Il mio articolo di oggi per l’Unità

Quando il caporalato uccide

Samir, Mircha, Fatima, ma anche Paola, Dino, Antonio. Il caporalato in Italia non ha colore né genere, è una piaga che coinvolge migliaia di persone e passa spesso sotto silenzio, venendo alle cronache solo se accade qualcosa di particolare: una rivolta dei braccianti, una morte nei campi, lo scandalo di un marchio famoso coinvolto. Il resto dell’anno resta li, sempre presente, un fenomeno ormai strutturale della nostra agricoltura, settore del bello e del buono, ma non sempre del giusto.

Paghe da fame, ricatti, alloggi inadeguati, sfruttamento, condizioni di schiavitù, orari e salari contrari tanto ai contratti nazionali quanto al buon senso, tutto nasce da una situazione di bisogno che viene utilizzata per offrire, talvolta imporre, alla o al bracciante, un lavoro nei campi o nei magazzini di imballaggio, cancellandone diritti e dignità.

Un fenomeno in crescita nel nostro Paese, sia per via della crisi che, specie in alcune aree, ha reso difficilissimo trovare un lavoro regolare, che delle migrazioni che negli ultimi anni hanno fatto arrivare sul nostro territorio una moltitudine di persone in fuga da guerra o povertà, spesso sole e reclutate dai trafficanti di uomini con pacchetti all-inclusive che promettono un viaggio sicuro, documenti di soggiorno validi e un “buon lavoro”.

Secondo l’ultima indagine dell’osservatorio Rizzotto della Flai-Cgil, le vittime del caporalato nelle sue varie forme sono state circa 430.000 mila nel 2015, italiani e stranieri, uomini e donne, senza distinzioni. In aumento rispetto all’anno precedente e distribuiti su tutto il territorio nazionale, a dimostrazione di un fenomeno spesso sottostimato e relegato, nell’immaginario generale, in zone al limite, che invece scopriamo però essere più vicine a noi di quanto si immagini.

Questo Governo ha finalmente assunto tra le priorità la lotta al fenomeno, lo dimostrano i numeri, con un + 59% di ispezioni effettuale nell’ultimo anno, e lo testimonia il DDL 2217, Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero e dello sfruttamento del lavoro in agricoltura, presentato dai Ministri Martina, Orlando e Poletti, che, dopo l’esame in IX commissione, grazie all’ottimo lavoro della relatrice Maria Grazia Gatti, è stato arricchito, rafforzato e oggi si prepara finalmente ad approdare in aula al Senato per la votazione.

Un lavoro lungo e proficuo, sostenuto da una forte mobilitazione e dal supporto propositivo delle categorie unitarie dei settori dell’agroindustria di Cgil Cisl e Uil, che ha prodotto un testo che finalmente va a incidere sulle leve centrali per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento.

Le novità più attese, tra le altre, sono la modifica dell’art 603-bis del codice penale, per introdurre il principio della piena corresponsabilità tra il caporale e l’imprenditore; una descrizione dettagliata e puntuale delle condizioni che sono identificabili come sfruttamento; la previsione del controllo giudiziario dell’azienda responsabile del reato al fine evitarne la chiusura e le conseguenze negative sui lavoratori; il rafforzamento della rete del lavoro agricolo di qualità attraverso l’istituzione dei nodi locali e l’ampliamento dei soggetti coinvolti; infine la previsione di strumenti importanti di tutela per i lavoratori agricoli.

Una svolta importante per il nostro Paese, per cominciare a fare in modo che al bello e al buono, aggettivi con cui raccontiamo i nostri prodotti agroalimentari nel mondo, si affianchi anche il giusto, scommessa cui dobbiamo richiamare tutta la filiera agricola valorizzando l’impegno di chi produce, lavora e distribuisce prodotti che tengono assieme sapori e valori.

Non è più tempo di rimandare. Il Senato voti la legge prima della pausa estiva, lo faccia pensando a chi, in questi giorni, sarà nei campi sotto il sole, o nelle baracche alla sera, senza diritti, tutele, sfruttato e sottomesso. Assumiamoci questa responsabilità: tuteliamo finalmente i braccianti, perché nessuno debba scegliere tra lavoro e dignità. Ecco il senso dell’impegno del Partito Democratico.

unità 27 luglio