Questa mattina in Senato abbiamo ricordato Achille Grandi, nell’anniversario dei 70 anni dalla sua scomparsa, grazie agli interventi dei colleghi Olivero, Marino e Santini.

Grandi è stato parlamentare del Partito popolare negli anni ’20, tra i pochi a rifiutarsi di votare la fiducia al governo Mussolini. Ha poi partecipato alla resistenza e alla primissima fase della ricostruzione democratica, come vicepresidente dell’Assemblea Costituente.

Grandi ha dedicato la sua vita e il suo impegno politico ai lavoratori, ai deboli, alla democrazia.

Fu uomo di integrità e rigore morale, di origini semplici e grandi idealità. Rifuggiva ai tatticismi e alla convenienze, concentrandosi sui bisogni delle persone.

Era fortemente legato al valori cristiani, ma i suoi comportamenti furono esempio di una laicità che non sovrapponeva mai fede personale e vita pubblica, insegnamento che ha lasciato in eredità a tutto il movimento delle Acli, di cui è stato fondatore.

Fu tra i fondatori anche della Cgil unitaria, come rappresentante della corrente cristiana. Era convinto sostenitore dell’autonomia e dell’unità sindacale, che vedeva come fattori decisivi per rendere forte il sindacato e quindi più efficaci le azioni per migliorare le condizioni economiche e sociali di lavoratrici e lavoratori.

Con questo insegnamento mi sono confrontata per tutta la mia esperienza sindacale, sempre convinta che il benessere di lavoratrici e lavoratori che il sindacato difende e promuove debbano essere più forti delle divisioni o delle appartenenze politiche, e che quindi unità e autonomia siano valori che ogni sindacalista deve perseguire.

Ricordare Achille Grandi, allora, come capita con i grandi protagonisti della costruzione della nostra democrazia, non è un esercizio di memoria, ma un modo per riflettere sul senso e le prospettive dell’impegno e dell’azione politica e sindacale di oggi.