“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Sono convinta che questo sia l’articolo più bello della Costituzione ed è grazie a Lina Merlin che fu deciso di mettere il “sesso” al primo posto tra le discriminazioni che la Repubblica deve adoperarsi per eliminare. È il primo perché trasversale ad ognuno degli altri ambiti ed ha ispirato l’impegno di generazioni di donne che si sono battute per realizzare l’uguaglianza sostanziale oltre a quella formale.
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Ieri a Castelfranco Veneto ho partecipato all’incontro “Art. 3, Senza distinzione di sesso – Le donne ieri e oggi: la Costituente di Lina Merlin e la Riforma Costituzionale” insieme a Laura Puppato, Raffaela Salmaso, Rosa Anna Di Gaetano, Paola Lincetto, Anna Maria Zanetti e Laura Piazza.

Una preziosa occasione, a 70 anni dal primo voto delle donne, per riflettere sul contributo dato alla storia d’Italia, a partire dalla scrittura della nostra Carta Costituzionale, fino alle questioni dei nostri giorni, che ci chiamano a una riflessione sulla parità di genere anche in prospettiva del referendum costituzionale dei prossimi mesi.

Chi mi segue sa bene che questi sono temi che mi appassionano molto e di cui discuto sempre volentieri e sono davvero felice di averlo fatto ricordando Lina Merlin: una figura forse ancora poco conosciuta ma che rappresenta una delle grandi personalità nella storia d’Italia e un esempio di impegno per tante di noi ancora oggi.

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La storia d’Italia la hanno fatta gli uomini e le donne. Non ci furono solo padri costituenti, ma anche le madri costituenti, e queste, una volta conquistato il diritto di voto – in colpevole ritardo rispetto ad altri Paesi – seppero arricchire la nostra carta con competenza e tenacia, avviando una lunga marcia verso l’uguaglianza tra uomini e donne, un percorso ancora non portato in fondo ma su cui camminiamo grazie a chi ha fatto il primo passo 70 anni fa.

La strada è ancora lunga, ma è indubbio che il nostro Paese stia vivendo una fase di trasformazione profonda che ci sta portando a ridurre i ritardi storicamente accumulati rispetto alla parità di genere in moltissimi settori, ma resta ancora molto da fare.

Per questo è importante a ottobre 2017, a 130 anni dalla nascita di Lina Merlin, organizzare un’iniziativa in Senato per parlare del suo concreto contributo. Non solo per ricordare ma, soprattutto, per dare il giusto riconoscimento pubblico al suo contributo.