Ho partecipato alla presentazione di “Mothers. L’Amore che cambia il mondo”, il film documentario di Fabio Lovino prodotto da WeWorld Onlus per accendere i riflettori sui diritti delle mamme in Italia e nel sud del mondo.

Purtroppo, in molto – troppi – contesti la maternità è percepita ancora come un problema ed è per questo fondamentale parlare di parità di genere a partire dalle scuole, nelle istituzioni, nello sport e anche al cinema.

Le nostre società saranno migliori solo quando essere mamma sarà riconosciuto da tutte e tutti come un’opportunità e non un limite.

Quello che trovate di seguito è l’intervento preparato per la presentazione del film e voglio condividerlo con voi.

Raccontare le mamme, a partire da quelle che, in diversi contesti geografici e culturali, incontrano maggiori difficoltà nella vita di tutti i giorni, significa raccontare come va il mondo. E il mondo non va bene.

Intorno alle mamme esiste, da sempre, un racconto bello ma parziale, fatto di complimenti, ossequi, riverenze e affetto.

Tutto giusto e meritato, ma tutto, spesso, retorico.

Sembra infatti, talvolta, che la mamma sia una categoria dell’anima, senza riscontri con la realtà, senza vita altra e senza funzioni altre che l’accudimento.

Le mamme invece sono donne, e da donne subiscono le ingiustizie di società che non riconoscono il valore della maternità e delle differenze, che non educano al rispetto, che non garantiscono pari opportunità, diritti, empowerment.

Le mamme subiscono i pregiudizi e gli stereotipi, le discriminazioni e le violenze.

Le mamme non riescono ad accedere e a restare nel mondo del lavoro.

Le mamme pagano l’assenza di servizi, assistenza sanitaria e di formazione.

Le mamme ogni giorno danno amore e ogni giorno faticano. Faticano troppo, più di quanto sia giusto.

Le mamme conoscono il valore dell’affetto, ma non hanno ancora il riconoscimento del ruolo sociale e politico che svolgono.

Un ruolo, d’altra parte, che è stato a lungo negato da società maschiliste e patriarcali.

Le mamme sanno essere protagoniste di una quotidiana battaglia fatta di determinazione, coraggio, resistenza, adattamento, voglia di migliorare le condizioni di vita, della propria famiglia e di tutte le altre.

In “Mothers” si parla di “donne normali che diventano straordinarie perché ogni giorno sono chiamate a combattere una battaglia di sopravvivenza.”

Tutte le mamme e tutte le donne sono così: normali e straordinarie. Non solo per quello che fanno per la propria famiglia, ma per come contribuiscono alla crescita, all’armonia, alla forza della nostra società.

Ecco perché sono contenta che sia stato realizzato un film come questo: perché ci permette di sottolineare – con le parole e soprattutto con le immagini – quanto sia decisivo questo contributo, talvolta realizzato, spesso ostacolato, sempre disponibile.

A casa, al lavoro, nei campi e nelle città: le mamme ci presentano una storia collettiva che parla di amore, coraggio, sfide, fatica, solitudine, speranza, forza tranquilla.

Ma le mamme che vivono condizioni di disagio, povertà o emarginazione, che subiscono discriminazioni e violenze, molto spesso non vogliono raccontare la propria esperienza. Per vergogna, paura, solitudine. Pensano che non interesserà nessuno.

Grazie per questo a WeWorld e a Lovino, per aver voluto raccontare le mamme: il valore di ognuna di loro – dall’Italia al Brasile, dalla Cambogia al Benin – e il messaggio che insieme lanciano al mondo.

Raccontare serve ad informare l’opinione pubblica, a sensibilizzare, a far crescere la stessa consapevolezza delle donne, ad incoraggiarle ad uscire dall’ombra in cui le società le hanno collocate, a condividere le sfide, a cercare alleanze, a mobilitare la società, a partire dagli uomini – come negli obiettivi dell’iniziativa HEFORSHE lanciata dall’Onu nel 2014 proprio per attivare il protagonismo degli uomini contro discriminazioni e violenze.

Ascoltare una storia difficile ma esemplare aiuta a farsi coraggio, a raccontarne un’altra, a lottare insieme.

E quando le donne si impegnano insieme dimostrano che la loro forza può essere il migliore strumento per cambiare il mondo, come recita il sottotitolo del documentario.

Certo le mamme – e le donne – non devono essere lasciate sole, come troppo spesso accade.

Il lavoro che fanno associazioni, consultori, ONG è prezioso e mai abbastanza valorizzato.  Ma anche loro spesso lavorano senza sostegno.

