Questa mattina nella sala Zuccari del Senato ho partecipato al convegno “Lina Merlin, ‘la senatrice’: 130 anni e non li dimostra! ‘Pensiero operante’: l’eredità politica di una delle più significative figure del ‘900”.

Condivido con voi il mio intervento:

Sono lieta e onorata di essere qui oggi, e prendere la parola per ricordare una donna straordinaria, una delle figure più importanti della storia dell’Italia repubblicana, una madre costituente e un esempio di passione civile e di impegno per il nostro Paese.
Voglio cominciare col ricordarla per un episodio che non è riferito alla legge che più di ogni altra si lega al suo nome, la legge n. 75 del 1958 che abolì le case chiuse. Un episodio che non è nemmeno direttamente collegato al suo lavoro nella Costituente, su cui tra poco tornerò. È un episodio minore, lo racconta un’altra grande donna che purtroppo ci ha lasciato alcuni anni fa, Mariella Gramaglia, nell’introduzione al bel libro per ragazzi “Nina e i diritti delle donne”, di Cecilia D’Elia.
Quando nel 1951 ci fu l’alluvione del Polesine, Lina Merlin, che non aveva particolari beni, abituata com’era a devolvere tutto il suo denaro al partito e alle organizzazioni sociali, vendette la sua medaglietta d’oro da parlamentare per comprare coperte e materassi alle migliaia di sfollati colpiti dal disastro. Questa storia, che non a caso viene narrata da Mariella Gramaglia in una lettera rivolta a ragazze e ragazzi, perché sia modello e ispirazione per le generazioni a venire, è significativa della statura del personaggio di cui parliamo oggi.
Una donna che ha fatto della politica la sua vita, e che si è battuta con convinzione per i diritti degli ultimi, e delle ultime. Anche le prostitute rinchiuse nelle case di tolleranza, private di libertà fondamentali, sottoposte a condizioni di lavoro insopportabili e a esami medici umilianti e invasivi, furono per Lina Merlin delle sorelle, che meritavano di essere trattate da uguali.
Per l’eguaglianza del resto la senatrice Merlin si era battuta, quando insieme ad altre 20 donne fu eletta alla Costituente, e diventò una delle 5 donne che parteciparono alla commissione dei 75 per scrivere il testo della nostra Carta fondamentale.
Non dobbiamo mai dimenticare che queste donne portavano le istanze dei loro territori e dei loro partiti, ma furono anche capaci di mettersi in relazione fra di loro, pur appartenendo a culture e a storie differenti. E il loro impegno ha portato alla scrittura di alcuni degli articoli più moderni, di principio, programmatici della Carta costituzionale.
Lina Merlin, in particolare, si dovette battere affinché, nell’articolo 3, non si cancellasse la differenza tra donne e uomini sotto la dicitura indistinta di “cittadini”. Sapeva bene, la nostra madre costituente, che fin dalle prime celebri dichiarazioni dei diritti e lungo tutta la modernità, dietro formule come “uomo” e “cittadino” si è spesso celata una visione della cittadinanza da cui le donne restavano escluse.
Pensiamo che al tempo della Rivoluzione francese Olympe de Gouges scrisse la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, per affermare l’uguaglianza politica e sociale tra uomo e donna, che non era contemplata nella famosa Dichiarazione del 1789. Come è noto, questo coraggio costò a Olympe la morte sulla ghigliottina.
Per tornare alla Costituente, era dunque evidente a una donna come Lina Merlin, che aveva a cuore l’eguaglianza tra i sessi, che questo principio doveva essere espressamente riconosciuto nella Carta, non dato per scontato o sottinteso. E così il comma 1 dell’articolo 3 recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”
Personalmente credo che questo articolo sia il più importante della Carta costituzionale: un manifesto programmatico, una sintesi delle tre culture fondamentali uscite dalla Resistenza che hanno costituito la mediazione politica che ha attraversato tutta la Costituzione. Il primo comma dell’articolo 3 è figlio della cultura liberal-socialista: nessuno deve essere discriminato di fronte alla legge.
