Ha compiuto due anni a settembre la campagna HeForShe lanciata da UN Women per coinvolgere gli uomini del pianeta, e persone di tutti i generi, nell’impegno globale per raggiungere l’eguaglianza di genere. Quasi un milione di uomini ha già aderito all’iniziativa, fra cui si contano figure leader come il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, l’intera Commissione Europea, il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg, il Presidente del Comitato olimpico internazionale Thomas Bach, capi di stato e di governo tra cui Barack Obama, Shinzo Abe, Justin Trudeau, amministratori delegati di imprese multinazionali, rettori delle università, e poi atleti del livello di Usain Bolt, attori come Tom Hanks.

Un anno fa mi sono impegnata, insieme alla Presidente di UN Women Italia Simone Ovart, per portare HeForShe anche nel nostro paese. Accanto a Filippo Magnini, testimonial di HeForShe Italia, hanno aderito alla campagna uomini di alto profilo istituzionale come il Presidente Grasso, rappresentanti del mondo dello sport, della cultura, e delle scienze. Ma hanno risposto all’appello anche 19 rettori delle maggiori università italiane, e grandi imprese come Carrefour, Ferrovie dello Stato, Atlas Consulting, Federmeccanica, Deutsche Bank, Legacoop, Stati Generali dell’Innovazione, Sodexo, Vodafone, L’Oreal Italia, Telecom Italia, Facebook, Enel, Barclay’s Italia, Pubblicità Progresso.

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Il 13 dicembre intendo dare seguito a questo impegno con l’evento HeForShe: insieme per la parità di genere”, che ospiterò in Senato – Palazzo Giustiniani, Sala Zuccari ore 10,30 – e a cui prenderanno parte, oltre al Presidente del Senato Pietro Grasso e a Simone Ovart per UN Women, responsabili di grandi imprese tra cui Enel, Ferrovie dello Stato, Gucci, Sodexo, Samsung, rappresentanti di organizzazioni della società civile attive per la promozione dell’eguaglianza di genere, e degli enti locali.

Coinvolgere il mondo delle imprese è uno degli obiettivi principali dell’iniziativa di UN Women. Nel mondo, infatti, le donne rappresentano il 50% della popolazione, ma meno del 40% della forza lavoro. Il 95% di top manager della lista stilata da Fortune sono uomini, e nessun paese ha ancora raggiunto l’obiettivo della parità retributiva tra i generi. Senza uno sforzo reale di tutte le forze sociali per accelerare il cambiamento, la parità di genere sul lavoro non sarà raggiunta prima del 2095.

A gennaio di quest’anno, a Davos, HeForShe ha celebrato un anno di impegno dell’iniziativaIMPACT 10x10x10, rivolta specificamente ai decision-makers nel mondo della politica, delle imprese, delle università, e ha convocato 10 leader di grandi corporation globali ( Corporate IMPACT Champions) per misurare l’impegno effettivo verso l’eguaglianza di genere. Si tratta di AccorHotels, Barclays, Koç Holding, McKinsey & Company, PricewaterhouseCoopers, Schneider Electric, Tupperware Brands, Twitter, Unilever e Vodafone.

L’ HeForShe Parity Report presentato in quella occasione ha mostrato che, in queste 10 imprese, il gap persiste sia nella presenza complessiva di donne (39,7%) sia nella percentuale di donne in ruoli decisionali (tra 11 e 33%) e nei consigli di amministrazione (28,6%). Sebbene queste percentuali indichino una performance complessivamente migliore della media globale, tuttavia sono ancora lontane dall’obiettivo del “Pianeta 50-50” indicato dalle Nazioni Unite per il 2030. In questo primo rapporto, quindi, i 10 “campioni” di HeForShe riflettono sulla loro esperienza nel corso del primo anno di lavoro orientato all’avanzamento della parità di genere, e indicano le strade percorribili per continuare e migliorare.

A loro, ha scritto Phumzile Mlambo-Ngcuka, Direttrice esecutiva di UN Women, “domandiamo di mantenere alto il profilo dell’eguaglianza di genere, di condividere le loro esperienze, di continuare ad alzare l’asticella delle nostre aspirazioni collettive, chiedendo non cosa è stato fatto ma cosa può essere fatto”.

In Italia, con tante importanti adesioni a HeforShe, abbiamo iniziato un percorso, accettato una sfida difficile, che insieme possiamo vincere. L’appuntamento del 13 dicembre sarà l’occasione per fare il punto su ciò che è stato fatto e rilanciare l’impegno delle imprese, della politica e della società civile.

