La vicenda di Emmanuel Chidi Nnamdi, 36enne nigeriano ucciso martedì scorso a Fermo per aver reagito agli insulti rivolti alla sua compagna Chinyery, da parte di un ultrà, si iscrive in una crisi che va ben al di là di un qualsiasi altro episodio di criminalità.
Quegli insulti, ci ricordano che dare della “scimmia africana” a una donna non può essere paragonato a una battuta qualsiasi, perché sono parole che hanno certamente i connotati dei peggiori stereotipi razzisti e delle più volgari forme di discriminazione e umiliazione del prossimo: essere donna, per di più di origine africana e in una difficile condizione, come può essere la condizione di una ragazza fuggita dal proprio Paese a causa delle persecuzioni di Boko Haram, è la somma di diversi status che messi insieme richiamano, in molte teste calde, una precisa idea di subalternità, di inferiorità da denigrare in quanto tale.

Oggi che Emmanuel non c’é più – sopravvissuto al dolore della perdita di familiari e amici, alle persecuzioni di fanatici islamisti, alla fuga in Europa attraverso il Mediterraneo degli schiavisti, ma non all’aggressione di un fascista – in molti si chiedono se veramente il nostro sia un Paese razzista. Probabilmente no, non lo è, perché è sbagliato generalizzare e perché sappiamo che accanto alle vicende di odio e violenza ci sono molte più storie di accoglienza, solidarietà e inclusione portate avanti ogni giorno da italiane e italiani di ogni età o classe sociale, ma certamente c’è una violenza diffusa che si riflette negli inquietanti atteggiamenti di aggressività verso chiunque sia considerato un “diverso”, e su questo è urgente una profonda riflessione di cui soprattutto la politica deve dimostrare di sapersi fare carico.

Parliamo di una violenza non solo fisica ma radicata nei linguaggi dell’odio. Basta leggere sul web quell’enorme mole di parole che ogni giorno offendono, denigrano, calunniano il prossimo o singole comunità di persone, gruppi che fanatici e invasati mal sopportano per via di specifici connotati, che sia una caratteristica fisica o un’appartenenza etnica, o un orientamento sessuale.

Il tutto protetto da una sedicente privacy e da un incompreso diritto ad esprimersi, che non è mai diritto alla sopraffazione, anzi, è diritto ad aprirsi all’altro e all’altra, ad avviare un confronto, a cercare un dialogo. Un diritto prezioso, che mette la violenza – sia quella fisica che simbolica – in antitesi alla comunicazione: “la violenza è una mancanza di vocabolario”, disse il musicista e scrittore Gilles Vigneault. Forse è anche per questo che gli studiosi hanno dovuto elaborare una specifica categoria, cosiddetta ” hate speech“, che tradotto dall’inglese vuol dire più o meno “incitamento all’odio” ma che vuol dire molto di più, perché si lega al crescente e variopinto armamentario delle discriminazioni e della violenza. Lo vediamo ogni giorno, e lo abbiamo visto anche rispetto alla vicenda di Fermo: è bastato che una cantante italiana postasse su Facebook un selfie con ragazzi neri e bianchi che giocano insieme su una spiaggia, accompagnata dall’hashtag #noracism, perché si scatenassero contro di lei i più volgari insulti sessisti e razzisti, a testimonianza che persino davanti a un momento come quello che stiamo vivendo c’é chi non riesce proprio a comprenderne la gravità, e trova faticoso riflettere prima di cimentarsi in una spasmodica ricerca di visibilità e autocelebrazione.

Il problema, lo sappiamo, non è solo italiano. Un po’ ovunque movimenti xenofobi e populisti soffiano da tempo sul fuoco della crisi economica e di un’Europa in costante crisi d’identità, e anche le notizie che giungono dagli Stati Uniti non sono confortanti: non è bastato avere un Presidente come Barack Obama per sradicare la violenza, sia dai codici comportamentali a cui continuano a ispirasi alcuni agenti bianchi nei confronti dei cittadini afroamericani, che dalle rivolte di questi ultimi davanti a ingiustizie e permanenti disparità di diritti. Chissà se Donald Trump, con la sua lunga campagna di odio e il suo elogio delle armi, non abbia tenuto finora un basso profilo, sulle dolorose vicende di Dallas e sugli scontri razziali in corso, per dare più spazio a opportune riflessioni e lasciare da parte, per una volta, i suoi soliti show razzisti e sessisti.

