A pochi giorni dalle celebrazioni per la Giornata mondiale del rifugiato del 20 giugno, oggi attendiamo col fiato sospeso il risultati del referendum che deciderà la possibile uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. I due eventi, così vicini l’uno all’altro, mostrano due volti opposti di questa nostra Europa: quello accogliente di un continente che ha creduto nella possibilità di costruire la pace abbattendo le frontiere e di fondare la propria unità sul pluralismo e sulle differenze, e quello egoista di paesi dove sembrano voler prevalere istinti di chiusura nazionalista e ostilità verso gli stranieri.

Mai come quest’anno, forse, la tragedia dei circa 60 milioni di persone che in tutto il mondo vengono strappate alle loro case e alla loro vita, costrette a fuggire e a cercare rifugio in altri paesi, sollecita con estrema urgenza non solo le nostre coscienze, ma soprattutto la nostra capacità di dare risposte politiche efficaci e di agire per trovare soluzioni pratiche. Con uno sguardo particolare alla situazione di donne e ragazze. Come ci ha ricordato UN Women in occasione di questa Giornata, nel contesto di emergenza vissuto dai rifugiati “scompaiono le strutture di protezione tradizionali, mettendo particolarmente a rischio i diritti fondamentali delle donne e delle ragazze”. Valga per tutti un dato, probabilmente sottostimato, per cui una rifugiata su cinque ha subìto violenze sessuali. Non dissimili sono i dati riportati dall’Agenzia UE per i Diritti Fondamentali ( FRA), che sottolinea come il rischio di subire violenza non cessi all’arrivo di queste donne sul suolo europeo.

Questa tragedia, insieme alle responsabilità cui siamo chiamati tutti noi che consideriamo l’accoglienza un dovere umano prima ancora che politico, era al centro dell’impegno di Jo Cox, la giovane deputata inglese barbaramente assassinata il 16 giugno scorso da un simpatizzante dell’estrema destra filonazista. Un delitto inquietante, che ha scosso le coscienze di tutto il mondo, proprio mentre in Gran Bretagna era in pieno svolgimento la battaglia referendaria tra favorevoli e contrari all’uscita del paese dall’Unione Europea. Era contro questa eventualità che si stava battendo la deputata Helen Joanne Cox, Presidente della Rete delle Donne Laburiste, scelta come bersaglio dal suo assassino proprio per il suo impegno in favore dell’integrazione europea. Uno degli obiettivi a cui puntano i fautori della Brexit, infatti, è quello della chiusura delle frontiere – ovvero il rifiuto di farsi carico dell’accoglienza di profughi e rifugiati nel contesto di un sistema comune europeo.

Oggi guardiamo a Londra con la speranza che un popolo amico, così importante sul piano politico, economico e culturale non scelga di abbandonare un’Europa di cui oggi più che mai c’è un estremo bisogno.

Mentre piangiamo Jo Cox, ci dobbiamo impegnare a onorarne la memoria: la sua eredità, come ho scritto ieri nel mio articolo su l’Unità, è una guida preziosa, la migliore risposta alla violenza politica, ai linguaggi dell’odio che fomentano il conflitto. Proseguiamo quindi il suo lavoro in campo umanitario, nelle politiche di accoglienza a livello nazionale ed europeo e nell’azione internazionale per la cessazione dei conflitti. È necessario l’apporto di tutte e di tutti per contrastare quella politica dell’odio che serpeggia in modo inquietante nell’estrema destra europea e per rafforzare invece le pratiche improntate all’ascolto, al dialogo e alla solidarietà.


Dalle istituzioni europee

Il 20 giugno si è celebrata in tutto il mondo la Giornata mondiale del rifugiato. Come ha ricordato l’Agenzia UE per i Diritti Fondamentali (FRA), le donne che fuggono da persecuzioni e conflitti nei propri paesi sono particolarmente a rischio di subire violenza fisica, sessuale e psicologica, lungo il percorso del loro viaggio e quando arrivano nell’UE. Il tema dei diritti delle donne rifugiate è stato affrontato anche nell’ambito delle discussioni sul miglioramento della protezione dei rifugiati nel Fundamental Rights Forum che si è svolto a Vienna dal 20 al 23 giugno.