L’obiettivo dell’eguaglianza di genere non è legato solo al benessere di donne, ragazze e bambine, ma della comunità tutta. In gioco c’è la possibilità di costruire tutte e tutti insieme, donne e uomini, uno sviluppo equilibrato e sostenibile dove la metà della popolazione mondiale smetta di essere relegata ai margini della vita economica e sociale, dove possiamo lasciarci alle spalle culture e stereotipi fuori dalla storia e dalla realtà, dove cresca il benessere collettivo, soprattutto quello delle nuove generazioni.

[per partecipare a “HeForShe: insieme verso la parità di genere” scrivere a segreteria.fedeli@senato.it entro le ore 12 di lunedì 12 dicembre]


Dalle istituzioni europee

La Commissione FEMM (Diritti della donna e uguaglianza di genere) del Parlamento europeo ha approvato il progetto di parere di Maria Arena (S&D, FR) sul Pilastro europeo dei diritti sociali, che chiede – tra l’altro – un meccanismo vincolante per il monitoraggio e l’attuazione dei diritti sociali esistenti e aggiornati, soprattutto per quanto riguarda pari opportunità, partecipazione femminile al mercato del lavoro, donne in pensione e in posizioni apicali, condizioni di lavoro eque, lavoro precario e una protezione sociale adeguata e sostenibile per le donne; invita inoltre la Commissione a collaborare con gli Stati membri per individuare le misure più appropriate per colmare il divario pensionistico di genere. Il progetto di parere è stato adottato con 15 voti a favore, 9 voti contrari e 2 astensioni.

La Commissione FEMM ha inoltre approvato il progetto di relazione di Beatriz Becerra (ALDE, ES) Promuovere la parità di genere nel campo della salute mentale e della ricerca clinica, che mette in evidenza come sia il concetto biologico di sesso sia la costruzione sociale del genere siano rilevanti nel settore sanitario a tutti i livelli, e come abbiano impatti differenti sulla salute delle donne e degli uomini e sul loro accesso all’assistenza sanitaria. Tuttavia, la ricerca e la pratica ancora non riescono a tenere conto adeguatamente delle differenze tra uomini e donne in termini di salute, malattia e cura. Il progetto di relazione è stato adottato con 19 voti a favore, 11 voti contrari e nessuna astensione.

È stata pubblicato lo studio Knowledge and Know-how: The Role of Self-defence in the Prevention of Violence against Women ( Conoscenza e know-how: Il ruolo dell’autodifesa nella prevenzione della violenza contro le donne) realizzata per conto della Commissione FEMM. Lo studio ha esaminato la ricerca sull’efficacia dell’autodifesa e il suo ruolo nelle politiche dell’UE e degli Stati membri, concludendo che esiste una crescente evidenza del fatto che l’autodifesa femminista possa essere efficace nel prevenire la violenza. Benché presenti nei documenti politici dell’UE e del Consiglio d’Europa, i riferimenti all’autodifesa non sono sostanziali e devono ancora essere sviluppati in un approccio coerente. L’autodifesa va considerata una pratica promettente e va promossa e sostenuta meglio, dedicandole più spazio a livello politico, di finanziamento e di ricerca.

L’EIGE (Istituto europeo per l’eguaglianza di genere) ha pubblicato il report Poverty, gender and intersecting inequalities in the EU ( Povertà, genere e ineguaglianze incrociate nell’UE). Dal report emerge che nell’UE oggi, rispetto al 2010, è cresciuto il numero di donne e di uomini che vivono sulla soglia della povertà e dell’esclusione sociale. I giovani, i genitori soli, i migranti, le persone con disabilità e le famiglie con tre o più figli sono più a rischio di povertà. Quasi 23 milioni di bambini sono poveri e, per ogni bambino in più, il rischio di una donna di cadere in povertà aumenta. “Dobbiamo garantire alle donne migliori possibilità di carriera, salari equi e sistemi previdenziali migliori, per esempio regimi pensionistici che tengano conto delle diverse esigenze e sfide che donne e uomini devono affrontare. Ciò contribuirà a proteggere dalla povertà non solo le donne ma tutta la famiglia, donne e bambini inclusi”, ha dichiarato la direttrice dell’EIGE Virginija Langbakk.

È online il n. 23 (16/11/2016) della newsletter dell’EIGE.


