Il futuro del mondo dipenderà da quello che sapremo costruire per le bambine che oggi hanno 10 anni. Negli stessi giorni in cui ricorre l’anniversario della fondazione delle Nazioni Unite, nate nel 1945 per garantire alle generazioni a venire libertà dalle guerre e rispetto dei diritti umani fondamentali, è stato presentato a Roma il Rapporto sullo stato della popolazione 2016 dell’UNFPA (Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione) che, a un anno dall’adozione dell’Agenda 2030 e degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, sceglie di focalizzare l’attenzione sulle bambine.

Il Rapporto evidenzia che oggi siamo di fronte alla popolazione giovanile più numerosa della storia: i giovani sono infatti 1,8 miliardi, e 125 milioni di loro hanno 10 anni; tra questi, le bambine sono oltre 60 milioni. Si tratta di bambine che in maggioranza vivono in paesi con un alto tasso di povertà e forti diseguaglianze di genere, bambine che lavorano in casa e fuori più dei coetanei maschi e meno di loro vanno a scuola, che rischiano a breve termine matrimoni forzati, violenza e malattie sessualmente trasmissibili.

Se riusciremo a implementare l’Agenda 2030 e a raggiungere gli Obiettivi, quello che oggi sembra un destino già segnato potrebbe cambiare. E la soglia critica dei 10 anni di età – il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, con tutto ciò che questo comporta per le ragazze di ogni cultura e latitudine – potrebbe trasformarsi nella porta d’accesso a un futuro di autonomia e opportunità, di appartenenza autorevole alla comunità e di libertà individuale.

La sfida lanciata dall’UNFA è perciò quella di seguire, da qui al 2030, la vita di 10 bambine di 10 anni – dieci preziose cartine di tornasole per verificare i progressi compiuti verso un mondo accogliente e sostenibile. Questa sfida è accompagnata dall’individuazione di 10 azioni decisive per le bambine di questa fascia d’età: dalle leggi per la piena parità di genere all’innalzamento dell’età minima per il matrimonio a 18 anni, dai servizi educativi e sanitari alle policy di inclusione, dall’uso strategico dei dati al coinvolgimento dei coetanei maschi nelle pratiche antidiscriminatorie.

È una sfida che ci riguarda in prima persona, tutte e tutti. In occasione del 71° anniversario della fondazione dell’ONU, il Segretario Generale Ban Ki-moon ha lanciato 17 azioni concrete per “onorare la splendida promessa dell’Agenda 2030”. Si tratta di pratiche e gesti che ciascuna e ciascuno può compiere all’interno della propria comunità – evitare lo spreco di cibo, aiutare i bambini a imparare a leggere, valersi del diritto di voto. Tra queste, spicca l’azione legata all’Obiettivo 5 (parità di genere): combattere il linguaggio e i comportamenti sessisti. Questo significa ribadire una volta di più ciò di cui sono sempre stata convinta, e cioè che non bastano le pur necessarie misure per la parità giuridica ed economica, ma che serva anche un’educazione rispettosa delle differenze, e che si debba lavorare sulla cultura diffusa, che si esprime nelle parole e nei gesti quotidiani che plasmano le relazioni umane e la percezione di sé e dell’altro.

Infine, vorrei ricordare che questa sfida ci riguarda anche come paese. Come evidenziato dal Rapporto Asvis 2016 L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, siamo in ritardo su diversi fronti rispetto al percorso delineato nell’Agenda 2030. Per quanto riguarda in particolare l’Obiettivo della parità di genere, ci sono luci e ombre. Nonostante gli importanti risultati ottenuti negli ultimi anni, il tasso di occupazione femminile è ancora basso, ancora troppe donne sono vittime di violenza e di femminicidio e c’è ancora molto da fare in materia di salute sessuale e riproduttiva. Sapremo farcene carico – ne sono certa – e agire per ritrovare al più presto il giusto passo nel percorso globale verso un futuro in cui quelle 10 bambine possano diventare 10 donne autonome, forti e libere.


