A 120 anni dalla sua nascita ho avuto l’onore, in rappresentanza del Senato, di celebrare il settimo Presidente della Repubblica Italiana: Sandro Pertini.

A Palazzo Vecchio a Firenze ho partecipato al convegno “Sandro Pertini nella storia d’Italia”. E voglio ringraziare la Fondazione di studi storici “Filippo Turati”, la Fondazione “Circolo Fratelli Rosselli” e l’Associazione “Sandro Pertini Presidente” per aver promosso e organizzato questo incontro.

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Ricordare “Sandro Pertini nella storia d’Italia” è l’occasione per attraversare, davvero, tutte le fasi principali della nascita e dei primi 40 anni della Repubblica.

Pertini, più volte definito il “Presidente più amato degli italiani”, è stato interprete dei valori di libertà e democrazia, rispetto per le persone e solidarietà.

L’esperienza di una vita coraggiosa e sofferta, insieme ad una personalità aperta e popolare, hanno fatto sì che divenisse punto di riferimento per cittadine e cittadine, dagli anziani che avevano condiviso con lui fasi e esperienze di vita, alle bambine e i bambini per cui è stato un nonno aggiunto.

Pertini era un uomo giusto, forte, carismatico, ironico e diretto.

La sua schiettezza e la sua pragmaticità si rifletterono anche nella sua azione politica e istituzionale, permettendogli di apparire come un Presidente che puntava alla concretezza, rifiutando compromessi e imponendosi con il suo rigore morale.

Fu Presidente della Repubblica in un momento cruciale, difficile e doloroso, accompagnando il Paese fuori dall’epoca oscura del terrorismo interno, contrastando la Mafia – che definiva la più “nefasta attività contro l’umanità” – e facendo ritrovare la gioia condivisa e la fiducia di essere italiani.

Ma Pertini aveva già dato prova dei suoi ideali partecipando alla Resistenza e alla guerra di Liberazione, quell’esperienza che per tante donne e tanti uomini è stata occasione di formarsi come classe dirigente per l’Italia repubblicana. Donne e uomini che sentirono che c’era qualcosa di importante per cui battersi e rischiarono la propria vita per restituire alle italiane e agli italiani libertà, democrazia, speranza.

E Pertini non smise mai di battersi. Era uomo di grandi ideali, che non perdeva occasione di testimoniare pragmaticamente, senza mai limitarsi a dichiararli. Sempre attento alla giustizia sociale e ai più deboli, alla dignità e ai diritti della persona.

Da autentico socialista, per lui la libertà e la giustizia sociale costituivano un binomio inscindibile: “…la libertà non integrata da una politica che s’ispiri al principio della giustizia sociale, si risolve spesso nella libertà di morire di fame”.

Fu anche convinto europeista, come unione tra popoli e persone. Con grande lungimiranza in un suo intervento a Strasburgo nel giugno 1985 ammoniva: “La pace non può basarsi a lungo sull’equilibrio del terrore…l’equilibrio è instabile. La pace ha una sostanza che è dialogo, fiducia, distensione, intesa, disarmo e cooperazione in un ordine internazionale legittimato dal consenso…Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire”.

Un pensiero costante Pertini lo rivolgeva ai giovani, suoi interlocutori privilegiati, esortandoli a non venir mai meno all’impegno per la giustizia e la libertà, a non scendere a compromessi, a difendere a tutti i costi la propria dignità.

Oggi più che mai abbiamo bisogno che i giovani sappiano riscoprire quella passione per la dimensione politica, per gli ideali e i valori che essa porta con sé. In Italia, come in Europa, la democrazia ha raggiunto una fase di maturità che tuttavia non è priva di incognite e pericoli. Penso in particolare alla crisi dei partiti, i quali sempre meno riescono a svolgere il ruolo di intermediazione delle istanze dei singoli e di promozione degli interessi della collettività cui sono chiamati; penso alla crescente disaffezione nei confronti delle istituzioni e all’avanzare dell’antipolitica; penso alla diffusa insoddisfazione nei confronti delle risposte dell’Europa ai problemi della disoccupazione, dei fallimenti aziendali, della recessione economica e ai movimenti anti-europeisti che sembrano conquistare crescenti fette dell’elettorato in molti Stati membri dell’Unione europea. Eppure, l’unico argine sta proprio nel riscoprire quei valori di democrazia e libertà e quel metodo di confronto democratico.

I suoi insegnamenti, il suo esempio, la sua vicenda umana e politica costituiscono il nostro patrimonio di storia, di idealismo puro, di cultura, di lotta, di nobiltà, di passione. E noi tutti abbiamo l’onore e l’onere di preservarlo e tramandarlo. Fare politica oggi credo che voglia dire anche non dimenticare questa straordinaria eredità che Sandro Pertini ci ha lasciato come statista e come uomo.