Dalle organizzazioni internazionali

Si concluderanno il 10 dicembre i 16 giorni di attivismo contro la violenza sulle donne lanciati da UN Women con il tema “Orange the World: Raise Money to End Violence against Women and Girls”(Coloriamo il mondo d’arancione: raccogliamo fondi per mettere fine alla violenza contro donne e bambine). Moltissimi gli eventi organizzati, in ogni parte del mondo. Nell’ambito degli Orange Days, la Direttrice esecutiva di UN Women Phumzile Mlambo-Ngcuka ha visitato Liberia, Malesia e Papua Nuova Guinea.

Come ogni anno, il 10 dicembre, si celebra la Giornata dei Diritti Umani, per ricordare la data in cui l’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato nel 1948 la Dichiarazione universale dei diritti umani. In uno scenario in cui crescono le minacce estremiste e le violenze, le Nazioni Unite invitano tutte e tutti a difendere i diritti di qualcuno: di un migrante o un rifugiato, una persona con disabilità, una persona Lgbt, una donna, un bambino, o una popolazione indigena, una minoranza, e chiunque sia a rischio di discriminazione.

Le donne che lottano per difendere i diritti umani incontrano sempre maggiori ostacoli in un contesto globale in cui crescono fondamentalismi e populismi: è questo il messaggio emerso dal gruppo di esperti riunito all’ONU il 25 novembre, formato da: Alda Facio, presidente del Gruppo di lavoro sul problema della discriminazione contro le donne nel diritto e nella prassi, Michel Forst, Special Rapporteur sulla situazione dei difensori dei diritti umani, e Dubravka Šimonoviæ, Special Rapporteur sulla violenza contro le donne, le sue cause e conseguenze. “Oggi più che mai dobbiamo unire le nostre forze per conservare lo spazio democratico in cui le donne che difendono i diritti umani rappresentano un contro-potere essenziale e una colossale forza d’azione”, si legge nella dichiarazione.

Nel mondo, le ragazze tra i 15 e i 24 anni sono l’11% della popolazione, ma il 20% dei nuovi casi di infezione da virus dell’AIDS. Nel 2015, 7.500 donne in quella fascia d’età ogni settimana hanno contratto l’HIV. Nella Giornata mondiale contro l’Aids del 1 dicembre, UN Women porta l’attenzione sulla correlazione che esiste tra diffusione del virus e condizioni di povertà, discriminazioni di genere e violenze contro le donne. Per raggiungere l’obiettivo fissato per il 2020, il tasso di infezioni tra le donne dovrebbe scendere del 74% nei prossimi quattro anni. A questo fine devono concorrere una quantità di misure, a partire dal riconoscimento del ruolo che gioca la diseguaglianza di genere in quasi ogni aspetto che costituisce fattore di rischio. La risposta deve partire dall’educazione delle adolescenti e delle giovani donne, per permettere loro di acquisire autonomia e indipendenza economica.


Dal mondo

In Austria, l’indipendente ed ex leader dei verdi Alexander Van der Bellen ha vinto le elezioni presidenziali contro il candidato di estrema destra Norbert Hofer conquistando il 53,3% dei voti. Come mostra un’infografica dello Statistic Portal, la sua vittoria è arrivata sull’onda del voto femminile: le donne di tutte le età hanno votato per Van der Bellen con una percentuale di almeno il 60%, mentre Hofer è stato votato soprattutto dagli uomini tra i 30 e i 59 anni.

Tess Asplund, l’attivista svedese antirazzista che lo scorso maggio ha affrontato da sola, pacificamente, un corteo di trecento neonazisti, è stata nominata nella lista delle 100 donne dell’anno della BBC, che le ha anche dedicato un video. “Se rimani a casa,” dice Tess nel video, “hanno vinto loro”.

In Argentina, il movimento #NiUnaMenos ha pubblicato il primo rapporto nazionale sulla violenza contro le donne, realizzato a proprie spese per sollecitare il governo ad affrontare in modo sistematico ed efficace il dramma dei femminicidi e della violenza. Secondo i dati raccolti, il 67% delle donne argentine ha sperimentato una situazione fisicamente violenta con il partner, il 79% è stato molestato sui mezzi pubblici e il 20% ha subito uno stupro.

In Irlanda, a seguito di una condanna del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, il governo ha risarcito una donna che si era dovuta recare in Inghilterra per abortire. Il pronunciamento del Consiglio è avvenuto su richiesta della stessa donna, Amanda Mellet, che aveva chiesto all’ONU di condannare il divieto vigente in Irlanda di abortire anche nei casi di anomalie fetali gravissime.