Dalle istituzioni europee

Il 18 ottobre si è celebrata la decima Giornata europea contro la tratta, un fenomeno criminale che coinvolge decine di migliaia di persone nell’UE, in particolare donne e bambini. La Commissione Europea ha presentato un rapporto di revisione generale dei progetti finanziati tra il 2004 e il 2015 – 321 progetti, con attività in oltre 100 paesi, e finanziamenti per 158 milioni di euro – completando così una delle ultime priorità rimaste da attuare rispetto alla lista delle 40 elencate dalla Strategia UE contro la tratta che si conclude alla fine del 2016. La Coordinatrice UE contro la tratta, Myria Vassiliadou, presentando il rapporto ha sottolineato l’importanza di concentrarsi sui problemi di identificazione delle vittime, la prestazione di un sostegno efficace, la lotta ai trafficanti, nonché l’avanzamento delle conoscenze in materia grazie alla raccolta di dati a livello UE e degli Stati membri. Uno strumento centrale per l’impegno sia dell’Unione sia dei paesi membri è la Direttiva antitratta del 2011, che promuove un approccio centrato sulla vittima, introduce una prospettiva di genere, e copre numerose aree, dalla giustizia penale al sostegno delle vittime, fino alla prevenzione e al monitoraggio.

Alla vigilia della Giornata contro la tratta, l’Unione Europea ha partecipato a Vienna alla 8a Conferenza delle Parti della UNTOC (Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale).

L’8 novembre i membri della Commissione FEMM del Parlamento Europeo voteranno il parere preparato dall’eurodeputata Beatriz Becerra (ALDE) sul “Rapporto annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo e la politica dell’Unione Europea in materia”. La bozza di parere presenta una serie di raccomandazioni tra cui la richiesta di un impegno globale per garantire la sicurezza di donne e bambine in ogni crisi ed emergenza umanitaria.

Sempre l’8 novembre è in programma l’evento “Quality Research and Innovation through Equality” (Ricerca di qualità e Innovazione attraverso l’eguaglianza) organizzato da FEMM in collaborazione con il Gender Summit dell’Unione Europea.

L’Istituto Europeo per l’Eguaglianza di Genere (EIGE) e la Commissione Europea hanno presentato a Bruxelles un nuovo strumento per promuovere l’avanzamento dell’eguaglianza di genere nelle organizzazioni di ricerca e nell’istruzione universitaria: GEAR, abbreviazione per “Gender Equality in Academia and Research”, che raccoglie buone pratiche e offre assistenza per il gender mainstreaming in questi settori.


Dalle organizzazioni internazionali

Sono trascorsi 16 anni dall’approvazione della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu su “Donne, pace e sicurezza”. In occasione dell’anniversario, UN Women ricorda come questa agenda sia ancora fondamentale per far fronte all’aumento di violenze, estremismo e conflitti nel mondo, grazie al contributo essenziale che le donne sanno dare ai processi di pace. Nel 2015, 7 accordi di pace su 10 hanno incluso specifiche previsioni sul genere, un miglioramento importante rispetto al passato. Quando le donne sono incluse nei processi di pace, aumenta del 20% la probabilità che gli accordi durino almeno due anni, e del 35% quella che ne durino almeno 15. Nonostante i notevoli progressi e il crescente impegno degli Stati membri per l’attuazione della Risoluzione, resta molto da fare. Per esempio, le donne rappresentano solo il 3% delle forze di peacekeeping delle Nazioni Unite. Nei paesi dove sono ci sono conflitti in corso, la quota di donne in parlamento è di quattro punti più bassa rispetto alla media globale del 22,7%. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha invitato tutti gli attori sulla scena mondiale, inclusi i governi, a destinare il 15% dei fondi per il peacebuilding a progetti per l’avanzamento dell’eguaglianza di genere.

