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Pubblicato oggi su l’Unità

Come unire equità e competitività? Come fare dell’Italia un paese in cui siano pienamente realizzate le pari opportunità? In cui al centro ci siano la dignità e la libertà della persona e la solidarietà sociale? È intorno a queste domande che si deve sviluppare la sfida congressuale, con l’obiettivo di restituire al Pd la forza di un partito che si dimostri storicamente necessario e pronto a guidare un governo che cambi l’Italia e costruisca l’Europa.

 Ciò che serve è un programma d’azione chiaro, caratterizzato dallo spirito maggioritario con cui il Pd è nato. E questo sia in termini elettorali che di capacità di rappresentare e far partecipare attivamente al cambiamento una maggioranza più larga possibile di italiane e italiani. Dopo una fase di governo responsabile, che in questa legislatura ha visto alternarsi grandi scelte riformatrici ma anche difficoltà di aggregazione e di dialogo largo con il Paese, ora è il momento di rilanciare la sfida con Matteo Renzi, ritrovando l’ambizione comune di potere, insieme come comunità delle democratiche e dei democratici, migliorare la vita delle persone. Perché questa è la sinistra riformista e di governo.

La condizione per poter raggiungere l’obiettivo è pensare al mondo come un mondo di donne e di uomini. Pensare all’Italia come un paese di donne e di uomini. Seppure sia solo un’evidenza se si guarda ai numeri, da un punto di vista politico e culturale questa è una rivoluzione. Se vogliamo crescere – crescere in modo sano, etico, equo, sostenibile – dobbiamo poter contare sul contributo di tutte e tutti. È un cambio di prospettiva che può permettere al Pd di innovare il pensiero e le scelte politiche. E che si sintetizza in due parole: rispetto e benessere.

 Il rispetto è ciò che determina la qualità della nostra azione politica. Rispetto significa diritti, e quindi uguaglianza, da riconoscere con scelte di governo e leggi. Mettere il rispetto al centro di un progetto politico significa mettere al centro la persona, i diritti di ciascuna e ciascuno, la coesione di una comunità in cui tutte e tutti trovano il proprio spazio e possono costruire senza condizionamenti e discriminazioni i propri progetti di vita. Come previsto dall’Art. 3 della Costituzione.

 Ripartiamo allora da qui. Dai diritti di ogni cittadina e cittadino di non vivere in condizioni di povertà. Di ogni bambina e ogni bambino, di ogni ragazza e ogni ragazzo, di studiare senza essere condizionati dal contesto di partenza. Ripartiamo dai diritti delle donne a non subire stereotipi, discriminazioni, violenza. Dai diritti di ogni persona di poter lavorare e da quelli di ogni persona che lavora: il diritto ad un reddito adeguato, a condizioni di lavoro eque e sicure, alla maternità e alla paternità in un quadro di condivisione dei compiti. Ripartiamo dai diritti di ogni persona disabile a muoversi, a formarsi, a lavorare, a vivere senza discriminazioni e barriere. Dai diritti di chi si ama, per poterlo fare liberamente e creare la famiglia che si desidera. Dai diritti delle ragazze e dei ragazzi nati o cresciuti in Italia da genitori stranieri, italiane ed italiani nel sentimento, nella lingua e nel senso di comunità, eppure senza cittadinanza. Dai diritti di chi arriva da noi, per disperazione o per scelta, cui offrire integrazione e opportunità, nel pieno rispetto delle regole sociali e civili.

Il Pd deve essere protagonista di una sfida politica e culturale e deve impegnarsi a promuovere azioni di governo e legislative che garantiscano questi diritti. Si tratta di completare e consolidare le riforme avviate in questi anni, il loro carattere profondamente innovativo e di cambiamento, sapendone verificare l’impatto e condividendo gli aggiustamenti necessari e di avviarne di nuove. Ciò significa ulteriori iniziative da assumere, con azione politica, legislativa, di governo. Favorendo un sentimento e un impegno di condivisione, considerando il dialogo sociale, la rappresentanza larga, l’ascolto continuo e la partecipazione piena dei corpi sociali e delle persone come condizioni decisive del nostro fare politica.