C’è da augurarselo, perché quello che serve è una forte assunzione di responsabilità. Non possiamo più tollerare che alcuni politici continuino a fomentare l’odio e a sfruttare le paure per proprio tornaconto: misurare linguaggi e pesare parole, favorire la conoscenza dei fenomeni migratori, sostenere il dialogo interculturale, promuovere la consapevolezza davanti all’altro, non sono atteggiamenti “politicamente corretti”, ma sono gli unici modi con cui rilanciare il rispetto della dignità delle persone, quella pari dignità sociale che la nostra Costituzione riconosce, con l’articolo 3, “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Allo stesso modo, chi opera nei media e nel mondo dell’informazione non può più minimizzare quanto accaduto: il razzismo è fomentato dalle etichette che ancora oggi riproducono tanti stereotipi e pregiudizi, e la violenza che caratterizza molte relazioni si lega fortemente a quel clima da perenne cronaca nera che trasforma le persone in numeri, le loro storie in luoghi comuni, e le opinioni altrui in un minaccioso nemico da abbattere.
Dobbiamo farcene carico e cambiare testa. Anche per questo non è ammissibile che ogniqualvolta la politica scelga di investire seriamente sulla scuola, sull’educazione e sulla cultura, ci sia qualcuno pronto a dire che “le priorità sono altre”, come se occuparsi di queste dimensioni voglia dire dedicarsi a cose inutili e trascurare tutte le altre: ma che futuro ha un Paese che non sappia dare alle giovani generazioni una speranza di dignità, di pace, di libertà, che non sappia promuovere ogni giorno i valori fondamentali del rispetto, della solidarietà, della non discriminazione?

Ora emergono foto che ritraggono l’aggressore di Emmanuel nelle manifestazioni dei cosiddetti “forconi” e di CasaPound, e in una di queste immagini spicca la sua presenza dietro uno striscione quanto mai significativo: “Sarà la tua rabbia a cambiare questo Paese”. Ecco, è bene tenere il beneficio del dubbio e aspettare che su quanto accaduto sia fatta piena luce, ma quel che è certo, è che a cambiare questo Paese non sarà la rabbia né chi la fomenta ogni giorno, ma il ripudio della violenza e chi si impegna a conoscere il mondo e a rispettare coloro che lo abitano.
Tutti e tutte, nessuno escluso.

 

in Senato


L’Aula di Palazzo Madama, nella seduta pomeridiana di mercoledì 6 luglio, ha approvato definitivamente il ddl n.  1328-B, con deleghe al Governo e disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione e competitività dei  settori agricolo e agroalimentare, nonché sanzioni in materia di pesca illegale.

Il disegno di legge n.  10-362-388-395-849-874-B, sull’ introduzione del delitto di tortura nell’ordinamento italiano, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera, è stato oggetto di esame nelle sedute di Assemblea del 6 e 7 luglio.

Nella seduta antimeridiana del 7 luglio si è svolta l’informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Paolo Gentiloni, sull’ assalto di matrice fondamentalista, avvenuto il 1° luglio nella capitale del Bangladesh. In apertura della seduta di martedì 5 luglio, il Presidente Grasso ha commemorato le nove vittime italiane dell’attentato di Dacca, invitando l’Assemblea ad osservare un minuto di silenzio e raccoglimento.


Commissioni
In COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI è proseguita la trattazione del ddl n.  2271, già approvato dalla Camera dei deputati, e connessi in materia di  editoria (sedute del 6 e 7 luglio).
Mercoledì 6 luglio è stata approvata una risoluzione, a conclusione dell’esame della comunicazione congiunta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio “Quadro congiunto per contrastare le minacce ibride – La risposta dell’Unione europea”  (JOIN (2016) 18 definitivo).

