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Il mio saluto di questo pomeriggio all’incontro “Il Basket contro le discriminazioni: lo sport come messaggero di valori per educare alle differenze dentro e fuori il rettangolo di gioco”.

Con questa manifestazione, è stato lanciato il XXVII Torneo Peppino Tosarello di basket, in cui gareggiano squadre miste.

Buongiorno, 

sono molto onorata dell’invito che mi avete fatto ad essere qui oggi, alla conferenza stampa di presentazione dell’evento “Il basket contro le discriminazioni: lo sport come messaggero di valori per educare alle differenze dentro e fuori il rettangolo di gioco”.

Mi complimento con chi ne ha curato l’organizzazione, Marco e Maurizio Tosarello, con l’Associazione ANDDOS contro le discriminazioni, con l’associazione sportiva dilettantistica Euro Sport Event e col sindaco Damiano Colletta che ha sostenuto questa bella iniziativa.

Vi ringrazio dell’invito anche perché mi permette di dare visibilità ad un progetto davvero bello che unisce lo sport e la comunità che lo pratica attraverso quei valori fondamentali che sono l’uguaglianza ed il no alle discriminazioni. E’ una tematica per la quale mi batto da anni, quella del rifiuto netto delle discriminazioni, tutte, da quelle di genere a quelle di orientamento sessuale, e vi ringrazio quindi dell’opportunità di parlarne a questi ragazzi, perché parlare con loro vuol dire parlare al futuro e costruire una società migliore.

I giovani sono infatti il capitale umano più importante su cui investire oggi, perché saranno i cittadini di domani e dobbiamo sentire forte la responsabilità di farli crescere in un contesto migliore di quello che abbiamo vissuto noi.

Mi rivolgo a voi ragazzi, e lo faccio dal mio ruolo istituzionale ma anche umanamente, perché sono convinta che siate una grande risorsa.

Voi parteciperete a questo torneo di basket, con tanti ragazzi e ragazze, costruendo attraverso lo sport una comunità di uguali, solidale e legata da regole comuni e dal loro rispetto. Un esempio di come dovrebbe essere la nostra società: fatta di persone tutte diverse ma allo stesso tempo uguali, un contesto in cui le differenze tra noi sono viste come un arricchimento, non come una barriera, vengono guardate con curiosità perché possono raccontarci di mondi, sensibilità, ed esperienze di cui altrimenti resteremmo all’oscuro.

Quanto somiglia a questa che vi ho descritto la società in cui vivete?

E quanto invece sembra un posto in cui le persone guardano il diverso con distacco e insofferenza, lo discriminano per la sua razza, si prendono gioco di lui per l’aspetto fisico, perché è donna o perché una ragazzo si comporta da “femminuccia”, perché non è come noi.

Tutte queste situazioni sono frutto della debolezza, nascono  dall’incapacità di vedere nell’altro e nel diverso una persona che ha sensazioni, paure, speranze, che ride e che è triste, esattamente come ognuno di noi. Al di la del suo aspetto fisico, del suo orientamento sessuale, del colore della sua pelle, del suo modo di vestire o altro.

Se leggete l’articolo 3 della nostra Costituzione, il libro in cui stanno scritti i valori ed i principi della Repubblica Italiana, una carta scritta ormai quasi 70 anni fa da chi aveva combattuto la dittatura e voleva costruire un’Italia in cui tutte le persone fossero libere e uguali,  dice:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana..[..]”.

Quello che sta scritto nella Costituzione dovrebbe essere una guida per tutti noi, per i cittadini e per le istituzioni.

Non lo è però sempre: perché non sempre né i cittadini né le istituzioni sono fedeli in ogni momento alla nostra Costituzione.

Non sempre attuiamo quei valori: non lo fanno i cittadini quando discriminano gli altri per il colore della pelle, per il loro sesso, perché sono poveri, perché hanno gusti sessuali diversi dai loro o per altri futili motivi; non lo fanno le istituzioni se non cercano di eliminare gli ostacoli all’uguaglianza delle persone, se non educano i più giovani al rispetto dell’altro, se non danno l’esempio.

Lo vedete anche da soli, quindi, che se parliamo di discriminazioni siamo tutti colpevoli e tutti dobbiamo fare di più.

Qualche settimana fa l’Italia ha fatto un grande passo avanti: dopo 30 anni il Parlamento ha approvato una legge che cancella alcune odiose discriminazioni contro le persone omosessuali.

Oggi anche loro potranno costruirsi una famiglia, potranno progettare un futuro insieme con un’unione che è riconosciuta e garantita dallo Stato, potranno prendersi cura uno dell’altro.

Un cambiamento epocale, che mi fa essere orgogliosa ed è l’inizio di un percorso verso la piena uguaglianza.

A voi sembreranno cose normali,  ma per tanto tempo non lo sono state: queste persone sono state discriminate dallo Stato, oltre che dalla società.

Con la nuova legge lo Stato da loro dignità, dice che ogni amore, che sia tra un uomo e una donna, tra due uomini o tra due donne, ha lo stesso valore e merita lo stesso rispetto. Un modo per fare sentire tutti cittadini, per rompere le barriere e per costruire una società più uguale e più felice.

Questa legge deve essere l’inizio di un nuovo modo, per tutti, di guardare chi è diverso da noi, e deve essere un esempio ed un punto di partenza.

Le differenze tra le persone devono essere un valore per le nostre società: nessuno deve sentirsi escluso, deve essere vittima di violenza, deve essere discriminato, solo perché è diverso da noi: siamo tutti diversi e tutti uguali.

Tutti siamo persone, e abbiamo gli stessi diritti, dobbiamo essere trattati allo stesso modo, dobbiamo rispettarci ed essere curiosi ed aperti all’altro, non averne paura o discriminarlo.

Le differenze sono un valore: ci arricchiscono, non devono essere nascoste e non dobbiamo far sentire “strano” nessuno, perché ognuno deve essere libero di esprimersi e di essere come si sente. Questo vuol dire essere cittadini secondo i principi della nostra Costituzione, questo è quello che dovete fare.

Voi, mi rivolgo ai più piccoli in questa sala, avete un compito importantissimo: diffondere questa cultura dell’accoglienza e del rispetto.

Dovete farlo ogni giorno, a scuola, quando fate sport, quando siete in famiglia. Dovete far vivere la Costituzione e costruire un mondo migliore attraverso il vostro esempio.

Faccio ad ognuno di voi il migliore in bocca al lupo per il torneo, divertitevi, giocate, perché lo sport è uno strumento bellissimo per stare insieme e imparare a rispettarsi, ma sappiate che avete già vinto perché giocherete dicendo no alle discriminazioni, a quelle sessuali, a quelle di genere, ma non solo.

Giocando insieme, direte che siamo tutti uguali, e tutti diversi.

Cercate di fare di questa frase una guida per i vostri comportamenti di ogni giorno, sempre. Così avrete un Paese migliore, una società più pacifica, felice e tollerante.

Grazie a tutti dell’invito.