In Arabia Saudita, il principe Alwaleed Bin Talal, ricchissimo esponente della famiglia reale, ha chiesto la revoca del divieto di guida per le donne. “È tempo che le donne saudite comincino a guidare le loro auto”, ha scritto il principe sul suo sito, in un post in inglese rilanciato anche su Twitter.

La tennista Serena Williams ha scritto una lettera aperta indirizzata a “tutte le donne incredibili che lottano per l’eccellenza”, che incoraggia le donne a seguire i loro sogni e si confronta con i problemi che devono affrontare le sportive oggi, non ultimo il divario nei premi in denaro delle atlete e degli atleti. “Il discorso sui premi, ogni volta che si ripropone, è frustrante”, ha scritto Williams. “Il lavoro che ho sostenuto e i sacrifici che ho fatto sono esattamente gli stessi degli uomini”. Ma la lettera della tennista è tutt’altro che vittimistica: “Dobbiamo continuare a sognare in grande e, così facendo, rafforzeremo la prossima generazione di donne perché sia altrettanto audace”.

In Cina, dopo decenni di una rigida politica del figlio unico, la discrepanza tra il numero di nascite maschili e femminili è diventata così grande che i ricercatori hanno stimato che nella popolazione del paese “manchino” da 30 a 60 milioni di bambine. Tuttavia, secondo una nuova ricerca condotta da John Kennedy dell’Università del Kansas (USA) e Shi Yaojiang della Shaanxi Normal University (Cina), le ragazze “scomparse” potrebbero non essere morte, ma semplicemente non registrate – probabilmente grazie ai funzionari locali che hanno aiutato gli abitanti dei villaggi a nascondere l’esistenza delle loro figlie.

In Svezia è stato attivato un numero verde contro il mansplaining, ossia l’abitudine che hanno molti uomini sul posto di lavoro di spiegare alle donne – senza che nessuno gliel’abbia chiesto – qualcosa che sanno già (e probabilmente meglio dei colleghi maschi). L’iniziativa è stata presa da Unionen, il principale sindacato svedese che rappresenta 600.000 lavoratrici e lavoratori del settore privato. Se lasciato a se stesso, spiegano esponenti del sindacato, il mansplaining può contribuire al fatto che gli uomini guadagnino più delle donne e facciano carriera più velocemente – “un aspetto che la maggior parte di noi, a prescindere dal sesso, ritiene sbagliato e desidera cambiare”.


Dall’Italia

“Donne a lavoro! Ecco il futuro dell’Italia”: un festival interamente dedicato all’occupazione femminile e ai lavori delle donne, a cui ho avuto il piacere di partecipare. si è tenuto a Roma il 3 dicembre. Nel corso della giornata ideata dalla onlus Donne a lavoro, si sono svolti workshop e sessioni tematiche, per discutere di genitorialità condivisa, smartworking e diversity in azienda, inclusione finanziaria, futuro delle ragazze.

Nella Giornata mondiale contro l’Aids, la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, ha evidenziato il pericolo che si abbassi la guardia sui meccanismi di trasmissione di questa malattia. Ha dunque rilanciato la necessità della prevenzione e annunciato un nuovo Piano nazionale Aids, ricordando che si contano 36,7 milioni di persone con Hiv nel mondo, e che in Italia le nuove infezioni nel 2015 sono state 3444.

Su 81 rettori italiani solo 6 sono donne. Ma è stato un uomo, Vincenzo Barone, il neo direttore della Scuola Normale di Pisa, a dire basta allo squilibrio di genere nelle università: “Nella nostra sede – ha detto inaugurando il nuovo centro di studi intitolato a Carlo Azeglio Ciampi – abbiamo 35 professori e solo 4 donne: una situazione imbarazzante, completamente sbilanciata in favore degli uomini, non si può andare avanti così”. Non quote rosa, ha detto, ma a parità di risultati scegliere la concorrente donna.

La Regione Lazio ha pubblicato un avviso rivolto ad associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato e istituzioni scolastiche per progetti dedicati “alla prevenzione e al contrasto alla violenza di genere”. L’obiettivo del bando è quello di finanziare con 600mila euro progetti volti ad informare e sensibilizzare i destinatari degli interventi rispetto al tema della violenza di genere, con particolare attenzione alla formazione dei più giovani, alla costruzione della rete di contrasto alla violenza, agli interventi sugli uomini.

Almeno centomila persone hanno partecipato il 26 novembre a Roma alla manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne “Non una di meno”. La manifestazione è stata indetta le reti Di.Re, Udi, e Io decido.