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Oggi alla biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” ho partecipato alla presentazione del libro “La violenza sulle donne e sui minori. Una guida per chi lavora sul campo” a cura di di Patrizia Romito, Natalina Folla e Mauro Melato.  Voglio condividere con voi il mio intervento.

Buongiorno a tutte e a tutti,

è un piacere e un onore per me essere qui, insieme ad altre rappresentanti del Governo, del nostro Parlamento, del mondo dell’Università e della ricerca, e a tante e tanti esperti che operano nel nostro paese, per affrontare un tema che ho particolarmente a cuore, come quello della prevenzione e del contrasto della violenza su donne e minori, con particolare attenzione al ruolo del sistema educativo.

Non ci sono forse parole più appropriate per avviare questo incontro di quelle utilizzate da Patrizia Romito, Natalina Folla e Mauro Melato in apertura del volume, che oggi presentiamo, La violenza sulle donne e sui minori. Una guida per chi lavora sul campo.

“La violenza c’è e occorre vederla”, scrivono le curatrici e il curatore del libro. Sembra un’affermazione scontata, ma non lo è. Non lo è, non solo perché è il frutto di una consapevolezza che è cresciuta nel tempo, nel corso di decenni di impegno delle donne per portare la violenza sulle donne e i minori a divenire oggetto di attenzione e impegno pubblico. Non lo è anche perché ancora troppo spesso la violenza non viene “vista”, e così resta invisibile, sommersa, inascoltata, lasciando le vittime prive del necessario sostegno per vincerla e superarne gli effetti negativi e traumatici.

Voglio dire alcune cose su questo libro, di cui apprezzo diversi aspetti. Innanzitutto, ne apprezzo il carattere di guida dettagliata, completa, puntuale, capace davvero di offrire a chi opera in diversi servizi e a diversi livelli di responsabilità uno strumento non solo per conoscere ma anche per agire, per rispondere alle situazioni di abuso infantile o violenza su donne adulte che possono presentarsi alla sua attenzione.

La violenza sessuale e basata sul genere, lo sappiamo, è un fenomeno strutturale delle nostre società. Come recita la Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa, quella che giustamente il libro definisce una “pietra miliare” per il contrasto e la prevenzione della violenza, ci troviamo di fronte a una “manifestazione dei rapporti diseguali tra i sessi che hanno portato alla dominazione sulle donne e alla discriminazione nei loro confronti da parte degli uomini e impedito la loro piena emancipazione”. Una radice così profonda lascia intravvedere un problema non episodico, non emergenziale, ma una sfida secolare, che richiede un impegno continuativo da parte di tutte e tutti.

In questo senso, una guida multidisciplinare, che metta a disposizione di “chi lavora sul campo” una pluralità di saperi – giuridici, medici, psicologici, sociali, educativi – coinvolgendo esperte ed esperti che provengono da diversi campi di ricerca e ambiti operativi, credo sia da accogliere con il massimo favore, e davvero con gratitudine.

Tra gli altri aspetti che apprezzo particolarmente c’è l’attenzione in questo volume alle molteplici manifestazione della violenza lungo l’arco della vita – dall’infanzia, all’adolescenza, all’età adulta, alla vecchiaia – e alle diverse condizioni in cui possono trovarsi donne e minori vittime di violenza, come l’appartenenza a gruppi svantaggiati e minoranze, il background migratorio, la disabilità. Sappiamo che la violenza non è un fenomeno legato a determinate classi di reddito, gruppi sociali, etnie, religioni, livelli di istruzione o posizioni professionali, perché si manifesta in modo trasversale a tutte queste dimensioni. Ma sappiamo che le condizioni specifiche in cui possono trovarsi le vittime richiedono talvolta risposte specifiche, dalla mediazione linguistico-culturale al sostegno sociale.

Su questo sfondo si colloca anche il lavoro della scuola e dell’università, rispetto a cui avverto una particolare responsabilità in quanto titolare del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca. Il sistema educativo entra in gioco a diversi livelli e con diverse modalità.

Giustamente, il volume curato da Romito, Folla e Melato richiama più volte l’attenzione sulla responsabilità delle e degli insegnanti, che sono figure di prossimità di grande importanza nel favorire l’emersione di situazioni di violenza, sia tra bambine e bambini, sia tra ragazze e ragazzi adolescenti. Concordo con le autrici e gli autori nel definire la scuola come un “osservatorio privilegiato” per riconoscere segnali di disagio e sofferenze e per avviare, grazie a una formazione adeguata del corpo docente, segnalazioni e percorsi di aiuto.

