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Aderisco alla marcia promossa dal Partito Radicale per l’amnistia e l’indulto che oggi raggiungerà San Pietro, in occasione del Giubileo dei detenuti, partendo dal carcere di Regina Coeli.
La marcia, dedicata quest’anno a Marco Pannella, oltre che allo stesso Papa Francesco, è l’occasione per accendere l’attenzione sulle condizioni di vita in carcere.
Una marcia, quindi, che non solo chiede misure di clemenza – misure oggi di difficile applicazione -, ma vuole affermare con forza i diritti di chi, pur recluso, deve avere l’opportunità di redenzione e recupero, come previsto dalla Costituzione.
Le condizioni di vita carceraria in Italia sono per troppo tempo state davvero dure, per il sovraffollamento e per la difficoltà di prevedere nelle strutture di reclusione quelle competenze capaci di aiutare proprio il recupero di comportamenti e atteggiamenti rispettosi degli altri, delle regole, della comunità.
Negli ultimi anni, grazie alle scelte di depenalizzazione e alla maggiore diffusione di pene alternative volute da Governo e Parlamento, le cose stanno migliorando. Ma molto c’è ancora da fare.
Voglio in particolare ricordare le condizioni difficili delle donne carcerate che hanno figli piccoli e che solo in rari casi in Italia vivono in strutture capaci di garantire qualità di vita e di crescita a bambine e bambini.
Aderisco allora alla marcia per loro e per tutte le donne e gli uomini che hanno sbagliato, che sono oggi in carcere e che dobbiamo aiutare a ritrovare dignità e speranza.