La COMMISSIONE GIUSTIZIA è stata impegnata per tutta la settimana con l’esame dell’Atto Senato n. 2067 – già approvato dalla Camera – e connessi, in materia di modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ ordinamento penitenziario.

La COMMISSIONE ESTERI, mercoledì 6 luglio, ha approvato la risoluzione  Doc. XXIV, n. 62, a conclusione dell’esame sull’affare assegnato su “L’attuazione delle norme per la messa al bando delle  mine antipersona”  (Atto n. 786).

La COMMISSIONE BILANCIO ha avviato l’esame congiunto dei ddl n.  2451 (approvato dalla Camera) e n. 2382, sul  contenuto delle leggi di bilancio, fissando il termine per la presentazione degli emendamenti alle ore 18 di martedì 12 luglio (seduta del 5 luglio).

Le COMMISSIONI RIUNITE AGRICOLTURA E AMBIENTE, martedì 5 luglio, hanno incardinato i ddl n.  2383 e connessi, in materia di contenimento del  consumo del suolo e riuso del suolo edificato

Altre notizie
Il Presidente del Senato, Pietro Grasso, è intervenuto, martedì 5 luglio, nella Sala Koch di Palazzo Madama, alla  presentazione del  Rapporto “Ecomafia 2016.  Le storie e i numeri della criminalità ambientale”.

 
dalla Camera


Martedì 5 luglio la Camera ha approvato in via definitiva la proposta di legge: Delega al Governo per la riforma del sistema dei confidi (Approvata dal Senato) ( C. 209 con conseguente assorbimento delle abbinate proposte di legge).
Nella stessa giornata, è stata approvata in via definitiva la proposta di legge: Introduzione nel codice penale del reato di frode in processo penale e depistaggio (Approvata dalla Camera e modificata dal Senato) ( C. 559-B).
Mercoledì 6 luglio la Camera ha approvato numerose leggi di ratifica ed esecuzione di trattati internazionali.
Nel pomeriggio, dopo aver respinto le questioni pregiudiziali Spadoni ed altri n. 1 e Gianluca Pini ed altri n. 2, ha approvato in via definitiva il disegno di legge di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 maggio 2016, n. 67, recante proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché misure urgenti per la sicurezza. Proroga del termine per l’esercizio di delega legislativa (Approvato dal Senato) ( C. 3953).
Giovedì 7 luglio la  Camera, dopo aver respinto la questione pregiudiziale di costituzionalità Gianluca Pini ed altri n. 1, ha approvato il testo unificato delle proposte di legge: Disposizioni concernenti la partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali (Approvate, in un testo unificato, dalla Camera e modificate dal Senato) ( C. 45  e abb.). Il provvedimento torna ora all’esame dell’altro ramo del Parlamento.
 
ho firmato


Un’interrogazione a risposta scritta sulla mancata applicazione ai lavoratori del pubblico impiego dell’articolo 4, comma 24, lett.  a), della legge 28 giugno 2012, n. 92, che istituisce un congedo obbligatorio(un giorno) e un congedo facoltativo (2 giorni), alternativo al congedo di maternità della madre, fruibili dal padre, lavoratore dipendente, anche adottivo e affidatario, entro e non oltre il quinto mese di vita del figlio;

In particolare, si chiede di sapere quali iniziative vorrà adottare il Ministro in indirizzo, in vista dell’approssimarsi della scadenza della vigenza della norma, per permettere ai “padri lavoratori” della pubblica amministrazione di avvalersi di tale diritto garantito dalla legge, anche retroattivamente, per quanti di loro abbiano già presentato domanda in merito.

 

temi della settimana


Unioni Civili
È stato trasmesso venerdì scorso al Consiglio di Stato, per il necessario parere, il decreto ponte per celebrare le unioni civili e dare attuazione alla legge.

Nel decreto si regolamentano le modalità per accedere al nuovo istituto., si regola la cerimonia e la registrazione degli atti nell’archivio di stato civile.

È istituito presso ciascun comune il registro provvisorio delle unioni civili, registro della cui creazione è fatto obbligo agli amministratori entro il termine di cinque giorni dalla data di entrata in vigore dello stesso decreto. Gli atti iscritti sono oggetto di annotazione nell’atto di nascita di ciascuna delle parti.

