“Il Piano Scuola Digitale incontra il Paese”: è il titolo dell’evento che abbiamo organizzato, e che si è tenuto oggi, per per fare il punto sui primi diciotto mesi del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) e per rilanciare le politiche per l’innovazione del sistema educativo.

Per troppo tempo la scuola è stata considerata un luogo lontano dall’innovazione; un mondo a parte, separata dal Paese da tecnicismi, problemi e dibattiti che non hanno fatto giustizia al ruolo abilitante che l’educazione deve avere.

Tra i pregi della Buona Scuola vi è indubbiamente l’inversione di questa narrativa. La lotta alla dispersione scolastica nelle periferie con le scuole aperte al pomeriggio, l’alternanza scuola-lavoro e il Piano Nazionale Scuola Digitale, sono tre delle principali strategie di apertura del sistema educativo introdotte dalla riforma.

L’innovazione è una sfida per ogni individuo e organizzazione. Lo è per interi settori, e per le economie di interi Paesi. È normale, quindi, che lo sia anche per il sistema educativo.

Ed è qui che la visione complessiva, la cura dei dettagli e l’ampiezza degli investimenti del Piano Scuola Digitale rappresentano un capitale straordinario, di cui fare tesoro e su cui costruire qualcosa che va molto oltre all’innovazione del sistema scolastico: stiamo spingendo la domanda di innovazione del nostro Paese, e la capacità di innovare del nostro Paese.

I dati che abbiamo presentato oggi, anche se si tratta di un campione parziale, parlano chiaro.

I passi avanti fatti in poco più di un anno e mezzo sono stati straordinari, e il cambio di passo visibile, prima di tutto alle scuole.

Solo due anni fa, i numeri evidenziavano una storia molto diversa. Una scuola che vedeva solo le briciole degli investimenti in innovazione, e un rapporto OCSE che raccontava un’Italia indietro di 15 anni in fatto di digitalizzazione. Una grossa fetta di questo divario è ora stata colmata, con coraggio e determinazione. Ma il lavoro non è finito.

Per questo oggi abbiamo annunciato nuove azioni (qui le trovate tutte) che serviranno a lavorare su quattro principali direttrici:

  • Colmare i divari rimasti, in maniera mirata, investendo dove è più necessario.
  • Consolidare gli investimenti più importanti, come quello sulla formazione delle e dei docenti.
  • Investire sulla comunità del Piano Scuola Digitale e sugli innovatori che trainano tutta la comunità scolastica.
  • Creare un ecosistema di innovazione attorno alla scuola, per avvicinare definitivamente scuola e mondo dell’innovazione.

L’educazione non è un settore: è la condizione abilitante di un Paese. Una premessa indispensabile per tutte le altre politiche. È l’unica vera risposta strutturale alla disoccupazione, per allineare domanda e offerta di competenze.

Se non innoviamo la scuola, le politiche industriali non hanno gambe e persone. Senza una scuola moderna, la crescita culturale del nostro paese rimane congelata.

Con gli investimenti del Piano Scuola Digitale impattiamo non solo sul capitale umano. Una scuola più innovativa permette alle imprese italiane che lavorano con la scuola di crescere, e di diventare autorevoli nei mercati internazionali.

Una scuola più innovativa attira più investimenti verso l’Italia, e lo abbiamo visto dal comportamento delle grandi aziende ICT del mondo, che hanno ricominciato ad investire sull’Italia in questi due anni.

Una scuola più innovativa cambia il comportamento delle famiglie, coinvolge la popolazione anziana, racconta una storia diversa di un territorio.

Una scuola più innovativa influenza la domanda di innovazione, la spesa, gli investimenti.

Ciò che il Paese chiede alla scuola in termini di competenze, attitudini e offerta formativa per sostenere le esigenze di innovazione digitale è ben chiaro a tutte e tutti.

Oggi vogliamo, per una volta, invertire la narrativa. Cambiare il punto di vista. Pensiamo a quello che la scuola può chiedere al Paese.

Il 19, 20 e 21 ottobre per il secondo compleanno del Piano Scuola Digitale ci sarà un nuovo appuntamento, per rilanciare ancora: sarà una grande festa dell’innovazione nella scuola.

Lo scopo di tutto questo è chiaro. Vogliamo preparare studentesse e studenti che non abbiano paura del futuro. Ragazze e ragazzi competenti, che guardino alla tecnologia con spirito critico, proattività e creatività, che governino i cambiamenti di domani.

[Qui trovate il mio intervento, qui le slide e qui il comunicato completo sul sito del Miur]