Sempre in occasione del 20 giugno, il Consiglio d’Europa ha chiamato gli Stati membri al massimo impegno per la protezione dei minori richiedenti asilo contro gli abusi sessuali.

Nell’ambito degli European Development Days (15-16 giugno), il più importante forum UE sullo sviluppo organizzato dalla Commissione Europea, si è tenuto un panel di alto livello dedicato a Costruire ‘win-win partnership’ per l’empowerment economico di donne e ragazze, co-promosso da UN Women, Banca Mondiale, UNIDO e Plan International. “L’empowerment economico di donne e ragazze rappresenta un percorso diretto verso il raggiungimento dell’eguaglianza di genere ed è un elemento cruciale dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile. Per ottenere questo risultato, è essenziale che tutti gli attori – governi, istituzioni internazionali, organizzazioni della società civile e settore privato – superino la logica del ‘solito business’ e adottino nuovi modi di pensare e di agire”. È questo il messaggio emerso dall’iniziativa, a cui ha preso parte anche la Direttrice esecutiva di UN Women Phumzile Mlambo-Ngcuka.

A quattro anni di distanza dalla firma di un Memorandum d’Intesa nel 2012, l’Unione Europea e UN Women hanno rinnovato questo impegno con una dichiarazione congiunta, il 15 giugno, firmata presso la Commissione Europea da Phumzile Mlambo-Ngcuka per UN Women, dall’Alta Rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione Federica Mogherini, e il Commissario per la Cooperazione Internazionale e lo Sviluppo Neven Mimica. Quella tra Unione europea e Nazioni Unite è una partnership strategica affinché le istituzioni possano guardare con una prospettiva comune e globale alle politiche per la parità e la non discriminazione nei confronti delle donne. Per questo nel protocollo di intesa si parla di una programmazione concreta che riguarda il contrasto alla violenza di genere, l’incremento della leadership femminile e una maggiore inclusione delle donne nella partecipazione politica, ma anche fattori determinanti di ordine economico, con indicazioni comuni e scambio di buone pratiche per pianificare il finanziamento di azioni a favore dell’uguaglianza di genere.

Il 16 giugno, il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato le Conclusioni sull’eguaglianza di genere. Il Consiglio chiede alla Commissione Europea di far avanzare lo stato del suo Impegno strategico per la parità di genere 2016-2019, adottandolo come una comunicazione, in linea con la Strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015, e di promuovere così l’eguaglianza tra donne e uomini in tutte le politiche. L’impegno della Commissione deve essere strettamente legato alla Strategia Europa 2020, e tener conto dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo sostenibile. Inoltre, le Conclusioni del Consiglio invitano agli Stati membri dell’UE a lavorare insieme alla Commissione per accelerare i progressi verso la parità tra donne e uomini, e a impegnarsi per raggiungere un’effettiva uguaglianza di genere dando piena attuazione alle strategie nazionali.

Il Consiglio ha inoltre raggiunto uno storico consenso tra i 28 gli Stati membri dell’UE intorno alle Conclusioni sull’uguaglianza delle persone LGBTI. Il documento chiede ai governi nazionali “lavorare con la Commissione Europea riguardo a una lista di azioni per far avanzare l’eguaglianza LGBTI”, e “di agire per combattere la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere”. In base a questo accordo, la Commissione Europea elaborerà una relazione annuale sull’avanzamento dei diritti LGBT in tutti i paesi europei, valutando i progressi in una serie di aree e dando raccomandazioni per le riforme necessarie.

Il 21 giugno la Commissione FEMM del Parlamento Europeo ha organizzato un incontro pubblico dal titolo “Mettere l’Europa al sicuro dalla violenza”, per sensibilizzare gli Stati membri e le istituzioni UE sull’importanza della ratifica della Convenzione di Istanbul. Hanno partecipato rappresentanti del Consiglio d’Europa, della Commissione Europea, della Presidenza del Consiglio dell’UE e del Parlamento.

