Oggi, a Sesto Fiorentino, hanno marciato i lavoratori della Richard-Ginori, una delle prime fabbriche di porcellane dell’intera Europa, simbolo del saper fare e dell’artigianato artistico italiano.

I lavoratori e i sindacati, dopo le travagliate vicende dell’azienda, risoltesi con l’acquisto da parte del gruppo Kering, chiedono che la fabbrica resti al suo posto, per dare valore aggiunto ad un territorio che è un polo produttivo importante benché colpito dalla crisi degli ultimi anni.

Lavoro, investimenti, certezze: queste le richieste dei dipendenti perché questa eccellenza resti stabilmente a Sesto, attraverso l’acquisto dell’area dove sorge la fabbrica da parte del gruppo Kering che l’ha rilevata, sottraendo il terreno a potenziali speculazioni che distruggerebbero storia e lavoro; chiedono poi che, attraverso un progetto industriale serio e con finanziamenti adeguati, si rilancino le vendite riqualificando lo stabilimento e le produzioni; infine, auspicano che si trovino le risorse, pubbliche e private, per tenere aperto il museo di Doccia, un patrimonio per la città di Sesto e per l’area fiorentina tutta, testimonianza del valore del saperfare che lì è nato e che ha fatto vivere questi luoghi nel mondo.

Sono vicina a loro, alle loro preoccupazioni e ansie, convinta, come sempre, che il lavoro, il Made in Italy, la qualità delle produzioni, la capacità di innovare la tradizione, siano le leve principali per rilanciare il Paese.  Un Paese, l’Italia tutta, non solo Sesto Fiorentino, che sarebbe più povero senza la Richard-Ginori. Per questo ai lavoratori e ai sindacati va la mia solidarietà e il mio appoggio