Vengo allora alle responsabilità che sento come donna che fa politica e che ha l’onore di ricoprire una carica istituzionale. Una responsabilità che deve essere di tutta la politica e di tutte le Istituzioni, in Italia come nel mondo. La responsabilità di agire concretamente per cambiare le cose.

Agire sulle leggi, sui finanziamenti, sui diritti, sull’educazione, sulla cultura, sull’informazione.

Quella per le donne – e per le mamme – è una sfida per il benessere di tutte e tutti, a partire dalle nostre figlie e dai nostri figli, per la piena cittadinanza di ogni persona, per una società più giusta, più attenta all’ambiente (quella “terra” che chiamiamo “madre”),  più dinamica, più etica, quindi davvero sostenibile.

Vale per noi, vale per i paesi ancora in via di sviluppo, vale per le economie che crescono più velocemente.

Dobbiamo allora lavorare per far crescere il tasso di occupazione delle donne, perché è una risorsa che può creare valore per tutte le comunità.

Sapendo che ormai occupazione femminile e maternità, tra i paesi più sviluppati, vanno di pari passo: dove le donne lavorano di più si fanno più figli. Dove c’è povertà, assenza di servizi, violenza o discriminazione, invece, si attiva una spirale negativa che impatta sul futuro di intere generazioni.

Dobbiamo poi fare in modo che nessuna donna sia costretta a scegliere tra figli e lavoro, attivando un cambiamento culturale che renda possibile conciliare famiglia e carriera e che sostenga la condivisione dei compiti tra madri e padri, incoraggiando un naturale sentimento che molti giovani papà mostrano oggi, desiderosi che il proprio ruolo sia più attivo e paritario.

Si tratta di cambiamenti culturali, ma anche di norme. A partire dall’Italia.

Ecco perché penso che sia davvero importante che con il Jobs act si siano introdotte tutele per la maternità per tutte le lavoratrici e che si siano costruite le condizioni per mettere la parola fine all’odioso fenomeno delle dimissioni in bianco.

Perché l’Italia, su questo, purtroppo, era ad un livello di discriminazione non degno di un paese civile.

Ecco, ancora, perché ho fortemente voluto presentare un ddl che rende obbligatori 15 giorni di congedo per i papà.

È un progetto che ha costi alti, ma rappresenterebbe un cambio di paradigma importate, da aggiungere a un nuovo regime per le cure familiari, all’innalzamento delle prestazioni per la maternità, a investimenti in asili pubblici e incentivi alle assunzioni di donne, a una lotta serrata al gap salariale.

Sto parlando – anche per il ruolo che ricopro – delle azioni in corso o in discussione in Italia, ma sono convinta che i terreni su cui costruire il cambiamento siano gli stessi in tutti i contesti globali.

Dobbiamo far essere, sempre e ovunque, la maternità una scelta libera, consapevole, condivisa tra i partner e valorizzata dalla società.

Certo la sfida è ancora più urgente e vitale in quelle regioni del mondo dove la povertà, la difficoltà di accesso a beni primari come acqua e cibo, la mancanza di assistenza sanitaria e sociale rendono la vita di tutte e tutti – e in particolare modo di madri, bambine e bambini – dura e continuamente a rischio.

Dobbiamo sentire come nostro il destino di ogni donna, ogni bambina e ogni bambino del mondo. Unire le coscienze e unire l’impegno.

L’Onu, con l’Agenda 2030 e gli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile – il programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 – ha segnato una strada che impegna tutti gli Stati e tutte le coscienze.

Fine della povertà, fame zero e acqua pulita, salute, educazione, lotta alle disuguaglianze e fine delle discriminazioni di genere, accesso al lavoro, sostenibilità ambientale: sono alcuni degli obiettivi, e sono gli ambiti su cui lavorare per migliorare le condizioni di vita delle mamme in tutto il mondo.

Per ogni mamma, dovunque nel mondo, dovrebbe essere vero quello che ha detto la modella e attrice Milla Jovovich: “La maternità mi ha dato la forza di mille persone e reso molto più sicura.”

Ogni donna dovrebbe poter dire la stessa cosa.

La forza della maternità non può essere ridotta a privilegio. Deve essere la forza di empowermet principale per tutte le donne e deve essere la forza su cui costruire una democrazia più compiuta.

Perché questo accada serve che tutti, donne e uomini, madri e padri, associazioni, imprese, partiti, scuole e Istituzioni si impegnino insieme.

Senza mamme non c’è futuro. E senza pensare al futuro non c’è politica. Ecco perché è ora di prendersi cura delle mamme.