L’ottica di genere dovrebbe applicarsi a ogni settore della vita sociale ed economica ma non sempre è così. La nuova piattaforma per il gender mainstreaming dell’Istituto Europeo per l’Eguaglianza di Genere (EIGE) aiuta a introdurre quest’ottica in ogni settore.


 Dalle organizzazioni internazionali

Il 19 giugno si è celebrata la prima Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sessuale nei conflitti, istituita l’anno scorso dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per commemorare la data dell’adozione della Risoluzione 1820 (2008) con cui il Consiglio di Sicurezza condanna la violenza sessuale come tattica di guerra e ostacolo alla costruzione della pace. UN Women ha ricordato in questa occasione la forte connessione che esiste tra la giustizia per le donne e la partecipazione e la leadership femminile nelle fasi post-conflitto.

Nella Giornata Mondiale del Rifugiato del 20 giugno, UN Women ha portato l’attenzione sugli speciali bisogni e le difficoltà incontrate da donne e bambine in fuga da guerre e persecuzioni. Il 19 settembre 2016 si terrà una plenaria di alto livello dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sul tema delle migrazioni e dell’asilo. UN Women sta lavorando con altre agenzie dell’ONU e gli Stati membri per garantire che da questo meeting possano derivare risultati importanti per la protezione e l’empowerment delle donne e delle bambine sfollate, in fuga e nei paesi di accoglienza.

L’attrice Anne Hathaway, impegnata da tempo nella difesa e la promozione dei diritti delle donne e delle bambine, è stata nominata Ambasciatrice di buona volontà di UN Women.

Compie cinque anni la Convenzione n. 198 sul lavoro domestico dell’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro). Dal 2011 ad oggi, 70 paesi nel mondo hanno adottato misure per assicurare un lavoro dignitoso a collaboratrici e collaboratori domestici: un primo passo per superare una lunga storia di esclusione, che richiederà un’attenzione sempre maggiore per ottenere reali progressi.

Nell’ambito della nona sessione della Conferenza degli Stati parte della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), che si è tenuta a New York dal 14 al 16 Giugno 2016, le donne e ragazze con disabilità hanno partecipato a una serie di eventi collaterali, per sottolineare che le donne sono decisive per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile.

Il meeting di alto livello dell’Assemblea Generale dell’ONU su HIV/AIDS che si è tenuto dall’8 al 10 giugno presso la sede delle Nazioni Unite a New York, ha adottato una dichiarazione politica ambiziosa, impegnandosi a investire nella parità di genere e nell’empowerment delle donne, comprese le giovani donne e le ragazze adolescenti, per porre fine all’epidemia di AIDS nel mondo.


Dal mondo

Il 14 giugno si è tenuto il summit di lancio di “United State of Women”, l’iniziativa voluta dalla Casa Bianca per discutere di uguaglianza di genere. Dall’empowerment economico alla violenza contro le donne, dall’innovazione e l’imprenditorialità femminile all’uguaglianza di opportunità negli studi: questi i temi toccati nel vertice. Ne ho scritto in un articolo su l’Unità.

Lo chiamano “paradosso nordico”: i paesi scandinavi hanno il più alto tasso di uguaglianza di genere al mondo e al tempo stesso un numero elevato di casi di violenza domestica. È questo il dato significativo che emerge da un articolo del Washington Post che mette a confronto i dati del Gender Gap Index 2015 con quelli che emergono da alcuni studi sull’IPV ( Intimate partner violence). Tra le spiegazioni possibili del paradosso, c’è il “ backlash (contrattacco) contro le donne in società più paritarie e la rabbia per lo status relativamente elevato delle donne in confronto ai loro partner in tali società”.

“Ti consideri un femminista?”, chiede Malala a suo padre Ziauddin in un dialogo video pubblicato pochi giorni fa sul profilo Facebook della fondazione della giovane premio Nobel per la pace, in occasione della Festa del papà (una ricorrenza che, a differenza dell’Italia, moltissimi paesi festeggiano la terza domenica di giugno). “Femminismo significa uguaglianza tra donne e uomini, tra figlie e figlie. Sì, io sono femminista”, risponde Ziauddin a Malala.