A un mese dalla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il 25 ottobre, si è celebrata una nuova “Giornata arancione”. UN Women promuove infatti una giornata dedicata alla violenza contro le donne il 25° giorno di ogni mese, nell’ambito della campagna “UNITE to end violence against women”. A ottobre il tema è “Accesso alla giustizia e società pacifiche per uno sviluppo sostenibile per donne e bambine”

Durante la sua prima visita negli Emirati Arabi Uniti, la Direttrice esecutiva di UN Women Phumzile Mlambo-Ngcuka ha inaugurato ad Abu Dhabi l’Ufficio di collegamento delle donne delle Nazioni Unite per la regione del Golfo, ha firmato un memorandum d’intesa con Islamic Relief Worldwide (IRW) per rafforzare lavoro congiunto sulla parità di genere e l’empowerment delle donne nel mondo musulmano, e ha partecipato alla conferenza “Investire sul futuro – La resilienza di donne e ragazze nella regione araba”, oltre agli incontri con rappresentanti della società civile, e funzionari pubblici della regione.

Wonder Woman, l’eroina dei fumetti DC Comics che ha appena compiuto 75 anni, è la nuova ambasciatrice onoraria delle Nazioni Unite per l’empowerment di donne e bambine. Questa nomina, sostenuta da DC Entertainment e Warner Bros, “è un esempio di come lavoriamo con diversi partner e costruiamo nuove alleanze per assicurarci di raggiungere ogni pubblico, in ogni luogo, e far conoscere e comprendere gli Obiettivi, in questo caso l’eguaglianza di genere”, ha detto Cristina Gallach, Sottosegretaria Generale delle Nazioni Unite per la Comunicazione e l’Informazione pubblica.

Il 15 ottobre si è celebrata la Giornata internazionale delle donne rurali, dedicata a coloro che rappresentano oltre un quarto della popolazione mondiale. La ricorrenza è stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 62/136 del 18 dicembre 2007, dove viene riconosciuto “il ruolo e il contributo essenziale delle donne rurali, incluse le donne indigene, nell’accrescere lo sviluppo agricolo e rurale, migliorare la sicurezza alimentare ed eliminare la povertà rurale”. Essendo le donne il 43% della forza lavoro in agricoltura, e ricordando che il 76% delle persone in condizione di estrema povertà vive in aree rurali, assicurare l’accesso delle donne alle risorse agricole contribuisce a diminuire l’incidenza di fame e povertà, e fa di esse delle attrici fondamentali per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

UN Women e ITU (l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione) hanno annunciato i quattordici finalisti del premio GEM-TECH 2016, un riconoscimento destinato a progetti e programmi innovativi per l’empowerment di donne e bambine attraverso l’uso delle nuove tecnologie.


Dal mondo

Lo scorso 20 ottobre le donne argentine hanno scioperato e sono scese in piazza contro i femminicidi e le “violenze maschiliste” adottando lo slogan #niunamenos (non una di meno), a pochi giorni dal brutale omicidio di Lucia Perez, una ragazza di appena 16 anni violentata e torturata a morte da tre uomini a Mar de la Plata. Come ha dichiarato Phumzile Mlambo-Ngcuka, Sottosegretaria generale dell’ONU e Direttrice esecutiva di UN Women, violenze sessuali e femminicidi sono “una forma di terrorismo privato” di cui non solo le vittime pagano un prezzo spaventoso, ma la società nel suo insieme. Come comunità internazionale, ha affermato Mlambo-Ngcuka, “l’anno scorso abbiamo firmato per raggiungere l’obiettivo della parità di genere e l’eliminazione di tutte le forme di violenza contro tutte le donne e le ragazze. Raggiungere questo obiettivo non significa soltanto mettere fine a una terribile violazione dei diritti umani, ma è la chiave per costruire un mondo migliore e più giusto, un Pianeta 50-50.”

Il 24 ottobre anche le donne polacche sono tornate in piazza, a Varsavia e a Bruxelles, per protestare contro una nuova proposta di legge sull’aborto, annunciata dai conservatori del partito Diritto e giustizia; questa proposta, restrittiva come quella respinta dal Parlamento a seguito delle manifestazioni dello scorso 3 ottobre, prevedrebbe il divieto assoluto di aborto a meno che non sia in pericolo la vita della madre.

