Il mio articolo di oggi per l’Unità

Il sogno infranto delle donne in fuga

Dieci donne sono morte in un nuovo naufragio alcuni giorni fa al largo delle coste della Libia. È l’ennesima tragedia che si consuma nel nostro mare, il Mediterraneo, che l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni ha dichiarato il più pericoloso al mondo, con 2.900 morti dall’inizio del 2016. Le donne e i minori si contano in numero crescente tra le vite perse, sia perché la loro presenza aumenta tra le popolazioni in fuga da guerre e persecuzioni, sia perché subiscono violenze e discriminazioni anche nel corso della traversata, trovandosi troppo spesso a viaggiare nelle condizioni più rischiose.

Donne e minori continuano a rappresentare il segmento più vulnerabile della crisi dei rifugiati, ed è indispensabile che le istituzioni dedichino loro un’attenzione particolare in questa fase di ripensamento delle politiche europee sulle migrazioni e l’asilo. Nelle conclusioni del Forum che l’Agenzia per i Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (FRA) ha organizzato il 23-24 giugno scorso a Vienna, con oltre 700 esperti ed esperte di diritti umani da tutto il mondo, la protezione dei rifugiati figura tra le aree di interesse e di intervento prioritario. In primo piano, è posta la necessità di aprire canali legali per l’ingresso nell’UE che possano prevenire rischiosi attraversamenti irregolari delle frontiere. Ma si fa menzione anche di un tema che a me sta particolarmente a cuore: la protezione delle donne rifugiate da ogni forma di violenza.

Come si legge nel documento della FRA, “La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul) contiene articoli specifici che riguardano la protezione delle donne rifugiate. Tutti gli Stati membri dell’UE hanno firmato la Convenzione, e molti l’hanno ratificata. Quelli che non l’hanno ancora ratificata sono incoraggiati a farlo. Inoltre, gli Stati membri devono mettere in pratica proattivamente gli articoli pertinenti della Convenzione, che sono sostenuti anche da fonti di diritto derivato dell’UE, come la Direttiva anti-tratta”.

Tanto più opportuna mi sembra quindi la visita che il direttore della FRA, Michael O’Flaherty, ha effettuato in Italia questa settimana, incontrando rappresentanti del Governo, del Parlamento e della società civile.

L’Italia ha un ruolo storico da svolgere in questa fase politica convulsa a livello europeo. È sulle nostre coste che migranti e rifugiati – uomini, donne e bambini in fuga dalle peggiori dittature, da violenze, da torture e trattamenti inumani e degradanti– cercano innanzitutto la salvezza, in un’Europa a cui guardano come a un luogo di pace dove dare un nuovo inizio alle loro vite.

Come ha dimostrato la vicenda del voto sulla Brexit, quello dell’Europa unita è ancora un progetto incompiuto, soggetto a spinte centrifughe e a minacce populiste distruttive. È un progetto ancora non esente da problemi sociali e politici. Eppure non dimentichiamo che mai nella storia di questo continente si è vissuto in modo più pacifico e tollerante. Solo se l’Europa sarà all’altezza del compito storico di accogliere e garantire un futuro a coloro che non ne sono ancora parte, ma che hanno bisogno di ogni strumento di protezione, saremo in grado di garantire un futuro anche al sogno unitario che continuiamo a coltivare.

Unità 6 luglio