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Oggi a Milano ho partecipato alla conferenza “Italiane di ieri e di oggi: voto, rappresentanza e partecipazione politica” all’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Un appuntamento importante, che rientra nel progetto “Il voto alle donne: non solo 70 anni”, per sensibilizzare le ragazze e i ragazzi alla rappresentanza e alla partecipazione politica.

Ho parlato del significato della cittadinanza delle donne a settant’anni dal primo voto, delle molte conquiste ottenute e della tante sfide che ancora abbiamo davanti per arrivare a una vera parità di genere.

L’accesso al voto nel dopoguerra fu la conclusione liberatoria di un lungo e difficile percorso. Un voto sudato che rappresentava, e rappresenta, una grande conquista.

Con il decreto legislativo del 2 febbraio 1945, n. 23 venne riconosciuto finalmente il diritto di voto attivo alle donne. Un anno dopo, il 10 marzo 1946, questo venne esteso anche all’elettorato passivo in occasione dell’elezione dell’Assemblea Costituente. Così si sancì definitivamente il principio dell’uguaglianza tra i sessi per l’esercizio dei diritti politici.

Da quel momento furono poste le basi per una piena cittadinanza politica delle donne. Vennero elette 21 “Madri costituenti”, donne che diedero un contributo fondamentale alla Carta Costituzionale, portando un punto di vista che seppe arricchirla dando il via ad un percorso di uguaglianza tra uomini e donne nell’accesso alla politica e nella società italiana, che ancora deve essere portato in fondo ma che da lì è partito con scelte importanti.

Oggi a 70 anni dal primo voto delle donne non possiamo ancora dire di aver raggiunto una vera parità di genere.

È una marcia ancora lunga davanti a noi, su cui dobbiamo continuare a camminare, malgrado i tanti passi avanti, che rivendico con orgoglio, fatti in questa legislatura.

Per dare l’idea di quanto sia centrale per noi il tema della parità di genere, la legislatura si è aperta con la ratifica della Convenzione di Istanbul, per superare ogni forma di discriminazione e violenza verso le donne.

Il filo rosso dell’uguaglianza si è poi dipanato in tante politiche, ne cito solo alcune.

Sul lavoro, ad esempio, abbiamo votato la cancellazione delle dimissioni in bianco, misure innovative per la conciliazione tra famiglia e lavoro e la condivisione delle responsabilità familiari – dai voucher baby sitter alla sperimentazione del congedo di paternità obbligatorio –  e come scordare il Jobs Act che ha esteso diritti e tutele anche alle lavoratrici atipiche.

Misure importanti sono state messe a punto per il contrasto della violenza di genere: dalla legge contro il femminicidio, all’approvazione del piano nazionale contro la violenza sulle donne, alla previsione di congedi lavorativi per le donne vittima di violenza, al Codice Rosa per il percorso di protezione delle vittime.

Ancora, si è intervenuti sulla cultura, per diffondere tra i più giovani la coscienza dell’uguaglianza e della parità tra uomini e donne, uno dei modi più efficaci per costruire una società libera da disuguaglianze, violenza e pregiudizi. Nella Buona Scuola, quindi, sono state previste iniziative per l’educazione al rispetto della differenza di genere, la prevenzione della violenza e di ogni forma di discriminazione nonché il superamento degli stereotipi.

Infine, tanto si è fatto per la rappresentanza paritaria, un aspetto fondamentale a mio avviso, perché arricchisce la democrazia e la rafforza, rende le istituzioni più in grado di rispondere ai bisogni di cambiamento perché rappresentative di tutte e tutti.

Anche su questo i passi in avanti sono stati enormi, grazie alle modifiche alle leggi elettorali di tutti i livelli, per promuovere una maggiore presenza delle donne.

Questo per la parità è un impegno che tutte e tutti dobbiamo sentire.

70 anni fa ha trovato nel diritto di voto alle donne il primo strumento, grazie al quale è partito il cambiamento.

Un cambiamento al servizio del quale via via sono aumentate sempre più le donne impegnate nelle istituzioni. Ma ancora non abbastanza e senza che questo processo sia al riparo da passi indietro.

Per questo sono molto soddisfatta che, anche nella riforma costituzionale, si affronti il tema, affermando nella carta che “le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza”, principio che sarà inserito nell’articolo che detta le linee guida per le leggi regionali.

Un bel passo in avanti, che si aggiunge ai molti motivi per cui voterò si il 4 Dicembre.