Brexit, con un carico ideologico che è poi il luogo preferito dai violenti ed esaltati di tutte le fogge per esternare i propri deliri e compiere le proprie stragi.

Oggi Joanne Cox sarà commemorata presso la Camera dei Deputati, dopo il ricordo che abbiamo svolto ieri in Senato e due giorni dopo la commemorazione svolta dai deputati britannici. Siamo stati in poche ore più di cento, tra donne e uomini sia in Senato che alla Camera, ad aver sottoscritto la dichiarazione di Crisis Action, organizzazione dedicata alla protezione dei civili nelle zone di guerra con la quale Joanne Cox collaborava molto da vicino. Un gesto importante, realizzato nel nostro Paese grazie all’iniziativa della collega Irene Tinagli, Deputata del PD, e che ha raccolto più di 1500 adesioni nei Parlamenti di tutto il mondo.

L’organizzazione si è dichiarata scioccata “da questo violento attacco alla democrazia e ai nostri valori”, e ha voluto ricordare Joanne Cox, “attivista, madre e collega infaticabile e compassionevole”, con le sue stesse parole, pronunciate nel suo primo discorso in Parlamento, appena un anno fa: “Pur celebrando la nostra diversità, noi siamo molto più uniti e abbiamo molto più in comune di quante siano le cose che ci dividono”.

Sono parole importanti, celebrate da oggi sui social network con l’hashtag #moreincommon. Parole che meritano di essere sottoscritte perché sono una guida preziosa per tutti noi e perché sono la migliore risposta alla violenza politica, ai linguaggi dell’odio che fomentano il conflitto ed esaltano la logica del nemico da abbattere. Sono le parole di una giovane donna che aveva portato con sé, nel proprio impegno politico, le tante esperienze maturate nelle campagne umanitarie e pacifiste, una persona che si batteva contro le discriminazioni e credeva profondamente nell’integrazione europea, e che per questo era divenuta protagonista della campagna per la permanenza del Regno Unito nella UE. “La Gran Bretagna ha perso una delle sue persone migliori, una persona che ha speso la sua vita per gli altri”: così il suo compagno di partito Jeremy Corbyn ha voluto ricordarla, nell’intervento che ha aperto la seduta di Westminster; mentre il Presidente Grasso l’ha ricordata come “giovane e determinata portatrice dei valori della democrazia e della solidarietà”.

Era molto brava Joanne Cox, tanto che si era parlato di lei come prossima possibile candidata labour per la carica di prima ministra; il suo impegno per i diritti delle donne, per l’assistenza ai rifugiati e ai richiedenti asilo, per realizzare una società multiculturale in cui potessero veramente convivere pacificamente e democraticamente religioni e culture diverse, era quanto di più fastidioso possa esserci agli occhi di un estremista come il suo omicida. “Per tutta la vita – afferma la dichiarazione di Crisis Action – Jo ha combattuto contro le ingiustizie. È entrata in parlamento perché voleva entrare nella stanza dei bottoni da cui può partire il cambiamento, per costruire un futuro migliore. Faremo tutto il possibile per rinnovare le cose che ci uniscono e lottare per coloro che sono ai margini della nostra società, del nostro continente e del mondo”. Un messaggio di pace e di inclusione, dunque, e di irremovibile volontà a portare avanti le sue battaglie contro le ingiustizie e le discriminazioni, battaglie che sono alle radici dell’identità europea e che ci rendono tutte e tutti ancora più uniti nel bandire l’odio e qualsiasi forma di violenza.

Oggi Joanne Cox avrebbe compiuto 42 anni. Auguri Jo, e grazie per l’esempio indelebile che hai saputo donare a tutte le donne e gli uomini d’Europa.

#moreincommon.