 Il Pd si intesti, allora, con decisione, proposte d’azione che proseguano il cambiamento concreto e quotidiano. Come abbiamo fatto con le Unioni civili. Diciamo allora che la maternità è per noi un valore primario, da garantire sempre. E perché, poi, non rendiamo un tratto distintivo della proposta democratica un congedo di paternità di almeno 15 giorni?

Il rispetto ci porta ad affrontare anche il tema del reddito e del contrasto alla povertà. Che dobbiamo intendere come costruzione di benessere, per tutte e tutti, e in senso non solo materiale. Dobbiamo lavorare per la crescita, certo, ma dobbiamo farlo in modo sano e sostenibile, puntando proprio su qualità ed etica. Solo così potremo unire sviluppo e coesione, capacità di competere ed equità, innovazione e solidarietà.

Questa è una prospettiva che ci pone in relazione con gli scenari di cambiamento globali, anche questi già definiti e da assumere come nostri, del Pd e dell’Italia. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile promossa nel 2015 dall’Onu ci sfida su 17 obiettivi concreti, che uniscono lotta alla povertà e alla fame, salute, tutela dell’ambiente e delle risorse naturali, energie pulite e economia verde, infrastrutture utili alle persone, condizioni di lavoro dignitose, parità tra donne e uomini, istruzione.

Per creare un paese di donne e uomini bisogna mettere al centro il sistema di istruzione e formazione. Grazie ad esso possiamo dare a bambine e bambini, a ragazze e ragazzi la cultura e le competenze su cui costruire i propri progetti e realizzare le proprie speranze. E renderli cittadine e cittadini attivi, informati, consapevoli, rispettosi e uniti in una comunità che produce benessere.

Tutto quello che progettiamo e realizziamo per la scuola e il sistema formativo deve essere fatto mettendo al centro studentesse e studenti, investendo sulla conoscenza e il sapere come chiavi per vincere le sfide del presente e del futuro. Significa concretamente investire – come si sta facendo – sui nostri giovani. Significa riconoscere il valore sociale degli insegnanti. E significa, anche, aumentare i fondi pubblici destinati a scuola, università e ricerca. Dandoci l’obiettivo di raddoppiare gli investimenti nell’arco dei prossimi 5 anni.

La buona scuola resta la cornice dentro cui continuare a lavorare. Dobbiamo completarne l’attuazione, per realizzare pienamente la forza di innovazione della riforma. Ma dobbiamo anche saper introdurre elementi correttivi e di maggiore equilibrio, grazie ad un vero dialogo e alla partecipazione piena di tutte le componenti che fanno della scuola il motore del futuro dell’Italia.

 L’Italia di donne e uomini, lItalia protagonista dello sviluppo sostenibile, lItalia che guarda al mondo globale potendo contare su tutte le sue conoscenze e competenze, questa Italia può giocare un ruolo guida in Europa e nel mondo. Siamo e saremo sempre europeisti, e per questo lEuropa vogliamo cambiarla, e per farlo dobbiamo cambiare lItalia. Questo credo sia il compito del Pd, un partito forte, aperto, leale, plurale e unito.

 Sostengo Renzi proprio per questo e con questo spirito: perché ha dimostrato di saper produrre cambiamento. Un cambiamento che ho sostenuto lealmente e con convinzione nelle mie responsabilità di senatrice. Un cambiamento che ha mostrato qualche debolezza e qualche rigidità eccessiva. Un cambiamento che dopo il 4 dicembre oggi continuiamo grazie a Paolo Gentiloni, ma che domani sono convinta possiamo ambire a proseguire ancora con Matteo. Occorre, per riuscire a farlo, dimostrarci capaci di cogliere i segnali e correggere le scelte che non hanno prodotto risultato

La prospettiva presentata – quella di un paese per donne e uomini e di una politica che punta su rispetto e benessere – offre spazi e modalità per migliorare la nostra proposta, per praticare insieme vie ancora nuove, per ripartire più forti.

Valeria Fedeli

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