Non si tratta solo di far emergere le situazioni di violenza, diretta o assistita, che i minori subiscono in famiglia, ma anche di affrontare le dinamiche violente nelle giovani coppie. Pensiamo che, da una ricerca svolta in Italia e riportati nel libro, risulta che il 16% delle ragazze nelle scuole secondarie di secondo grado ha subito violenze psicologiche e comportamenti di controllo; il 14% ha vissuto molestie o violenze sessuali nella coppia; il 13% ha subito violenza fisica. Anche i ragazzi possono essere vittime di violenza, anche se in percentuali minori.

Esiste poi il problema del bullismo omofobico, alimentato dai pregiudizi verso le persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali. Le forme di umiliazione vanno dagli insulti alla violenza fisica, e le vittime spesso incontrano difficoltà a chiedere aiuto, a causa di un senso di vergogna. Anche qui, il ruolo delle e dei docenti si rivela essenziale: atteggiamenti di chiara e ferma condanna di queste forme di violenza, insieme alla disponibilità ad ascoltare e a prestare aiuto possono essere decisivi per aiutare le vittime adolescenti a uscire dal silenzio e dall’isolamento.

Ma il compito del sistema educativo non si ferma qui, non può limitarsi a favorire l’emersione delle situazioni di violenza già in atto. La Convenzione di Istanbul, che il nostro paese è stato tra i primi a firmare, e che il Parlamento ha ratificato all’unanimità con la legge n. 77 del 2013, è estremamente chiara in proposito. Non si tratta solo di proteggere le vittime e punire i colpevoli della violenza contro le donne e la violenza domestica; si tratta anche di prevenire questi fenomeni.

Voglio citare l’articolo 14, che recita: “Le Parti intraprendono, se del caso, le azioni necessarie per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all’integrità personale, appropriati al livello cognitivo degli allievi”.

Il Ministero di cui ho la responsabilità sta lavorando per promuovere in scuole di ogni ordine e grado un’educazione al rispetto che dia attuazione al contenuto dell’articolo 3 della nostra Costituzione, dove leggiamo: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Con la legge 107 del 2015 (detta “Buona scuola”), in particolare al comma 16 dell’articolo 1, ci siamo impegnati affinché le scuole, nel rispetto della loro autonomia didattica, promuovano l’educazione alla parità tra i sessi, alla prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni.

Inoltre, il MIUR ha lanciato per il 2016/2017 un “Piano nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo”, con l’intento di promuovere attività di prevenzione di ogni forma

di violenza, mettendo a disposizione delle scuole specifiche risorse finanziarie e professionali, e favorendo collaborazioni con istituzioni pubbliche, associazioni ed enti del terzo settore, oltre ad aziende dell’ITC e i gestori dei principali social network. In questo contesto, sono state lanciate azioni comuni e collaborazioni con organizzazioni quali l’Unicef e Telefono Azzurro, che hanno rafforzato la capacità d’azione del MIUR sul versante del contrasto di tutte le forme di esclusione e discriminazione all’interno delle scuole, nonché di risposta alle domande d’aiuto di minori di entrambi i sessi.

Grande importanza, per tutto ciò che ho è detto fin qui, riveste la formazione delle e dei docenti. Il Piano nazionale per la formazione dei docenti 2016-2019 ha tra le sue priorità la prevenzione del disagio (4.6), che si concretizza anche nello sviluppo di una cultura delle pari opportunità e del rispetto dell’altro, e l’educazione alla cittadinanza (4.7), che include la parità di genere.

Infine, ritengo essenziale che siano promossi e sostenuti a livello universitario percorsi di ricerca e insegnamento sulla violenza contro le donne e i minori. Dai nostri atenei provengono oggi produzioni di saperi sempre più raffinati sul tema, ed è indispensabile che queste competenze siano trasmesse, in ogni settore scientifico-disciplinare, a coloro che oggi si formano per svolgere professioni essenziali alla prevenzione e al contrasto della violenza: dall’insegnamento, alle professioni mediche e infermieristiche, a quelle legali, e di servizio sociale.

Si tratta, certo, di investire: investire soldi pubblici, ed energie individuali e collettive. Ma come mostra la ricerca di WeWorld sui costi della violenza, riportata anche in chiusura del libro di Romito, Folla e Melato, la violenza sulle donne grava enormemente, per quasi 17 miliardi, sulle risorse del nostro paese. Progettare e realizzare politiche integrate per prevenirla e contrastarla deve dunque, anche sotto questo rispetto, essere considerata una seria priorità politica.

Senza dimenticare mai che si tratta innanzitutto di una grande questione di giustizia, di cui abbiamo il dovere di assumerci collettivamente la responsabilità.