Oggi è la Giornata Mondiale ONU delle Bambine e delle Ragazze, un appuntamento che deve ricordarci il nostro impegno quotidiano nella lotta alle discriminazioni e alle violenze di genere, soprattutto quando riguardano minori. 

Ho condiviso la scelta di UNICEF di dedicare questa giornata a tutte le bambine che sono costrette a sposarsi. Per questo oggi alle 18 parteciperò all’evento “Bambine, non spose”. Un appuntamento importante per parlare delle attività che l’Agenzia delle Nazioni Unite realizza nei Paesi dove le ragazze sono maggiormente vulnerabili, affinché esse possano seguire un percorso personale di crescita autonoma e libera da condizionamenti esterni.

Nel mondo sono ancora troppe le bambine e le ragazze che ogni giorno subiscono abusi, discriminazioni e violenza. Secondo il rapporto Unicef 2015 sono 700 milioni le donne diventate spose ancora minorenni e il rapporto “Every Last Girl: Free to live, free to learn, free from harm”, lanciato oggi da Save the Children, sottolinea che ogni 7 secondi una ragazza under 15 si sposa.

Le conseguenze dei matrimoni precoci sono terribili, tanto a livello psicologico quanto a livello fisico. Basti pensare che al matrimonio precoce segue spesso l’abbandono scolastico e una gravidanza altrettanto precoce e pericolosa, sia per la mamma che per il suo bambino. 

A tal riguardo, sempre Unicef evidenzia che sono almeno 70.000 le ragazze tra i 15 e i 19 anni che muoiono a causa di complicazioni durante la gravidanza e il parto

Una piaga inaccettabile a cui tutte le istituzioni mondiali devono dare risposte concrete. 

Per questo insieme alle donne di tutti i gruppi parlamentari abbiamo presentato la mozione bipartisan 1-00637: per dire basta ai matrimoni precoci con un impegno comune. 

Dobbiamo sentire come nostro il destino di ogni donna, ogni bambina e ogni bambino del mondo. Unire le coscienze e l’impegno per combattere discriminazioni, violenze e diseguaglianze. Perché tutte e tutti hanno diritto a una crescita serena. 

Segnalo anche la campagna ‘Indifesa’ di Terre des Hommes – che ha ricevuto la medaglia del presidente della Repubblica, assieme al patrocinio del Senato e del ministero degli Esteri – e che chiede una “rivoluzione arancione” per dare un segnale di rottura agli stereotipi di genere che impongono il rosa come il colore delle bambine.