Dal 16 al 19 maggio si è svolta a Copenaghen la quarta conferenza mondiale “Women Deliver”. Quest’anno i temi al centro della discussione sono stati la salute, diritti e il benessere di donne, ragazze e bambine. Sul sito InGenere il racconto delle giornate, il cui filo conduttore sono stati gli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile dettati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

No di Londra ai cartelloni sessisti. Uno dei primi provvedimenti del nuovo sindaco Sadiq Khan è il bando dalle stazioni della metropolitana di ogni pubblicità che utilizza il corpo delle donne. “Come padre di due ragazze adolescenti – ha dichiarato Khan – sono estremamente preoccupato per questo tipo di pubblicità che può umiliare le persone, in particolare le donne, e farle vergognare del loro corpo”.

Sarà l’avvocata Amal Alamuddin Clooney a rappresentare Nadia Murad e tutte le vittime del genocidio Yazida. Il suo primo atto è stato richiedere alla Corte Penale Internazionale di aprire un’inchiesta per crimini contro l’umanità ai danni della minoranza cristiana in Iraq e in Siria.

In Norvegia una nuova legge consentirà alle persone transgender di modificare il proprio genere all’anagrafe anche senza doversi sottoporre all’intervento chirurgico di riassegnazione del sesso. Si tratta del quarto paese dopo Danimarca, Irlanda e Malta, che – in seguito alla sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani del 2011 – permette l’autodichiarazione del proprio genere in assenza di valutazioni e interventi medici.

Nei paesi in cui le epidemie di Aids, tubercolosi e malaria costituiscono un’emergenza sanitaria e umanitaria, le donne e le ragazze si trovano a vivere una doppia discriminazione, data da condizioni di povertà estrema e disparità di genere. A ricordarlo è l’ultimo rapporto dedicato al Fondo globale per la lotta alle epidemie e curato dall’Associazione italiana donne per lo sviluppo ( Aidos) per l’Osservatorio italiano sull’azione globale contro l’Aids. A livello globale, spiega il rapporto, le giovani d’età compresa tra i 15 e i 24 anni sono le più vulnerabili all’Hiv, con tassi d’infezione due volte più alti di quelli dei loro coetanei maschi.

 


Dall’Italia

Nella prima prova dell’esame di maturità per 500mila studenti italiani, tra le tracce proposte è uscito il tema storico sul primo voto delle donne nel 1946, con testi di Anna Banti e Alba de Céspedes.

Il Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Roma “La Sapienza” ha avviato un’indagine nazionale sui modelli di accoglienza dei centri antiviolenza in Italia, coordinata dalla professoressa Fiorenza Deriu. L’indagine ha l’obiettivo di rilevare i principali modelli di accoglienza adottati dai centri antiviolenza operanti nelle diverse regioni italiane, per ricostruire il tipo di opportunità disponibili nei diversi territori per il supporto e l’accompagnamento delle donne e dei loro bambini nel difficile percorso di uscita da una relazione violenta.

Gli esperti intervistati nei media sono quasi sempre uomini. La scusa è che non ci sono donne abbastanza preparate, ma non è affatto così. Per questo l’associazione Gi.U.L.I.A. e l’Osservatorio di Pavia hanno lanciato l’iniziativa “100 donne contro gli stereotipi”, immaginando di creare una banca dati di esperte, voci prestigiose e autorevoli che possano contribuire al dibattito pubblico dentro e fuori i media: una risorsa chiave per giornalisti e giornaliste, agenzie e uffici stampa ma anche aziende e imprese, pubbliche amministrazioni, comunità locali, scuole e sindacati. Il progetto, finanziato dalla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, viene presentato oggi 23 giugno all’Università Campus Link di Roma. Si comincia con 100 nomi di professioniste afferenti l’area STEM, un settore storicamente sotto-rappresentato dalle donne e al contempo strategico per lo sviluppo economico e sociale del nostro paese.