Nel decreto si disciplina inoltre la scelta del regime patrimoniale, l’individuazione del cognome comune, lo scioglimento, la trascrizione dei matrimoni o unioni civili contratti all’estero.

 
in evidenza – rassegna


Lunedì 11 luglio sono stata a Potenza per l’iniziativa organizzata da Spi, Anpi e Auser Basilicata presso l’Università degli studi di Potenza “Donne e Democrazia – da 70 anni una civile unione”. Dopo i saluti di Aurelia Sole, Rettrice dell’ Università degli Studi della Basilicata, ne abbiamo parlato con LIDIA MENAPACE, MARICA GUIDUCCI (Presidenza Nazionale dell’AUSER), GIOVANNA IACOVONE (docente di Diritto Amministrativo-Università della Basilicata), ANGELA BLASI (Presidente Commissione Pari Opportunità Regione Basilicata), LUCIA ROSSI (Segretaria Nazionale SPI-CGIL). Il dibattito è stato coordinato dalla giornalista ANNA MARTINO.
Sabato 9 luglio sono stata a Cartosio per il Convegno, promosso dal Comune, “Dalla resistenza alla Repubblica”. L’iniziativa è stata promossa anche in ricordo di Umberto Terracini, nel 70^ anniversario del referendum istituzionale del 1946.
Venerdì 8 luglio ho partecipato al seminario estivo di Fondazione Symbola “Accadde Domani. Dai talenti dell’Italia le sfide del futuro”. 
In particolare ho tratto le conclusioni della sessione dedicata a Coesione è competizione, qui il  video del mio intervento.
Nel pomeriggio sono stata a Spoleto per la premiazione del concorso Socially Correct 2016.
Il tema di quest’anno era Differenti ma Eguali, con l’obiettivo di ideare una campagna di comunicazione per sensibilizzare gli italiani sulla necessità di contrastare gli stereotipi e pregiudizi fondati sulla differenziazione delle persone, in base al sesso di appartenenza. L’iniziativa è promossa di concerto con la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità.
Giovedì 7 luglio ho partecipato all’Assemblea di Confindustria Firenze sul tema: Cultura della crescita.
Confindustria Firenze ha focalizzato la sua assemblea annuale sui driver della crescita e della competitività delle nostre imprese e di tutta la città metropolitana; uno sviluppo da cui dipendono benessere e lavoro e che richiede una forte coerenza strategica fra aziende e tutto ciò che sta “fuori dei loro cancelli”.
In particolare sono intervenuta sul tema “La cultura dell’etica e della legalità”.
Nel pomeriggio sono stata alla presentazione del libro “La presidenza più lunga. I poteri del capo dello stato e la costituzione”, di Vincenzo Lippolis e Giulio M. Salerno.
Mercoledì 6 luglio, non potendo partecipare ai lavori del Seminario Conforma (Associazione Organismi Certificazione Ispezione Prova e Taratura) su Innovare, semplificare, internazionalizzare. La valutazione di conformità di terza parte al servizio del Paese, ho inviato il mio saluto.
Martedì 5 luglio ho partecipato alla Conferenza Stampa di Presentazione del libro “Neuroeconomia… Neurofinanza – I correlati neurali del Direct Access Trading”, di GianMario Raggetti e Maria Gabriella Ceravolo.
Sabato 9 luglio è uscito su l’Unità un mio articolo sul prossimo Referendum Costituzionale. Tutto il PD ha partecipato alla scrittura di questa riforma, la abbiamo votata più volte, ne abbiamo discusso, abbiamo fatto mediazioni, ed oggi, di fronte soprattutto alle nuove generazioni, abbiamo una grande responsabilità: dimostrare che la politica è una cosa seria.
Il PD sia compatto a suo sostegno.
Giovedì 6 luglio è uscito su l’Unità un mio articolo su donne e minori nei flussi migratori. Essi continuano infatti a rappresentare il segmento più vulnerabile della crisi dei rifugiati, ed è indispensabile che le istituzioni dedichino loro un’attenzione particolare in questa fase di ripensamento delle politiche europee sulle migrazioni e l’asilo.