Il 13 ottobre Michelle Obama ha attaccato il sessismo e la misoginia del candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump in un discorso definito dal New York Times “il più importante tenuto da una First Lady dopo quello di Hillary Clinton all’Assemblea generale dell’ONU nel 1995”. E, mentre è il suo stesso staff a riconoscere che Trump è indietro rispetto a Hillary Clinton, in America si discute di quanto la misoginia e il sessismo di Trump sposteranno l’elettorato femminile, anche al di là della corsa alla Casa Bianca, travolgendo il partito repubblicano. Del resto, come ho ribadito anche in un recente articolo, contro le donne non si vince più.

A Reykjavík, in Islanda, migliaia di donne hanno scioperato e manifestato in piazza contro il divario retributivo di genere, che nel paese è pari al 17%, intonando il geyser sound, il coro delle tifoserie di calcio islandesi. Le manifestanti hanno smesso di lavorare alle 14,38, orario dopo il quale il loro lavoro non è, di fatto, retribuito.


Dall’Italia

Il 18 ottobre si è celebrata a Montecitorio la “Giornata europea contro la tratta degli esseri umani”. Dopo l’apertura della Presidente della Camera, Laura Boldrini, a introdurre i lavori è stata Maria Elena Boschi, Ministra per le Riforme costituzionali e i Rapporti con il Parlamento con delega alle pari opportunità, che ha affermato: “Il Governo e tutte le istituzioni sono in prima linea nel contrasto ad ogni forma di sfruttamento, in stretta collaborazione con le associazioni e società civile”. All’incontro sono intervenuti rappresentanti dell’associazionismo, degli enti locali, delle organizzazioni internazionali e del Ministero dell’Interno.

Si è svolto il 21 ottobre a Reggio Calabria il corteo della manifestazione nazionale “La Calabria contro la violenza sulle donne”, promossa dalla Regione Calabria in seguito alla drammatica vicenda della tredicenne di Melito Porto Salvo sottoposta a ripetute violenze sessuali di gruppo. In testa al corteo hanno marciato la presidente della Camera Laura Boldrini, la ministra Maria Elena Boschi, la presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi e il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio. Nel messaggio che ho inviato al presidente Oliverio in occasione della manifestazione, ho ricordato l’importanza delle “quattro P” della Convenzione di Istanbul – prevenzione, protezione e sostegno delle vittime, perseguimento dei colpevoli e politiche integrate – che hanno ispirato il piano nazionale antiviolenza, e che devono essere il faro della politica a tutti i livelli. “Oggi servono impegni concreti su questo”, ho scritto, “o sarà solo una passerella. Servono fatti, non parole”.

Nel suo discorso, la presidente Boldrini si è rivolta agli uomini: “La violenza sulle donne è un problema degli uomini. Isolate i violenti: fateli sentire indegni di essere uomini, metteteli al largo. E lo dico a voi ragazzi, a voi uomini: noi donne abbiamo bisogno di voi”.

La ministra Boschi ha ricordato invece l’impegno del governo per riattivare i centri antiviolenza e istituire in ogni scuola i centri di ascolto, “perché vogliamo che episodi di tale efferatezza non si debbano più ripetere”.

A Roma, Milano, Livorno, Genova, Pescara, Conversano, Bergamo, si è tenuta una serie di incontri sulla violenza maschile contro le donne nell’ambito dell’iniziativa nazionale lanciata da Maschile Plurale, “Prima della violenza”.

Il vescovo di Pistoia monsignor Fausto Tardelli ha costituito, con decreto canonico, un “Consiglio speciale” formato da dodici donne, che offrirà pareri e suggerimenti sulla vita della diocesi. “È inutile negare che nella Chiesa esista una questione femminile,” spiega monsignor Tardelli, “e non solo nella Chiesa cattolica, ma in tutte le religioni. Senza le donne potremmo chiudere il catechismo. Eppure la loro voce non si sente, manca il punto di vista femminile. Lo si invoca, ma poi…”