E il fatto che il sesso sia indicato al primo posto è il riconoscimento che questa  discriminazione attraversa o può attraversare anche tutte le altre. È un’idea di straordinaria modernità, che dobbiamo appunto all’impegno della senatrice Merlin, alla cultura che lei ha impersonato, legata ad una tradizione umanista, socialista, liberale
Anche il secondo comma dell’articolo 3 è figlio di una mediazione tra culture social-comuniste e cattolico-sociali, laddove si dice che c’è una responsabilità dello Stato per rimuovere tutti gli ostacoli che “limitando ‘di fatto’ – parole inserite grazie a Teresa Mattei, la donna più giovane alla Costituente – la libertà e l’eguaglianza dei cittadini impediscono il pieno di sviluppo della persona umana”.
Questo articolo è un manifesto programmatico, una piattaforma per qualsiasi proposta politica riformista che voglia rinnovare e far avanzare il Paese: quel “di fatto” significa non accontentarsi del primo comma che dichiara l’uguaglianza, i principi generali, e prendersi come Stato, come comunità, la responsabilità di rimuovere quegli ostacoli concreti.
Rimuovere gli ostacoli alla piena eguaglianza ha significato, per Lina Merlin, anche abolire norme illiberali come quelle che regolavano i bordelli di Stato, e promuovere l’emancipazione di migliaia di donne che lavoravano al loro interno.
Ma più in generale dall’articolo 3 nasce l’impegno che tutte e tutti noi siamo chiamati a portare avanti ancora oggi. Penso soprattutto al compito che spetta al Ministero di cui ho la responsabilità, e cioè al compito di promuovere una cultura del rispetto fondata sulla pari dignità affermata dall’articolo 3, e che veda al primo punto proprio l’eguaglianza tra i sessi.
Con la legge 107 del 2015 abbiamo creato le condizioni affinché le scuole di ogni ordine e grado, nel rispetto della loro autonomia didattica, portino avanti un’educazione alla parità tra i sessi, alla prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni.
Di questa educazione deve far parte anche la conoscenza del contributo delle donne alla storia e ai saperi. Si tratta di contrastare la pericolosa tendenza alla cancellazione delle donne, che rischia di privare le bambine e bambini, le donne e gli uomini di domani, dell’esempio, del modello, di donne straordinarie. Nelle scienze, nelle lettere, in politica, nei movimenti sociali.
Per questo ritengo essenziale rilanciare un lavoro di monitoraggio sui libri di testo, in accordo con quanto già sperimentato dal progetto Po.Li.Te., perché siano valorizzate le tematiche inerenti le differenze di genere, il contributo delle donne in tutte le discipline, e il superamento degli stereotipi sessisti.
La conoscenza del ruolo svolto dalle nostre madri costituenti è senz’altro un tassello importante in questo sforzo di promozione della storia e dei saperi delle donne.
Nel 2018 ricorre il 70° anniversario della Costituzione, ed è intenzione del MIUR lavorare a un programma di iniziative nelle scuole, con lo scopo di rinnovare e rafforzare il legame delle nuove generazioni con i principi e i valori la Carta fondamentale.
Ho già avuto occasione di dire che vorrei che tutte le studentesse e gli studenti potessero ricevere nel nuovo anno una copia della Costituzione. Ma penso sia altrettanto importante che arrivi fin a loro il racconto della storia delle donne e degli uomini che la Carta l’hanno scritta.
Tra queste storie è da iscrivere la battaglia di Lina Merlin per un’uguaglianza “senza distinzioni di sesso”, insieme al suo impegno infaticabile per l’abolizione delle case chiuse, e ai piccoli grandi gesti, come quello della medaglietta d’oro. Sono tasselli della nostra comune storia nazionale, che devono essere salvati dall’oblio, e offerti come un regalo prezioso alle generazioni future, nell’Italia più libera e uguale che vogliamo costruire.
Grazie.